Bzzzzz..zzzzz....zzzzz....zzzzzzzzzzzzzzzzzz
Notte tra sabato e domenica.
Un rumore nella notte mi risveglia dal sonno profondo.
Ma cosa diavolo è? Sembra una motosega... oddio che si sia impazzita quella Alta?
Ma no, è un rasoio elettrico.... devo ricordarmi di dire alla Alta di cambiare la sua suoneria dei messaggi sul cellulare.
Ma che ore sono?
Guardo la sveglia. Le cinque.
Chi è che manda messaggi alla Alta alle cinque?
"Alta... sei sveglia? Ti è arrivato un messaggio!"
"Mmmmh...."
Aspetto un po' e attendo una reazione. Niente.
Mi alzo e le porto la borsa, dove c'è il cellulare.
"Toh!"
"mmmmh..."
"Allora?"
"Niente, è l'ING Direct, dice che il mio PIN è stato modificato correttamente. Ora lasciami dormire, però"
"Il PIN? Ma tu non hai modificato il PIN".
"Mmmmmh...."
"Questo potrebbe significare che qualcuno sta cercando di entrare nel tuo conto corrente on line"
"Mmmmh... sì, ma ora dormiamo"
"Un hacker... ma dovrebbe avere anche la carta coi codici... tu ce l'hai la carta coi codici, giusto?!"
"Non lo so, non sono mai entrata da internet..."
"Dov'è la carta coi codici?"
"Boh, se ce l'ho è lì"
Mi alzo e vado a guardare. E' lì.
"Ma poi Alto, anche se qualcuno entrasse, non abbiamo soldi sul conto. Che danni potrebbero fare?"
E' vero. Ma il tarlo si è insinuato.
Mi rialzo e vado su internet. Il sito è inagibile per aggiornamenti. E mi arriva anche a me lo stesso messaggio.
Credo che qualche mio collega informatico stia passando un brutto quarto d'ora. Deve avere fatto una cazzata inviando a tutti questo messaggio.
Probabilmente è colpa del Picchio di Homer (Mi riferisco a quella puntata in cui Homer Simpson - un faro nella notte e un modello per noi uomini tutti - decide di ingrassare per poter usufruire del telelavoro. Mangiando solo cibo che, se strofinato, lascia un bell'alone di unto, mette su in breve tempo i chili necessari per guadagnarsi il diritto al telelavoro. Una volta a casa si accorge che quello che deve fare non è altro che schiacciare sempre lo stesso tasto del computer. Così decide di prendere un picchio di legno che fa su e giù schiacciando sempre la "y" di "yes" mentre lui può godersi la vita: ossia stare sul divano a bere birra e guardare la tv. A un certo punto però compare la domanda: "Vuoi far esplodere la centrale nucleare?". E il picchio schiaccia "yes". Doh!).
Per la cronaca, lunedì la ING ha mandato un altro sms di scuse per l'erroneo invio dei messaggi inviati tra le 12 e le 7 di mattina.
Nulla è stato reso noto invece a proposito del destino dell'incauto informatico.
Le mirabolanti avventure di quella bassa che da un anno vive con noi e le cui prime parole sono state "ciao", "cacao" e, finalmente, "papà"...
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martedì 29 giugno 2010
venerdì 25 giugno 2010
Bausettete
"Ora voi contate fino a 10 e io vado a nascondermi".
"Uno, due, tre.... arriviamo!"
"Ma dove sarà il papà, Bassa? Proviamo nella camerAAAAAAAHHHHH! ma cavolo mi hai fatto prendere un colpo!!!"
Giocare a nascondino in una microcasa ha degli enormi svantaggi. Ad esempio che i posti dove nascondersi sono sempre i soliti, anche per un professionista dei nascondigli come me: dietro la porta, sotto al letto, dentro la doccia, dietro il mobile in camera.
Detto questo, ogni santa volta, quella Alta si spaventa quando salto fuori come se fosse la prima volta, anche se ha già visto che sono nascosto lì. Fa proprio il salto. Io non riesco a capacitarmene. Sono arrivato a sperare che facesse finta.
Ma è tutto vero.
"Uno, due, tre.... arriviamo!"
"Ma dove sarà il papà, Bassa? Proviamo nella camerAAAAAAAHHHHH! ma cavolo mi hai fatto prendere un colpo!!!"
Giocare a nascondino in una microcasa ha degli enormi svantaggi. Ad esempio che i posti dove nascondersi sono sempre i soliti, anche per un professionista dei nascondigli come me: dietro la porta, sotto al letto, dentro la doccia, dietro il mobile in camera.
Detto questo, ogni santa volta, quella Alta si spaventa quando salto fuori come se fosse la prima volta, anche se ha già visto che sono nascosto lì. Fa proprio il salto. Io non riesco a capacitarmene. Sono arrivato a sperare che facesse finta.
Ma è tutto vero.
mercoledì 23 giugno 2010
Una luna
Sera, a casa.
In classico stile Homer Simpson (un faro nella notte e una guida per noi uomini tutti), mi trovo stravaccato sul divano a guardare, con una birra fredda in mano, una partita di calcio del Mondiale in full HD (canale 501) sulla mia televisione LCD ribattezzata amichevolmente "Il mostro" . E' il giusto epilogo della mia giornata lavorativa.
"Vieni, papà"
Ultimamente la Bassa è rientrata nella fase "Adoro il mio papà", dopo aver attraverso quelle "Non sopporto il mio papà", "Non posso neanche vederlo" e "Papà chi?".
Ora è tornata ad adorarmi e a voler dormire sulla mia pancia (che tanto poi non dorme, perchè lei non dorme mai... ma basta il pensiero). Io invece di adorarla non ho mai smesso, anche adesso che la notte continua a svegliarsi... però i Mondiali sono sempre i Mondiali e un uomo ha le sue priorità.
Mi attardo sul divano fingendo di non sentirla, con la tipica capacità contenuta nel cromosoma Y che mi consente di sentire senza ascoltare qualsiasi suono estraneo mentre guardo la tivvù.
"Vieni, papà. Devo farti vedere cosa ho trovato".
Giuro, parla proprio così, a neanche due anni, non è che traduco per licenza poetica o orgoglio paterno. Visto che fingo di non sentire, la Bassa passa all'azione: mi prende la manina e mi porta con decisione sul micro-balcone (ormai quasi interamente occupato dal mio orto pensile composto da: tre cassette di insalata, piantine taglia gigante di pomodori, una super zucchina. Il tutto addirittura dotato di impianto di irrigazione ad ala gocciolante: perchè sono pigro, ma ingegnoso).
Alza lo sguardo e indica con il ditino:
"Ho trovato una luna".
È vero: nel cielo ancora azzurro si vede un pezzo di luna, vicino al campanile della chiesa.
La stella invece ce l'ho qui da parte.
E brilla come mai.
In classico stile Homer Simpson (un faro nella notte e una guida per noi uomini tutti), mi trovo stravaccato sul divano a guardare, con una birra fredda in mano, una partita di calcio del Mondiale in full HD (canale 501) sulla mia televisione LCD ribattezzata amichevolmente "Il mostro" . E' il giusto epilogo della mia giornata lavorativa.
"Vieni, papà"
Ultimamente la Bassa è rientrata nella fase "Adoro il mio papà", dopo aver attraverso quelle "Non sopporto il mio papà", "Non posso neanche vederlo" e "Papà chi?".
Ora è tornata ad adorarmi e a voler dormire sulla mia pancia (che tanto poi non dorme, perchè lei non dorme mai... ma basta il pensiero). Io invece di adorarla non ho mai smesso, anche adesso che la notte continua a svegliarsi... però i Mondiali sono sempre i Mondiali e un uomo ha le sue priorità.
Mi attardo sul divano fingendo di non sentirla, con la tipica capacità contenuta nel cromosoma Y che mi consente di sentire senza ascoltare qualsiasi suono estraneo mentre guardo la tivvù.
"Vieni, papà. Devo farti vedere cosa ho trovato".
Giuro, parla proprio così, a neanche due anni, non è che traduco per licenza poetica o orgoglio paterno. Visto che fingo di non sentire, la Bassa passa all'azione: mi prende la manina e mi porta con decisione sul micro-balcone (ormai quasi interamente occupato dal mio orto pensile composto da: tre cassette di insalata, piantine taglia gigante di pomodori, una super zucchina. Il tutto addirittura dotato di impianto di irrigazione ad ala gocciolante: perchè sono pigro, ma ingegnoso).
Alza lo sguardo e indica con il ditino:
"Ho trovato una luna".
È vero: nel cielo ancora azzurro si vede un pezzo di luna, vicino al campanile della chiesa.
La stella invece ce l'ho qui da parte.
E brilla come mai.
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mercoledì 19 maggio 2010
Pablo PiBasso*
Ecco a voi Guernica in versione rivista e corretta dalla Bassa pittrice, per l'occasione ribattezzata "PiBasso" (battuta sottile che spero possiate appieno comprendere ed apprezzare in tempi brevi!!!). E si vede che ha preso tutto da papà suo!
Per la cronaca la mia bambina - che, vi ricordo, è la più bella e intelligente di tutti e io, pur essendo il papà, sono molto obiettivo - scrive indifferentemente con la sinistra e con la destra, e certe volte anche con entrambe ("E certo, è una donna, è multitasking già da piccola" fa notare la Alta).
Sempre per la cronaca, la bimba si trova seduta in cucina su un tavolo bancone altissimo (che abbiamo pure fatto su misura, ve lo dicevo che per la micro-cucina non abbiamo badato a spese), quindi la pericolosità dell'operazione è a livello 10, perchè se casca è la fine. E i pennarelli sono di quelli puzzolenti e indelebili (livello difficoltà 100). Quindi non solo sporca i vestiti e se stessa, ma anche il muro circostante dove ogni tanto deborda nell'impeto artistico (ma ormai ci siamo abituati). Però sia lavagnetta, sia pennarelli sono Ikea e questo ripaga di tutti i rischi. E poi, ovviamente, c'è il risultato, un'opera d'arte.
L'immagine rappresenta anche un motivo di consolazione per il comitato "Salvate i riccioli biondi dalla forbice del parrucchiere": come si evince dalla foto, i riccioli tagliati dopo essere scomparsi sono ricomparsi. Quindi direi che il comitato non ha più motivo di esistere.
* titolo aggiornato il giorno seguente alla pubblicazione del post per renderlo più godibile ai posteri
giovedì 6 maggio 2010
La goccia che fa traboccare il lavandino
La nostra casa ha un arredamento low cost con una sola eccezione: la micro cucina.
Per lei non abbiamo quasi badato a spese. Siamo addirittura andati da quei succhiasangue dei mobilieri (pur scegliendone uno "middle cost") e abbiamo scelto una cucina comepiaceanoi.
Considerando che solo la cucina si è presa un bell'80% del totale del budget stanziato per il mobilio, tornando indietro andrei all'Ikea e ne prenderei due o forse tre di cucine, ma questa è un'altra storia.
Presi dall'entusiasmo, abbiamo pure scialato su alcuni dettagli, tipo il rubinetto, che quella Alta voleva assolutamente grande e maestoso. E poi era tutta orgogliona e se ne pavoneggiava con gli amici durante le visite guidate che facevamoi primi tempi nel tre micro locali (anche perchè, per lungo tempo, la cucina era stata l'unica stanza arredata della casa... con quello che c'era costata!).
Tuttavia vorrei concentrarmi su questo rubinetto che vedete nella foto, marca Franke, che ci è costato una fucilata.
"Però è bello" diceva la Alta e infatti l'abbiamo preso.
Bello è bello. é rotante in tutte le direzioni e si può staccare per dirigere il getto d'acqua ad alta velocità dove si preferisce. Poi si può scegliere tra due getti: il getto pioggerellina d'aprile e quello acquazzone d'agosto.
Solo che ha un piccolo difetto.
Perde acqua.
Dalla base.
Sempre.
Le conseguenze sono che la base resta sempre bagnata e in più, avendo un'acqua molto dura, quando asciuga resta pure l'alone bianco del calcare sullo sfondo nero.
"Però è bello" insiste la Alta.
Sarà bello da vedere, ma devi concentrarti a guardare solo quello e non il contorno.
Ovviamente da bravo uomo di casa quale sono mi attivo per risolvere il problema.
Step 1 - Chiamo il mobiliere, perchè si sa che il valore aggiunto di non acquistare in un grande magazzino è che si paga un po' di più, ma hai l'assistenza. E come no?
Risposta: "Guarda, io posso anche venire ma non ho la più pallida di come fare".
Step 2 - Chiamo l'idraulico che è disarmante nella sua sincerità (ed è lo stesso già consultato per il wc intasato, ndr): "Guarda, io posso anche venire ma non trattiamo questa marca e non saprei da dove iniziare. La verità è che questi rubinetti li fanno pagare un sacco e poi non vanno".
Step 3. Cerco su internet e scopro dell'esistenza di certi filtri anticalcare venduti dalla Franke e ipotizzo che questo possa essere all'origine del problema. Richiamo mobiliere e idraulico e sono concordi nel dire che non servono per il mio problema.
"Però è bello" si intestardisce la Alta.
"Cambiamolo" dico io
"Giammai! con tutto quello che l'abbiamo pagato deve durare almeno 20 anni"
Appunto, con tutto quello che l'abbiamo pagato mi devo anche tenere le macchie bianche sul lavandino nero? Giammai!
La beffa. Per la cronaca, prima avevamo un rubinetto pagato 20 euro che funzionava così bene... che ora l'hanno preso i miei suoceri e lo usano con entusiasmo. E non perde neanche una goccia.
venerdì 26 marzo 2010
Lotta all'entropia
"Prima che andassimo a vivere insieme tua mamma mi aveva venduto che tu sapevi cucinare, che cucivi e addirittura che sapevi stirare. Menzogne! Era pura campagna pre-elettorale, tu non fai niente di tutto questo. Lasci tutto in giro!!!".
"Non è vero, donna! Parli accecata dal disordine che regna sovrano in questa dimora! Pure tu non è che sei esattamente una casalinga perfetta, e non dimenticare che io sono l'unico che sa tenere in mano un ago, in questa casa!"
Nel nostro tre microlocali ogni giorno - ma soprattutto nel fine settimana, quando stiamo più tempo a casa e abbiamo più tempo per creare caos - si combatte una dura lotta contro l'entropia che alberga in ogni dove. E ogni tanto la situazione degenera e si arriva a litigare, come sopra. Spesso vengo colto dalla cosidetta "crisi desperate", che mi trasforma in un casalingo disperato, depresso e lievemente isterico. Ma capita raramente e sfortunatamente non è contagioso.
Lasciamo stare la camera dove dovrebbe (il condizionale è d'obbligo) dormire quella Bassa. Lì ci sono i suoi giochi ed è giusto che ci stiano. Magari non dovrebbero essere sempre sparpagliati per il pavimento, ma tant'è.
Parliamo della microsala. Lettere e documenti vengono archiviati saltuariamente da quella Alta, nel frattempo si accumulano, accumulano e accumulano. Pigne di fogli, bollette non pagate e pubblicità (ieri per ritrovare la tessera elettorale si è mossa pure la troupe di "Chi l'ha visto"). Sulle sedie della sala di solito lascio o il pigiama o la tuta. Spesso anche le calze e, salturiamente, le mutande. Io lo chiamo "ordine creativo".
Microcucina: dopo che abbiamo mangiato sembra che sia passato l'uragano Katrina. La Bassa ha preso l'usanza di masticare i cibi e risputarli, e sovente li lancia in giro. Questo si somma al normale disordini di piatti e pentole da lavare, che io amo lasciare nel lavandino anzichè riporre in lavastoviglie. Fa più bohemien.
Camera nostra: il letto non viene mai fatto, se non 15 secondi prima di andare a letto, da me medesimo. Cumuli di vestiti giacciono sulle sedie, tanto che ultimamente mi viene da appoggiarli anche sul comò.
Bagno: ultimamente ho preso l'abitudine di non mettere i vestiti all'interno del cesto della lavanderia ma di lasciarli all'esterno. Mi sembrano facciano più "ambiente". Un po' come i cassonetti a Napoli dove si lascia l'immondizia fuori anzichè dentro.
"Non è vero, donna! Parli accecata dal disordine che regna sovrano in questa dimora! Pure tu non è che sei esattamente una casalinga perfetta, e non dimenticare che io sono l'unico che sa tenere in mano un ago, in questa casa!"
Nel nostro tre microlocali ogni giorno - ma soprattutto nel fine settimana, quando stiamo più tempo a casa e abbiamo più tempo per creare caos - si combatte una dura lotta contro l'entropia che alberga in ogni dove. E ogni tanto la situazione degenera e si arriva a litigare, come sopra. Spesso vengo colto dalla cosidetta "crisi desperate", che mi trasforma in un casalingo disperato, depresso e lievemente isterico. Ma capita raramente e sfortunatamente non è contagioso.
Lasciamo stare la camera dove dovrebbe (il condizionale è d'obbligo) dormire quella Bassa. Lì ci sono i suoi giochi ed è giusto che ci stiano. Magari non dovrebbero essere sempre sparpagliati per il pavimento, ma tant'è.
Parliamo della microsala. Lettere e documenti vengono archiviati saltuariamente da quella Alta, nel frattempo si accumulano, accumulano e accumulano. Pigne di fogli, bollette non pagate e pubblicità (ieri per ritrovare la tessera elettorale si è mossa pure la troupe di "Chi l'ha visto"). Sulle sedie della sala di solito lascio o il pigiama o la tuta. Spesso anche le calze e, salturiamente, le mutande. Io lo chiamo "ordine creativo".
Microcucina: dopo che abbiamo mangiato sembra che sia passato l'uragano Katrina. La Bassa ha preso l'usanza di masticare i cibi e risputarli, e sovente li lancia in giro. Questo si somma al normale disordini di piatti e pentole da lavare, che io amo lasciare nel lavandino anzichè riporre in lavastoviglie. Fa più bohemien.
Camera nostra: il letto non viene mai fatto, se non 15 secondi prima di andare a letto, da me medesimo. Cumuli di vestiti giacciono sulle sedie, tanto che ultimamente mi viene da appoggiarli anche sul comò.
Bagno: ultimamente ho preso l'abitudine di non mettere i vestiti all'interno del cesto della lavanderia ma di lasciarli all'esterno. Mi sembrano facciano più "ambiente". Un po' come i cassonetti a Napoli dove si lascia l'immondizia fuori anzichè dentro.
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giovedì 4 febbraio 2010
Basta poco, che c'è vo'?

"Ancora un minuto e confesso tutto".
"Uscirò da qui abbronzato che neanche se andavo un mese al mare"
"Ma date degli occhiali da sole per stare seduti qui?"
La lampada di design vattelapesca (di Castiglioni, pietra miliare del design italiano, vedi foto illustrativa) è uno degli acquisti per la casa di cui vado più fiero. Bella è bella, solo che ci sono dei problemi con l'illuminazione. Trattandosi di una lampada mi rendo conto che il dettaglio potrebbe essere piuttosto rilevante, ma cosa importa la funzionalità, visto che è così bella?!
Prima dell'acquisto non avevo infatti considerato che, date le limitate dimensioni del nostro microsalotto, l'unico posto dove poteva stare è sopra il tavolo. Unico, insignificante problema: la luce impedisce di stare seduti al suddetto tavolo. E se si spegne la luce è buio. Ma mica si può avere tutto dalla vita echecavolo.
Senza sapere nè leggere nè scrivere, ero andato all'OBI (che è il negozio preferito in assoluto da me e credo da buona parte della popolazione maschile, ndr) e avevo acquistato una lampadina a risparmio energetico da 75 watt. Gli sfortunati che si sono seduti al nostro tavolo in quel periodo ci hanno, purtroppo, rimesso le cornee.
Allora ero tornato all'OBI e ne avevo presa una da 25 watt: la situazione era migliorata ma ancora qualche nostro amico seduto al tavolo ha iniziato a confessare tutto, che neanche durante un interrogatorio della Stasi.
A seguito delle ripetute lamentele, mi sono dunque messo a cercare una soluzione. Che esiste: è la lampadina. Ne hanno fatta una apposta per quella lampada, schermata sotto così da non accecare le persone.
E allora che faccio? Vado di nuovo all'Obi ma non la trovo.
Grande sconforto e delusione da parte mia, irritazione degli ospiti ormai quasi ciechi, gelosia da parte della Alta che inizia a sospettare che OBI sia in realtà la copertura di una relazione clandestina (ora devo mostrare uno scontrino di prova tutte le volte che dichiaro di andarci).
Finchè dopo mesi il nostro amico R., peraltro architetto, mi dice: "Certo che questa luce è proprio fastidiosa. Ma perchè non compri la lampadina apposta?"
"Infatti la cerco disperatamente da mesi OVUNQUE ma non la trovo da nessuna parte, neanche all'OBI, la mecca del fai da te".
"La vendono al supermercato sotto casa tua"
"Ma quale, quello dove vado tutti i giorni, di cui conosco tutti i dipendenti e di cui sono azionista quasi di maggioranza? Ne sei sicuro?"
"Eh certo, l'ho vista l'altro giorno"
"Va beh, ma costerà una fucilata..."
Per pudore non dichiaro quanto ho speso in lampadine a risparmio energetico prima di giungere alla definitiva soluzione, costata ben 2.95 euro.
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