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martedì 22 giugno 2010

La cattiva Alta e la perfida Bassa

Driiin.
Nella vita ho poche certezze. Una di queste è che quando la Alta chiama prima delle 10 di mattina, c'è sempre uno scazzo in agguato, più o meno serio.
"Cosa è successo, stavolta?"
Voce affranta. Affrantissima. "Un disastro, un disastro. Lei mi odia"
"Chi lei?"
"La Bassa"
"Va beh, ci dovrai fare l'abitudine. Siete madre e figlia".
"No, tu non capisci, sono tristissima..."
"Ma su dai, non ha ancora due anni... cosa può avere fatto?"
"E' che lei voleva giocare alle costruzioni, io dovevo andare al lavoro e portarla da mia mamma ed ero in ritardo. E le ho detto "Portati dietro le costruzioni" ma lei niente. Allora l'ho lasciata giocare un po', ma alla fine l'ho sollevata di peso e l'ho portata via".
"Giusto, hai fatto valere la matria potestà"
"Già, ma lei piangeva e piangeva, per le scale, in macchina. Poi, mentre guidavo, ha smesso e mi ha detto "Sono arrabbiata". Proprio così"
"Bene. Esterna le proprie emozioni, è positivo"
"Sì, ma poi mi ha detto "Cattiva". E io devo aver fatto un faccia... e lei ha iniziato a fare un sorrisetto furbo e l'ha ripetuto "cattivacattivacattivacattiva". Ma io cattiva?!?! Perchè!?!"
"Ma ha capito che aveva colpito un punto debole e ha infierito. Ha aperto un varco e si è infilata... non farti abbindolare, quella è furba. "
"Ma io non me lo meritavo, capisci? io non me lo meritavo! l'ho portato in grembo 9 mesi, l'ho partorita, l'ho accudita e poi le costruzioni volevo portarle dietro!"
"Ma guarda che quella ha già capito tutto: lei ti dice che sei cattiva così tu ti intristisci e le fai fare quello che ha voglia"
"Ma io stasera glielo dico, che sono triste"
"No! Così lei fa la brava e non ti dice più cattiverie per compassione. E' tale e quale al suo ricatto"
"E quindi, cosa devo fare?"
"Mantieni questa linea: se ti fai mettere i piedi in testa è l'anarchia"
"Ma io non riesco, questo è il fallimento della mia linea pedagogica, sono una mamma cattiva"
"Non è che la stai mettendo giù un tantino dura?"
"No, tu non puoi capire. Sei cattivo".

lunedì 31 maggio 2010

3) I lunedì del prof. Plautmsch

L'angolo del Prof. Plautmasch*
Dopo averci parlato dello scottante tema "genitori al supermercato" e averci svelato scorci di futuro approfondendo l'argomento "nanotecnologie", torna anche questa settimana l'ormai tradizionale appuntamento con il prof. Plautmasch. Che ci regala una vera perla in tema di pedagogia.

Frequentando codesto BLOG ho ripreso un mio vecchio progetto ampiamente illustrato nel mio saggio “Magia e Pedagogia” il quale, come poi ho scoperto, ha influenzato la scrittrice J. K. Rowling nella creazione del ciclo di Harry Potter.

Nel corso degli anni e solo dopo approfondite ricerche ho sviluppato diversi metodi per la pedagogia infantile. Perché parlo al plurale? Perché sono convinto che ogni famiglia, o tipologia di famiglia, debba avere il proprio. Ammetto che alcune indicazioni fornite stridono con la “Dichiarazione universale dei diritti umani” e ammetto anche che l’UNICEF ha denunciato più volte il sottoscritto alla “Corte internazionale di giustizia”.

Dico subito che i miei metodi sono completamente a favore dei genitori. Sono loro che pagano le tasse e che a mio avviso meritano un’attenzione maggiore.

Non perdo altro tempo (la mia natura di accademico a volte tende a farmi diventare particolarmente prolisso) e vado al sodo esponendone qualcuno.

Metodo “Molotov-Ribbentrop”.

Si ispira ampiamente al metodo Montessori, ritenendolo un fallimento totale. Al bambino occorre indirizzare parole semplici, secche, precise. “RAUS”, “SCHNEL”, “GEWASCHEN”. Da parte del bimbo non ci deve essere nessun tentennamento. Deve solo scattare al perentorio ordine. Questo metodo ha inoltre il vantaggio di contribuire allo sviluppo psicomotorio del bimbo.

Metodo “Grissom”.

Ogni luogo dove ha agito la prole è da considerare come una potenziale scena del crimine. Voi genitori dovete girare per casa con una misteriosa valigetta contenente tra le altre cose una lente di ingrandimento e il kit completo per il rilevamento delle impronte digitali. Non importa come, dove e quando: prima o poi scoprirete la marachella. Il piccolo delinquente deve sapere che non la farà mai franca. Sono ammessi interrogatori con la lampada puntata in faccia.

Metodo “Massimo Decimo Meridio”.

E’ sera e arrivate a casa. La trovate devastata. Il bimbo o bimba ha letteralmente demolito ogni suo angolo. Non solo, vi dicono anche che egli (o ella) ha fatto inferocire maestri, nonni e anche vicini di casa. L’approccio iniziale di questo metodo è la calma assoluta. Agire di impulso è un grosso errore strategico. Chiamate nonni, zii, parenti tutti e radunateli in fila davanti al piccolo barbaro che vi sta guardando con aria di sfida. Dopo aver passato in rassegna le vostre legioni, pronunciate la fatidica frase “Forza e onore! Al mio segnale scatenate l’inferno!”

Metodo “Silvio”.

Ai figli promettete di tutto: da un milione di nuovi giocattoli al MAXI condono di tutti i capricci. Per i più scalmanati anche un indulto di 3 o 4 anni. Una volta eletti, ottenuta quindi la loro fiducia, rimangiatevi allegramente tutto. Tra qualche “mi consenta” e qualche “chiribbio”. Se dovesse scappare qualche protesta, lamentatevi dei maestri comunisti (del nido o d’asilo o della scuola fa lo stesso) che non vi permettono di lavorare.

(Nota bene. Per i padri che intendono adottare questo metodo astenersi da una goliardica vita mondana!)
*Il prof. Wildebrando Apollonius Plautmasch, esperto in "Scienza del comportamento umano", di professione tuttologo nonchè autore di molti trattati e molti libri, è titolare della rubrica settimanale "I lunedì di Plautmasch" pubblicata ogni lunedì su questo blog.

mercoledì 3 marzo 2010

w il bilinguismo!

DUE SETTIMANE FA:
"Sai che quasi tutti i bambini che quella Bassa incontra in ludoteca e al parchetto sono bilingue o addirittura trilingue"
"Ah, cavolo"

Questo discorso pseudo-sociologico sui cambiamenti delle abitudini dei bambini di oggi dovuti alla multiculturalità si preannuncia molto interessante.

"Già. Lei è quasi in minoranza a parlare una lingua sola"
"Ah"
"è un vero peccato che io e te non siamo stranieri o che non abitiamo all'estero"
"..."

Mi starà suggerendo che vuole cambiare Paese o che vuole cambiare marito?

"Però abbiamo una speranza. Ho letto su un sito che si chiama bilinguepergioco che potrei provare lo stesso a parlare in inglese con la Bassa"

Dunque per ora non si espatria e non si divorzia.

"Te lo dicevo anch'io da tempo. Ma tu dicevi che la tua pronuncia fa schifo"
"Sì, ma lì si dice che non c'è problema se poi le facciamo vedere dei dvd originali o prendiamo una baby sitter inglese"
"E posso sceglierla io la baby sitter inglese?"
"Certo, perchè no?".

Adoro il bilinguismo.

IERI

"Sai quel libro che sto leggendo?"
"Quale, quel mattone così alto che una volta che la Bassa l'ha fatto cadere ha bucato il pavimento ed è finito al piano di sotto?"
"Sì, Anna Karenina. Ecco, sai che già a fine ottocento nelle famiglie ricche russe facevano crescere i bambini bilingue o trilingue?"
"Certo che oggi non si inventa niente, eh".
"Eh sì, avevano già allora le tate straniere. Anzi, il romanzo si apre con il fratello di Anna Karenina che tradisce la moglie con la governante francese"
"Ah"
"Quindi ho deciso che per la Bassa il monolinguismo va benissimo"

Non finirò mai di stupirmi del modo in cui le donne siano volubili e facilmente condizionabili da fattori esterni, anche su questioni di una certa importanza.

venerdì 27 novembre 2009

Pippi calzediverse

"Come mai la bambina ha una calza nera e una bianca?"
"Sono in tinta con i vestiti: tuta nera e dolcevita bianco"
"Ma sembra Pippi Calzelunghe!"
"Uff... anche tu come mia mamma. Non capite che in realtà fa parte di un preciso progetto educativo: quello di aprire gli orizzonti alla bimba, di non omologarla a quello che la gente pensa sia giusto. Si tratta di aprire nuove strade, di farle capire che non esiste un giusto e uno sbagliato, ma lei deve avere modo di esprimere la propria personalità, anche in modo creativo e fuori dagli schemi" (traduzione: la situazione è la seguente. Già avevo problemi nell'appaiare le tue calze che sono tutte nere ma di modelli leggermente differenti. Almeno il colore era lo stesso e cercavo di ingannarti. Adesso per motivi indipendenti alla mia volontà anche con la Bassa non riesco mai a fare la coppia, anche se ho investito un ingente capitale acquistando chili di calze invernale, tutte di colore diverso. Quindi, già se trovo due calze da metterle devo ritenermi fortunata, poi chiedermi che siano addirittura uguale è davvero troppo).
"Mmmh... effettivamente vista da questo punto di vista ha un suo perchè"

martedì 3 novembre 2009

Formichina, ciao ciao

Addio formichina che mangiava il pancino. Addio scarpine. Addio pure al cappellino, alla manina, al piedino e di conseguenza a tutti i Nino e Nina che la Bassa ha conosciuto fino a oggi, visto che ripete solo la finale delle parole. La causa siamo noi, genitori senza arte nè parte, che fino a oggi ci siamo abbandonati spudoratamente e senza ritegno alcuno alla scriteriata pratica di mettere il diminutivo a tutti i nomi.
Da oggi, si cambia: ed ecco le scarpe, il cappello, la mano e il piede.
La zia C., insegnante di asilo nido, è stata perentoria: le nuove frontiere della puericultura sono queste. Anche quella Alta ha confessato che i milioni di libri che ha letto sull'argomento dicevano lo stesso, ma tra il leggere e il fare...
Armati di buona volontà nel parlare a nostra figlia come a una persona grande e non come a una bambina piccolina (anzi, piccola!), ci siamo subito imbattuti in un ostacolo apparentemente insormontabile: la formichina che mangia il pancino, l'unico metodo conosciuto al mondo per farla star buona durante il cambio di pannolino. La formichina, peraltro, è entrata a fare parte del mondo della Bassa proprio per merito della zia C., che ora se ne lava le mani e si professa nemica dei diminutivi... un conflitto d'interessi bello e buono, insomma. Interrogata sulla questione, la zia C. ne è uscita con classe: "Si possono usare in caso di filastrocche o canzone già esistente". Va beh, dai la formichina la salviamo lo stesso anche se non è una vera e propria canzone: è questione di autoconservazione!