Abbiamo ospiti a pranzo e la Alta sta cucinando quantità industriali di cibo che servirebbe a sfamare l'intero Burkina Faso per una settimana. L'ambizioso piano della mattina prevede di:
- terminare di cucinare (lei)
- riportare la casa in uno stato di ordine apparente (io)
- apparecchiare la tavola (io)
- uscire a fare un giretto (noi)
- rientrare per le 11.30 (noi)
Ai più attenti sarà già balzato all'occhio che si tratta di un piano chiaramente irrealizzabile. Soprattutto svegliandosi alle nove.
Ma noi, amanti delle missioni impossibili, decidiamo di aggiungere un ulteriore grado di difficoltà: lasciare la Bassa senza pannolino. Anche perchè dopo aver saputo che c'è un bambino di un anno che ormai da mesi è molto avanti sull'argomento grazie a un metodo chiamato "Elimination comunication", è chiaro che non c'è più tempo da perdere. E decidiamo di intervenire subito con un metodo da me inventato, ribattezzato: "spannolination competition". Il metodo consiste nel togliere il pannolino alla Bassa invitandola a dirci quando sente l'esigenza di espletare i suoi bisogni fisiologici. Anticipo subito che si tratta di un metodo che va perfezionato.
Dopo circa due minuti senza pannolino, infatti, la Bassa si fa la pipì addosso. Sul parquet. O meglio, sul mio parquet modello Iroko finito a cera.
Urge ripulire immediatamente prima che ci siano danni permanenti. Mentre il pavimento è bagnato quella Bassa ci corre sopra e scivola (l'immagine è quella classica dei film comici in bianco e nero, quando un tizio scivola sulla buccia di banana). La Bassa picchia la testa e ne segue dramma che evolve per i successivi 15 minuti (niente di grave, ma la ragazza ha una certa genetica tendenza alla drammatizzazione).
Dopo aver di nuovo ripulito il tutto, decidiamo di rimettere il pannolino (il motto è: meglio tardi che mais).
In fretta e furia cerchiamo di sistemare la casa per l'arrivo degli ospiti, ovviamente rinunciando al giretto prepranzo (e anche all'ordine apparente. Apparecchiare lo facciamo dopo che sono arrivati...).
Consumiamo quantità pantagrueliche di cibo innaffiate da un vino "Primitivo di Manduria", il cui elevato tasso alcolico influirà sui successivi eventi.
Un ospite viene quasi ucciso da una lisca di branzino assassino e gli sforzi culinari della Alta naufragano miseramente di fronte all'importanza della vita umana.
Alla fine tutti sopravvivono e mi viene affidato il compito di preparare il caffè. Accade accidentalmente che, nel farlo, mi cada sui piedi un contenitore pieno di salsa tonnata. Che si sparge su tutto il pavimento. E così divento il vitello con i piedi tonnati della canzone di Elio ("vitello dai piedi di balsa, la tua storia è falsa").
Trascorro il resto della giornata cantando una delle più meravigliose canzoni della musica italiana:
«Nel boschetto della mia fantasia c'e' un fottio di animaletti un po' matti inventati da me, che mi fanno ridere quando sono triste, che mi fanno ridere quando sono felice, che mi fanno ridere quando sono medio; in pratica mi fanno ridere sempre, quel fottio di animaletti inventati da me.
C'e' il vitello con i piedi di balsa il vitello con i piedi di spugna e indovina chi c'e'? C' e' pure il vitello coi piedi di cobalto , c'e' il vitello coi piedi tonnati quattro ne ho inventati, sono gli animali della mia e della tua fantasia».