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mercoledì 16 giugno 2010

Il terzo figlio

"Succede quando prende il sole, quando suda, quando mangia qualcosa di diverso. Insomma succede molto spesso".

"Eh beh, è chiaro, abbiamo a che fare con una bambina dermatitica, soggetta a questi sfoghi sull'epidermide. Lei o suo maritoavete mai avuto problemi di dermatite da piccoli?"

"Io no, non credo. E mio marito... beh, lui è il terzo figlio".

"Ah... capisco. Quindi nessuno ricorda niente della sua infanzia?"

"Esattamente".


La pediatra lo sa. Essere il terzo figlio vuol dire non sapere a che età hai iniziato a parlare, gattonare, camminare. Vuol dire avere solo due foto della tua infanzia. Vuol dire essere sempre confusi nei ricordi con qualche altro fratello. "Era così bravo... me lo sono trovato grande senza accorgermene" dice mia mamma.
Ma questo non vuol dire che abbia avuto un'infanzia da libro Cuore, tutt'altro. Mia mamma dice che con me aveva messo da parte tutte le paure che aveva con gli altri due e devo dire che non ho assolutamente la sensazione che mi sia mancato qualcosa. Anzi.

martedì 18 maggio 2010

Il gene mammesco salvavita

Ci sono cose che un papà non potra mai capire.
Ad esempio come si possa stare due giorni chiusi in casa con una bambina febbricitante attaccata al collo modello marsupio, sopportando con pazienza francescana capricci continui, accompagnati da un costante lamento altre sì definito, con termine tecnico, "frignare". "Voglio questo, no ora che ce l'ho voglio quest'altro, voglio vedere la tivvù, no la tivvù dev'essere spenta". Il tutto senza essere colti da raptus e lanciare la suddetta bambina fuori dalla finestra.

Dopo un week end di osservazione dell'interazione tra cucciolo malato e mamma, sono giunto alla conclusione che le mamme devono essere dotate di un gene speciale che si attiva nelle situazioni estreme per garantire la sopravvivenza della specie umana. La cronaca nera ogni tanto parla di qualche episodio in cui, evidentemente, il gene è difettoso.
Nei padri il fenomeno è MOLTO MOLTO meno diffuso.

Per fortuna che esistono degli hobbies per distrarsi nei fine settimana di reclusione. Io mi sono dedicato al mio orto pensile dando libero sfogo al mio animo da contadino urbano, realizzando una versione low tech da balcone fatta in casa (visto che quella High tech prospettata dallo Zio cinquantenne felice non arriva... e ancora un po' che aspetto finisce la bella stagione).
La versione low tech consiste in piante di pomodori e una di zucchine seminate direttamente nel sacco e inaffiate grazie a un ingegnoso sistema di irrigazione composto da canna e imbuto che, pare, fosse già in uso presso gli antichi Sumeri. Inoltre ho seminato spicchi di aglio alla base delle palle del mio balcone con le palle per evitare il formarsi di bozzi prodotti da uno strano ragnetto sulle palle. Anche in questo il parere dello Zio Cinquantenne Felice, agrario laureato, si fa attendere... dunque mi sono affidato alla saggezza popolare, seguendo così il consiglio della mia mamma che ha il pollice verdissimo e un bagaglio di esperienza spiccia da vendere. E poi è sempre una mamma, dunque anche lei dotata del gene salvavita. Nel suo caso, anche per le piante.

mercoledì 28 aprile 2010

Pollice verde

Questo è un post verità sullo stato del verde a casa mia.

Iniziamo dalle mie piante, a cui mi dedico con cura e devozione, e di cui vado molto orgoglioso. Diciamo che nella mia personale scala degli affetti vengono subito dopo la Bassa, la mamma e il parquet, giusto una posizione prima della Alta.
Ecco a voi in tutto il loro splendore i miei fiori: margherite e girasoli.



A seguire il mio fico ficus, in assoluto il più invidiato da tutti, suocera in primis, perchè non perde mai le foglie (le piante di mia suocera sono degli arbusti con l'etichetta che testimonia cosa dovrebbero essere, ndr)



Ce ne sarebbero altre che però ho trasferito da mia mamma perchè nella mia micro-casa non ci stavano più.
Quindi, una prima versione del mio orto pensile, realizzata in attesa che lo zio Cinquantenne Felice mi dia la versione tecnologica. Non si vede dalla foto ma lì dentro ci sono tanti semini che presto diventeranno insalata.



Poi, a grande richiesta (una, per la verità, ma non sottilizziamo) ecco perchè definisco il mio balcone, un balcone con le palle (ben quattro). Credito allo zio cinquantenne felice che l'ha realizzato.

Nota di servizio: Zio cinquantenne felice o la di lui moglie, se per caso state leggendo accorrete al più presto al capezzale del nostro impianto di irrigazione del balcone (che si è rotto perchè non l'abbiamo spento in inverno, è ghiacciato e ha rotto il tubo). Il rischio è che tutto questo muoia al primo caldo.



Questo invece è l'attrezzo apposito che ho comprato per potare le palle. Perchè ogni troppospesso vanno rifilate sennò perdono il profilo. Questo attrezzo che fa tanto Edward mani di forbici è rotante e super affilato come i pugni di Mazinga.



Giusto per completezza d'informazione, pubblico anche una fotografia verità dell'unica pianta acquistata dalla Alta perchè se ne deve occupare lei (un'etichetta spiega cosa dovrebbe essere, deve aver ereditato il pollice nero dalla suocera)


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venerdì 23 aprile 2010

Orto pensile

è tutto QUASI pronto.
Anzitutto c'è la mia determinazione nel realizzare il progetto (che è la cosa più importante). Poi ho due consulenti:
- la mia mamma, che è la voce dell'esperienza. ha il pollice verde e dispensa consigli sulla gestione del giardino senza nessuna evidenza scientifica, ma con l'inconfutabile supporto della pratica. Considerando che ha trasformato la mia ex camera in una serra che farebbe invidia a un giardino tropicale, direi che funzionano (Chicca: Per non far salire le formiche sulle piante, utilizzare fondi di caffè e bucce di banana).
- lo Zio Cinquantenne Felice, che ha un negozio di piante e irrigazione, una laurea in agraria ed è lo stylist della fiorera del nostro balcone. Un balcone con le palle (e non solo in senso figurato). Il suo motto è: "Mai più un giardino senz'acqua".

Sul balcone con le palle, ora io vorrei creare un orto pensile.
Nei fatti al momento dispongo di: terra e semi per insalata. Manca il vascone. Settimana prossima lo zio Cinquantenne Felice ha promesso l'arrivo di vasconi super-tecnologici auto irriganti e dunque tocca attendere.

NOTA: Oltre all'attesa, che mi turba in quanto io non sono persona fatta per aspettare, ci si mettono anche i Caf a turbare l'idillico quadretto bucolico. Sì, abbiamo recuperato chiedendoli alla banca crudele e ricattatrice i cedolini mancanti per la dichiarazione dei redditi, ma no, non abbiamo ancora fatto il 730 perchè quello dell'anno scorso era tutto sbagliato. E bisogna dire che avevamo già fatto il Modello Unico per correggere un altro errore fatto da loro, i Caf, di cui NOI ci siamo accorti.
Quella del Caf nega l'evidenza, dicendo: "E' impossibile un errore così grande e così banale. Anche perchè l'operatrice che l'ha fatto è molto scrupolosa".
E figuriamoci se non lo era...

giovedì 22 aprile 2010

Il Nonno Imperativo

Mio suocero, il nonno Imperativo, non parla. Lui comanda.
I suoi discorsi sono una serie di ordini: "Vai! Fai! Dimmi! Portami!".
Lui però non se ne rende conto, lo fa così, di carattere.
Una volta quella Alta ha provato a farglielo notare: "Papà, lo sai che quando parli dai sempre degli ordini?"
"Dici? Allora FAMMI SMETTERE!"
Appunto.

La filosofia di vita del Nonno Imperativo si può riassumere nel motto "Facciamo come volete basta che si faccia come dico io".
Nonno Imperativo, in certi casi, fatica a vedere il confine tra rischio e pericolo vero. La scorsa settimana ha preso 3 bimbi, tra cui la Bassa, li ha messi su un'amaca in giardino tutti insieme e ha iniziato a spingerli tipo altalena, molto forte, incitato dalle grida dei bimbi "Ancoaaaa!!! Ancoaaaa!!!". E li ha spinti così forte che a momenti facevano il giro della morte.
Però il Nonno Imperativo ha di solito molta fortuna e va sempre tutto bene. Anche in questo caso, sfidando la legge di gravità, nessun pargolo è caduto. I fisici si interrogano.

L'altro giorno in giardino c'era un raduno di formiche, forse si teneva un evento del Salone del Mobile. Erano tantissime e formavano delle grosse macchie nere sul cemento.
Nonno Imperativo ha avuto un guizzo negli occhi, è tornato il ragazzino teppista che era cinquant'anni fa (e che non se ne è mai andato del tutto), ha guardato la Bassa con complicità e le ha detto:
"Adesso vedrai come gli diamo fuoco!"
Poi è subito tornato in lui, immaginando la Bassa trasformarsi in una piccola piromane: "Beh, forse non è una buona idea".

La Bassa, che sta a casa del Nonno Imperativo tutto il giorno, sta prendendo lo stesso andazzo e dà ordini: "Vieni, andiamo, dammi".
Ma il più bello è stato alla coinquilina Alta, l'altro giorno. Le ha messo in mano la scopa e ha intimato: "Pulisci!"
E sempre più la mia figlia preferita.

lunedì 11 gennaio 2010

Il bicchiere è mezzo vuoto o mezzo pieno?

Scena. Sera a casa. Nella micro-cucina, a tavola. La Bassa è nel seggiolone, io sono di fianco a lei e poi c'è la ALta.
Tutto è tranquillo quando con un guizzo felino la Bassa si avventa sul bicchiere a calice dove è contenuto del vino rosso e lo afferra, il bicchiere cade ma non si rompre e si rovescia il vino sulla tovaglia.
Le reazioni sono diverse a seconda dei punti di vista.
1) "Che fortuna! Anzichè sulla tovaglia poteva rovesciarsi il vino addosso" (IO)
2) "Nooo... e adesso come la tiro via la macchia di vino rosso?" (Alta)
3) "Accidenti... questo vino era buonissimo e guarda quanto ne è andato sprecato" (Anonima alcolisti)
4) "Meno male... il bicchiere avrebbe potuto cadere su quella Bassa e rompersi. Lei avrebbe potuto tagliarsi con il vetro e perdere moltissimo sangue. Avremmo dovuto portarla al pronto soccorso e, nella probabilità che fosse sopravvissuta, avrebbe avuto per sempre una cicatrice a deturaprle il viso. Questo le avrebbe provocato una serie di problemi di socializzazione, portandola a unirsi a una Baby gang fino a diventare una delinquente drogata" (La zia P., caratterizzata da una lieve tendenza alla drammatizzazione)

lunedì 7 dicembre 2009

Tipi da party

Domenica sera importante appuntamento mondano: le festa di compleanno della zia D. Siccome il traguardo era di quelli significativi, di quelli per cui non basta una torta in casa con marito e figli, la zia D. ha organizzato un mega party con amici e parenti. Che il mezzo secolo tondo mica capita tutti gli anni... E poi l'anno precedente, il di lei consorte lo zio P. aveva proclamato un anno intero di festeggiamenti per i "suoi" 50. A causa di uno strano risvolto della crisi di mezza età, ogni settimana organizzava un party: d'estate all'aperto, d'inverno al chiuso, nella mezza stagione al ristorante. Con la piccola differenza che, mentre lo zio P. se la spassava allegramente, la zia D. non l'ha presa altrettanto bene, ma comunque si è fatta coraggio e ha deciso di festeggiare.
In questa occasione abbiamo scoperto che quella Bassa è una tipa da party. Camminava con disinvoltura tra tutti i presenti, sorridendo e regalando fiocchetti regalo (che poi si riprendeva). Nonostante fosse già mangiata, ha fatto onore alla cucina assaggiando (divorando?) i gamberetti in salsa rosa, il tonno, il salmone, le lenticchie, le spagnolette e infine pure la torta. Spesso se ne è rimasta a chiacchierare amabilmente con delle sue amiche (ma ha già delle amiche a questa età? Bah...). E poi nel momento clou di apertura del regalo, si è divincolata dalle braccia della Alta, e ha raggiunto il centro della sala davanti alla festeggiata. Mentre noi già immaginavamo che ne combinasse qualcuna, distruggendo come minimo il regalo, con una tempestività incredibile le ha battuto le mani.
La zia D. si è quasi commossa e deve aver pensato che in fondo essere arrivata a quel compleanno non era proprio tanto male. Nel frattempo la Bassa si è girata verso le persone sedute battendo sempre le mani (ci mancava che dicesse: "Adesso, tutti insieme!!!"). Insomma, una vera e propria animatrice. Più di lei forse si è divertito solo lo zio P., anche lui un vero tipo da party (però lui con l'aiuto esterno di qualche bicchierino, la Bassa invece è astemia).
L'unico effetto collaterale è stato che poi quella Bassa non ne voleva sapere di andare a casa e dormire. Probabilmente, se sapesse dell'esistenza delle discoteche, ci avrebbe chiesto di portarla. E si sarebbe pure divertita.