"Eh no, eh. Così non si fa, stai proprio esagerando"
"Ma perchè? Ho anche messo il cartello"
"Tsè, un cartello ridicolo con una scritta ridicola: "Chiuso per inventario""
"Ma l'ha messo anche un negozio della mia città!"
"Sì, come il fornaio che a settembre ha scritto "Chiuso per rottura del forno". Dopo tre mesi al suo posto ha aperto un negozio di abbigliamento per bambini"
"Vuoi dirmi che all'indirizzo del mio blog aprirà quello di un panettiere?"
"Il punto è un altro. Non puoi scrivere costantemente per quasi un anno e poi da un momento all'altro POUF sparire e basta"
"Perchè no? Il blog è mio e ci faccio quello che voglio io"
"Ma hai degli obblighi, delle responsabilità morali nei confronti dei lettori. Non vedi che la gente si preoccupa, si chiede se state bene, crede che magari sia successo qualcosa di grave..."
"E' solo che non ho più voglia di scrivere e non scrivo più"
"Ma sei poco affidabile, lasci sempre tutto a metà"
"Sai però, una cosa ci sarebbe...."
"Cosa?"
"Il Brampa"
"Il Brampa?"
"Sì, io credo che il mondo debba conoscerlo, il Brampa"
"E quindi, tornerai a scriverti e smetterai di farti pregare come una prima donna?"
"Ma sia chiaro, lo faccio per il Brampa..."
Le mirabolanti avventure di quella bassa che da un anno vive con noi e le cui prime parole sono state "ciao", "cacao" e, finalmente, "papà"...
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martedì 19 ottobre 2010
lunedì 6 settembre 2010
I lunedì di Plautmasch: la nuova stagione

Proprio l'altro giorno mia mamma mi ha rifilato uno scatolone zeppo di cianfrusaglie che avevo abbandonato nella casa genitrice quando sono andato a vivere da solo e di cui mi ero dimenticato.
Le cose più belle da vedere sono state le cartoline, alcune scritte da persone che non ricordo neanche più chi sono, la gran parte scritte da rappresentanti del gentil sesso.
Da ragazzo era mia sorella che mi prendeva in giro per quello che mi scrivevano, ora è quella Alta che lo fa, con una inconfondibile nota acida nella voce che tradisce una certa gelosia. "..gnnn... ma guarda questa, che ti scrive: "Ciao figone..." E questa : "Come stai paul newman di Bassopoli" . E senti questa: "Qui al mare di bei ragazzi ce ne sono molti, ma non ho ancora trovato occhi azzurri più belli dei tuoi"".
Da ragazzo era mia sorella che mi prendeva in giro per quello che mi scrivevano, ora è quella Alta che lo fa, con una inconfondibile nota acida nella voce che tradisce una certa gelosia. "..gnnn... ma guarda questa, che ti scrive: "Ciao figone..." E questa : "Come stai paul newman di Bassopoli" . E senti questa: "Qui al mare di bei ragazzi ce ne sono molti, ma non ho ancora trovato occhi azzurri più belli dei tuoi"".
La cosa buffa è che quando ero ggggiovane non avevo piena consapevolezza del mio aspetto e del potere che ne derivava. Le donne mi cascavano ai piedi e io pensavo che fosse un problema di pressione bassa.
Quello che non sapevo è che tra i miei fan ci fosse anche lei, Margherita.
E' stata quindi una piacevole coincidenza scoprire che l'intervento settimanale del nostro opinionista, il tuttologo professor Plautmasch, fosse incentrato proprio su questo tema....
E' stata quindi una piacevole coincidenza scoprire che l'intervento settimanale del nostro opinionista, il tuttologo professor Plautmasch, fosse incentrato proprio su questo tema....
"Buon giorno caro il mio Editore.
La prego di perdonarmi ma questo lunedì userò la mia rubrica per uno scopo molto speciale. Come le avevo detto per telefono quest'anno sono andato al mare con alcuni miei amici scienziati tra cui Margherita H, noto astrofisico.
Non so come ma è venuta a conoscenza che LEI, sprovveduto, ma simpatico giovanotto, oramai sa tutto riguardo l’amore che ELLA segretamente, da anni, nutre nei suoi confronti.
Orbene, mi ha chiesto di recapitarle alcune sue righe. All'inizio mi ero prontamente rifiutato. Siamo accademici e non ragazzini di prima superiore, ma poi ho dovuto cedere. Sia per le ombrellonate che ho ripetutamente ricevuto sia per sdebitarmi. Margherita questa estate mi ha salvato la vita: avevo incautamente fatto un bagno subito dopo aver abbondantemente pranzato con cozze, calamari, polipi e pesce spada".
Non so come ma è venuta a conoscenza che LEI, sprovveduto, ma simpatico giovanotto, oramai sa tutto riguardo l’amore che ELLA segretamente, da anni, nutre nei suoi confronti.
Orbene, mi ha chiesto di recapitarle alcune sue righe. All'inizio mi ero prontamente rifiutato. Siamo accademici e non ragazzini di prima superiore, ma poi ho dovuto cedere. Sia per le ombrellonate che ho ripetutamente ricevuto sia per sdebitarmi. Margherita questa estate mi ha salvato la vita: avevo incautamente fatto un bagno subito dopo aver abbondantemente pranzato con cozze, calamari, polipi e pesce spada".
Mio Immenso amore bellissimo, adesso so che tu sai.
Sai che ti amo, da tanto tempo, in silenzio, soffrendo. Ti amo con tutta me stessa, con ogni mia singola particella subatomica. Pensarti stravolge i delicati equilibri del mio flusso molecolare emodinamico. Ma non posso farne a meno. Per me hai più fascino dell”'Equazione di Tolman-Oppenheimer-Volkoff", per me hai più valore del "Teorema di von Zeipel".
Tu sei il mio amore Plutonico.
Ti avrei reso felice, molto felice. Per Natale non ti avrei regalato una cintura qualsiasi: ti avrei regalato la cintura di Orione. Ti avrei dedicato costellazioni, galassie, buchi neri.
Io sarei stata la tua Venere, tu il mio Giove . Per te avrei colmato la "Lacuna di Hertzsprung", insieme avremmo percorso gli immensi spazi intergalattici, visitato la "Chioma di Berenice", attraversato nane gialle, nane bianche, giganti rosse e visitato i Puffi BLU.
E non importa se l’incedere del tempo, freddo e inesorabile, sta lasciando segni evidenti su quel magnifico fisico che un tempo fu il terrore di tutti i tatami lombardi. Non mi importa se quel ventre, una volta piatto e definito come una testuggine marina, adesso vede la comparsa dei maniglioni antipanico dell’amore.
Io ti amo e ti amerò per sempre.
Tua M.
Tu sei il mio amore Plutonico.
Ti avrei reso felice, molto felice. Per Natale non ti avrei regalato una cintura qualsiasi: ti avrei regalato la cintura di Orione. Ti avrei dedicato costellazioni, galassie, buchi neri.
Io sarei stata la tua Venere, tu il mio Giove . Per te avrei colmato la "Lacuna di Hertzsprung", insieme avremmo percorso gli immensi spazi intergalattici, visitato la "Chioma di Berenice", attraversato nane gialle, nane bianche, giganti rosse e visitato i Puffi BLU.
E non importa se l’incedere del tempo, freddo e inesorabile, sta lasciando segni evidenti su quel magnifico fisico che un tempo fu il terrore di tutti i tatami lombardi. Non mi importa se quel ventre, una volta piatto e definito come una testuggine marina, adesso vede la comparsa dei maniglioni antipanico dell’amore.
Io ti amo e ti amerò per sempre.
Tua M.
martedì 31 agosto 2010
L'estinzione delle tartarughe
"Come mai lo chiamate "coca"? Sarà mica uno che sniffa, eh?" chiedo alla mia coinquilina Alta.
"Beh, poi si è girata. Ora è dalla parte del guscio".
"Chi, l'amico dei miei? Ma va! è che quando l'abbiamo conosciuto, dieci anni fa, ricordava quello della pubblicità della coca cola light, quello che faceva il muratore e si toglieva la maglietta mostrando gli addominali scolpiti a tartaruga"
"Ah. A vederlo ora non si direbbe"
"Eh sì, poi si è sposato ed è successo il patatrac".
"Beh, anch'io prima di conoscerti avevo la tartaruga"
"Seee, e poi, cosa è successo?"
"Beh, poi si è girata. Ora è dalla parte del guscio".
venerdì 27 agosto 2010
Il bersaglio
Sei stato punito perchè hai ceduto di nuovo alla tentazione di usare la tua macchina anzichè i mezzi pubblici per andare al lavoro.
Non è vero, era solo per una settimana.
Sì sì dicono tutti così...
Ma no, è stato perchè è agosto, non c'è ancora tanto traffico e ci sono pochi mezzi.
Eppure lo sai che la macchina inquina. E che tra casello e benzina spendi di più di quello che guadagni.
Ma era il penultimo giorno. Poi avrei smesso. Davvero (anche perchè io smetto quando voglio)
E invece... è successo di nuovo.
Dovresti averlo capito, ormai, che hai il bersaglio disegnato sul bagagliaio.
La prima volta, con lo scafato antiquario comasco, non ero stato abbastanza pronto.
Appena sceso dalla macchina lui, alla guida di un SUV così alto da oscurare il sole, mi aveva assalito: "Ma insomma, come si fa a guidare in quel modo! Qui c'è gente che ha fretta"
Stavolta ho commesso una leggerezza ancora più imperdonabile di quella di fermarmi al semaforo rosso.
Sarà che sono appena tornato dalla ferie e la città non ha ancora ripreso i suoi ritmi... insomma, non lo so che mi è preso.
Fatto sta che mi sono fermato per far attraversare dei pedoni che erano sulle strisce. Infatti all'inizio ho creduto che l'espressione spaventata dei pedoni fosse dovuta al mio gesto inconsulto. E invece no: guardavano la macchina dietro di me che, pur avendone tutto il tempo, non ha frenato.
SBAM.
Stavolta quella che ha usato la mia macchina come bersaglio è un'automobilista donna, una mamma spagnola. Di fianco c'è suo figlio, un ragazzino col braccio ingessato. Non dev'essere un bel periodo.
"Vi siete fatti male?" chiedo come prima cosa.
"No, no. Però ho fretta" ci tiene a precisare lei, che avrà anche un lunghissimo nome spagnolo ma è completamente milanesizzata.
"Vabbè, compiliamo la constatazione..."
"Ma io devo andare a prendere la bambina!"
E no cara mia, stavolta non mi freghi.
E voi, cari automibilisti milanesi, mettetevelo bene in testa: ormai l'ho capito, il trucco.
A scuola guida non lo insegnano, ma dovrebbero: l'unica certezza che hai, quando vieni tamponato a Milano è che il conducente dell'altra vettura avrà sicuramente una fretta del diavolo. Perchè a Milano tutti hanno sempre qualcosa di importante da fare. Subito.
E ora smetto di scrivere e vado perchè ho da fare.
Non è vero, era solo per una settimana.
Sì sì dicono tutti così...
Ma no, è stato perchè è agosto, non c'è ancora tanto traffico e ci sono pochi mezzi.
Eppure lo sai che la macchina inquina. E che tra casello e benzina spendi di più di quello che guadagni.
Ma era il penultimo giorno. Poi avrei smesso. Davvero (anche perchè io smetto quando voglio)
E invece... è successo di nuovo.
Dovresti averlo capito, ormai, che hai il bersaglio disegnato sul bagagliaio.
La prima volta, con lo scafato antiquario comasco, non ero stato abbastanza pronto.
Appena sceso dalla macchina lui, alla guida di un SUV così alto da oscurare il sole, mi aveva assalito: "Ma insomma, come si fa a guidare in quel modo! Qui c'è gente che ha fretta"
"Veramente io ero fermo. Al semaforo. Rosso. E lei mi ha tamponato".
"Eh, avete sempre la risposta pronta, voi giovinastri. Va beh, comunque io ho un'importante appuntamento di lavoro e devo andare"
"E la constatazione amichevole?"
"Ah, queste formalità. Prenda il mio biglietto da visita e si metta d'accordo con la segretaria. Arrivederci".
E se ne era andato, costringendomi ad andare fino a quel ramo del lago di Como per firmare la constatazione.
Stavolta ho commesso una leggerezza ancora più imperdonabile di quella di fermarmi al semaforo rosso.
Sarà che sono appena tornato dalla ferie e la città non ha ancora ripreso i suoi ritmi... insomma, non lo so che mi è preso.
Fatto sta che mi sono fermato per far attraversare dei pedoni che erano sulle strisce. Infatti all'inizio ho creduto che l'espressione spaventata dei pedoni fosse dovuta al mio gesto inconsulto. E invece no: guardavano la macchina dietro di me che, pur avendone tutto il tempo, non ha frenato.
SBAM.
Stavolta quella che ha usato la mia macchina come bersaglio è un'automobilista donna, una mamma spagnola. Di fianco c'è suo figlio, un ragazzino col braccio ingessato. Non dev'essere un bel periodo.
"Vi siete fatti male?" chiedo come prima cosa.
"No, no. Però ho fretta" ci tiene a precisare lei, che avrà anche un lunghissimo nome spagnolo ma è completamente milanesizzata.
"Vabbè, compiliamo la constatazione..."
"Ma io devo andare a prendere la bambina!"
E no cara mia, stavolta non mi freghi.
E voi, cari automibilisti milanesi, mettetevelo bene in testa: ormai l'ho capito, il trucco.
A scuola guida non lo insegnano, ma dovrebbero: l'unica certezza che hai, quando vieni tamponato a Milano è che il conducente dell'altra vettura avrà sicuramente una fretta del diavolo. Perchè a Milano tutti hanno sempre qualcosa di importante da fare. Subito.
E ora smetto di scrivere e vado perchè ho da fare.
martedì 24 agosto 2010
Post DARK
NOTA: Questo post ha un tono decisamente foscoliano che stride un po' con l'andazzo volutamente leggero che contraddistingue abitualmente codesto Blog. Ma tant'è, oggi va così. Per stemperare il tutto è consigliato ascoltare questo
Quando diventi genitore, provi per tuo figlio un sentimento nuovo, di un'intensità mai provata prima: un amore unico, viscerale e assoluto.
Insieme a questa emozione, ne nasce un'altra, di uguale intensità ma di natura opposta: la paura che a tuo figlio succeda qualcosa di brutto. E' una paura che nasce nello stomaco, stritolandolo, e che poi sale su, fino a bloccarti letteralmente il respiro.
E' la paura che il bimbo finisca sotto una macchina; che si perda; che qualcuno te lo porti via.
Paura che ingoi un pezzo di cibo troppo grosso; che faccia il bagno dove non tocca; che si tiri addosso la pentola dell'acqua bollente.
Paura che gli venga qualche brutta malattia; che si sporga troppo dal balcone; che tocchi le prese della corrente; che batta la testa proprio dove non deve.
E poi ci sono tutte quelle cose di cui non sai nemmeno che devi preoccuparti, ma che possono trasformarsi in trappole senza scampo, come una buca gigante scavata da chissà chi in spiaggia.
Nella nostra società si parla poco di morte, figuriamoci di una cosa terribile come la morte di un bambino.
Una volta no, era diverso. Le famiglie avevano tantissimi bambini ed era inevitabile che qualcuno non diventasse grande. Nei paesi del Terzo Mondo la morte è una compagna con cui si gioca fin da piccoli.
Ma per noi, noi che siamo stati così fortunati da vivere in questo specchio di mondo, la morte dei bambini non riusciamo a concepirla. E ancora meno a conviverci.
Quando diventi genitore, provi per tuo figlio un sentimento nuovo, di un'intensità mai provata prima: un amore unico, viscerale e assoluto.
Insieme a questa emozione, ne nasce un'altra, di uguale intensità ma di natura opposta: la paura che a tuo figlio succeda qualcosa di brutto. E' una paura che nasce nello stomaco, stritolandolo, e che poi sale su, fino a bloccarti letteralmente il respiro.
E' la paura che il bimbo finisca sotto una macchina; che si perda; che qualcuno te lo porti via.
Paura che ingoi un pezzo di cibo troppo grosso; che faccia il bagno dove non tocca; che si tiri addosso la pentola dell'acqua bollente.
Paura che gli venga qualche brutta malattia; che si sporga troppo dal balcone; che tocchi le prese della corrente; che batta la testa proprio dove non deve.
E poi ci sono tutte quelle cose di cui non sai nemmeno che devi preoccuparti, ma che possono trasformarsi in trappole senza scampo, come una buca gigante scavata da chissà chi in spiaggia.
Nella nostra società si parla poco di morte, figuriamoci di una cosa terribile come la morte di un bambino.
Una volta no, era diverso. Le famiglie avevano tantissimi bambini ed era inevitabile che qualcuno non diventasse grande. Nei paesi del Terzo Mondo la morte è una compagna con cui si gioca fin da piccoli.
Ma per noi, noi che siamo stati così fortunati da vivere in questo specchio di mondo, la morte dei bambini non riusciamo a concepirla. E ancora meno a conviverci.
mercoledì 4 agosto 2010
Un simpatico umorista
Repliche: Puntata 3
Ci sono due persone al mondo che ridono alle mie battute.
Una l'ho sposata, l'altra è un mio collega (e la cosa mi preoccupa non poco...)
Bene quella di Robin Hood è stata, a mio modesto parere, una delle battute più riuscite.
Impossibile perdersela: leggi qui.
Ci sono due persone al mondo che ridono alle mie battute.
Una l'ho sposata, l'altra è un mio collega (e la cosa mi preoccupa non poco...)
Bene quella di Robin Hood è stata, a mio modesto parere, una delle battute più riuscite.
Impossibile perdersela: leggi qui.
mercoledì 30 giugno 2010
L'oggetto transiziocoso
Sera, in cucina. Dialogo tra me e la mia coinquilina Alta.
"gnnnnn (inconfondibile inflessione acida nella voce, ndr) ho capito per quale motivo TUA figlia la sera non vuole MAI addormentarsi, meno che mai da sola e comunque mai prima delle 10.30"
Ecco, scommetto che è colpa mia, come sempre.
"Sentiamo, come mai?"
"Perchè non ha un oggetto transizionale!" annuncia orgogliona la Alta
"Eh?"
"L'oggetto transizionale, ossia un pupazzetto, un qualcosa che abbia la funzione di feticcio di mamma e papà e le trasmetta sicurezza, aiutandola così ad accompagnarla nella fase del sonno"
"..."
"E sai perchè la Bassa non ha un oggetto transizionale?"
"Perchè?"
"Perchè quando era appena nata non volevi lasciare nessun oggetto nella culla per evitare che soffocasse. Quindi è colpa tua"
Eh te pareva!
"ma questa teoria da che parte arriva?"
"Da nessuna parte, è mia!"
Andiamo bene adesso, non ci bastavano le teorie propinate dai libri di puericultura! Aggiungiamoci pure le teorie private...!
Per la cronaca adesso la nostra coinquilina Bassa non si addormenta più sul lettone. Ma in sala, sul divano con me o più spesso sul pavimento, mai prima delle 10.30. A quell'ora l'altra coinquilina, quella Alta, giace già da tempo addormentata nella nostra stanza.
"gnnnnn (inconfondibile inflessione acida nella voce, ndr) ho capito per quale motivo TUA figlia la sera non vuole MAI addormentarsi, meno che mai da sola e comunque mai prima delle 10.30"
Ecco, scommetto che è colpa mia, come sempre.
"Sentiamo, come mai?"
"Perchè non ha un oggetto transizionale!" annuncia orgogliona la Alta
"Eh?"
"L'oggetto transizionale, ossia un pupazzetto, un qualcosa che abbia la funzione di feticcio di mamma e papà e le trasmetta sicurezza, aiutandola così ad accompagnarla nella fase del sonno"
"..."
"E sai perchè la Bassa non ha un oggetto transizionale?"
"Perchè?"
"Perchè quando era appena nata non volevi lasciare nessun oggetto nella culla per evitare che soffocasse. Quindi è colpa tua"
Eh te pareva!
"ma questa teoria da che parte arriva?"
"Da nessuna parte, è mia!"
Andiamo bene adesso, non ci bastavano le teorie propinate dai libri di puericultura! Aggiungiamoci pure le teorie private...!
Per la cronaca adesso la nostra coinquilina Bassa non si addormenta più sul lettone. Ma in sala, sul divano con me o più spesso sul pavimento, mai prima delle 10.30. A quell'ora l'altra coinquilina, quella Alta, giace già da tempo addormentata nella nostra stanza.
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mercoledì 16 giugno 2010
Il terzo figlio
"Succede quando prende il sole, quando suda, quando mangia qualcosa di diverso. Insomma succede molto spesso".
"Eh beh, è chiaro, abbiamo a che fare con una bambina dermatitica, soggetta a questi sfoghi sull'epidermide. Lei o suo maritoavete mai avuto problemi di dermatite da piccoli?"
"Io no, non credo. E mio marito... beh, lui è il terzo figlio".
"Ah... capisco. Quindi nessuno ricorda niente della sua infanzia?"
"Esattamente".
La pediatra lo sa. Essere il terzo figlio vuol dire non sapere a che età hai iniziato a parlare, gattonare, camminare. Vuol dire avere solo due foto della tua infanzia. Vuol dire essere sempre confusi nei ricordi con qualche altro fratello. "Era così bravo... me lo sono trovato grande senza accorgermene" dice mia mamma.
Ma questo non vuol dire che abbia avuto un'infanzia da libro Cuore, tutt'altro. Mia mamma dice che con me aveva messo da parte tutte le paure che aveva con gli altri due e devo dire che non ho assolutamente la sensazione che mi sia mancato qualcosa. Anzi.
"Eh beh, è chiaro, abbiamo a che fare con una bambina dermatitica, soggetta a questi sfoghi sull'epidermide. Lei o suo maritoavete mai avuto problemi di dermatite da piccoli?"
"Io no, non credo. E mio marito... beh, lui è il terzo figlio".
"Ah... capisco. Quindi nessuno ricorda niente della sua infanzia?"
"Esattamente".
La pediatra lo sa. Essere il terzo figlio vuol dire non sapere a che età hai iniziato a parlare, gattonare, camminare. Vuol dire avere solo due foto della tua infanzia. Vuol dire essere sempre confusi nei ricordi con qualche altro fratello. "Era così bravo... me lo sono trovato grande senza accorgermene" dice mia mamma.
Ma questo non vuol dire che abbia avuto un'infanzia da libro Cuore, tutt'altro. Mia mamma dice che con me aveva messo da parte tutte le paure che aveva con gli altri due e devo dire che non ho assolutamente la sensazione che mi sia mancato qualcosa. Anzi.
mercoledì 9 giugno 2010
Di fallimenti e geniali intuizioni
La strada verso l'ecocompatibilità e un modo di vivere più sostenibile è lunga e impervia.
Nel mio caso è costellata da successi, insuccessi e geniali intuizioni.
Tra i successi, non posso esimermi dal citare la Brita, la caraffa con filtro che usiamo per l'acqua potabile. Visto che l'acqua che sgorga dal nostro rubinetto è veramente molto dura (come dimostra il calcare che si forma in quantità industriali in ogni loco in cui ne viene a contatto), abbiamo deciso di procurarci questo aggeggio che già usavo con successo al lavoro (ne avevamo acquistata una di un'altra marca che però lasciava un sapore chimico all'acqua).
Questo ci ha permesso di eliminare quintali di bottiglie di plastica nella spazzatura e di esimerci dall'onere di portare il pesante fardello dal supermercato (perchè la Famiglia Alta ha come caratteristica principale quella di essere incredibilmente pigra, quindi ogni sforzo risparmiato è visto come un gran successo). Credo che anche il portafogli ne benefici, anche se i filtri costicchiano, ma non ho fatto calcoli precisi.
Tra i successi c'è anche il mio splendido orto pensile che ho creato nel giardino in cassette della frutta e nei sacchi (dovrò postare delle foto). Si tratta di un orto low cost di cui abbiamo già assaggiato l'insalata, che è davvero squisita (e poi, volete mettere il senso di onnipotenza nel dire: l'ho creato io?). Ora, nell'attesa che ricresca, abbiamo la terza cassetta di insalata songino da mangiare. Buone nuove anche dai pomodori, che ho fissato con bastoncini rigidi visto che crescono rigogliosi, e dalla zucchina che ha già fatto fiori ma li ha persi (mia mamma dice che è un brutto segno).
Per quanto riguarda gli insuccessi, devo fare una confessione.
I miei più assidui lettori ricorderanno probabilmente l'idea di produrre in casa detersivi ecologici per lavatrice e lavastoviglie, che cotanto entusiasmo avevano acceso negli animi, svelandomi un mondo fatto di dentifrici, saponi, bagnoschiuma e ogni cosa fatto artigianalmente.
Ebbene, l'idea geniale ed economica non ha funzionato. Ed è fallita miseramente dopo pochi giorni: i vestiti puzzavano di topo morto e i bicchieri ne uscivano ricoperti da una triste coltre opaca che faceva tanto smog di Milano.
Archiviata.
Ma altre idee ecologiche frullano nella mia testa.
La principale è questa: sostituire l'allegra girandola che è piantata nel balcone con qualcosa che esteticamente ha lo stesso effetto ma che avrebbe anche uno scopo.
Insomma: sostituire le girandole con una pala eolica.
Abitando al terzo piano, forse i miei vicini dei piani di sopra e di sotto che si troverebbero la pala davanti al bancone potrebbero non coglierla con il medesimo entusiasmo. Per questo ho trovato una mini pala eolica che potrebbe agevolmente prendere il posto della girandola: eccola qui! Unico problema, i costi. Ma l'idea contiene un tocco di genio.
Nel mio caso è costellata da successi, insuccessi e geniali intuizioni.
Tra i successi, non posso esimermi dal citare la Brita, la caraffa con filtro che usiamo per l'acqua potabile. Visto che l'acqua che sgorga dal nostro rubinetto è veramente molto dura (come dimostra il calcare che si forma in quantità industriali in ogni loco in cui ne viene a contatto), abbiamo deciso di procurarci questo aggeggio che già usavo con successo al lavoro (ne avevamo acquistata una di un'altra marca che però lasciava un sapore chimico all'acqua).
Questo ci ha permesso di eliminare quintali di bottiglie di plastica nella spazzatura e di esimerci dall'onere di portare il pesante fardello dal supermercato (perchè la Famiglia Alta ha come caratteristica principale quella di essere incredibilmente pigra, quindi ogni sforzo risparmiato è visto come un gran successo). Credo che anche il portafogli ne benefici, anche se i filtri costicchiano, ma non ho fatto calcoli precisi.
Tra i successi c'è anche il mio splendido orto pensile che ho creato nel giardino in cassette della frutta e nei sacchi (dovrò postare delle foto). Si tratta di un orto low cost di cui abbiamo già assaggiato l'insalata, che è davvero squisita (e poi, volete mettere il senso di onnipotenza nel dire: l'ho creato io?). Ora, nell'attesa che ricresca, abbiamo la terza cassetta di insalata songino da mangiare. Buone nuove anche dai pomodori, che ho fissato con bastoncini rigidi visto che crescono rigogliosi, e dalla zucchina che ha già fatto fiori ma li ha persi (mia mamma dice che è un brutto segno).
Per quanto riguarda gli insuccessi, devo fare una confessione.
I miei più assidui lettori ricorderanno probabilmente l'idea di produrre in casa detersivi ecologici per lavatrice e lavastoviglie, che cotanto entusiasmo avevano acceso negli animi, svelandomi un mondo fatto di dentifrici, saponi, bagnoschiuma e ogni cosa fatto artigianalmente.
Ebbene, l'idea geniale ed economica non ha funzionato. Ed è fallita miseramente dopo pochi giorni: i vestiti puzzavano di topo morto e i bicchieri ne uscivano ricoperti da una triste coltre opaca che faceva tanto smog di Milano.
Archiviata.
Ma altre idee ecologiche frullano nella mia testa.
La principale è questa: sostituire l'allegra girandola che è piantata nel balcone con qualcosa che esteticamente ha lo stesso effetto ma che avrebbe anche uno scopo.
Insomma: sostituire le girandole con una pala eolica.
Abitando al terzo piano, forse i miei vicini dei piani di sopra e di sotto che si troverebbero la pala davanti al bancone potrebbero non coglierla con il medesimo entusiasmo. Per questo ho trovato una mini pala eolica che potrebbe agevolmente prendere il posto della girandola: eccola qui! Unico problema, i costi. Ma l'idea contiene un tocco di genio.
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mercoledì 26 maggio 2010
Apologia
Non mi basti mai.
Senza te mi sento perduto.
Sei il mio punto fermo nella tempesta che sovente scoppia nella micro casa, un punto di riferimento, un'ancora, una bussola.
Grazie a te asciugo lacrime, soffio nasi e pulisco bocche.
Senza te la mia vita sarebbe diversa: non saprei come ripulire il seggiolone, ma neanche come intervenire per pulire le lorde manine di quella Bassa che ancora mangia con le mani
Ti uso smodatamente e vengo spesso redarguito perchè mi si dice che uno strappo potrebbe essere sufficiente, ma io preferisco andare sul sicuro e non ne faccio mai meno di 6.
Per questo acquisto solo rotoli di dimensioni gigantesche, non quei piccoli scottex che io finirei in due strappi e un paio d'ore.
Ti uso e poi ti butto senza ripensamenti, senza che tu ti lamenti.
Perchè io lo so che tu, caro asciugone, ne sei profondamente felice.
NOTA BIOGRAFICA: Tempo fa, avevo preso la buona abitudine di imparare una nuova parola al giorno. Poi, visto che sono persona inconstante e inconcludente, ho abbandonato il progetto, con gravi ricadute sul mio eloquio.
In seguito mi sono ripromesso di leggere il dizionario, ma questo aveva il non trascurabile difetto che facevo dei periodi a usare molte parole con la A, poi con la B, peraltro senza poter anelare, per via della mia dichiarata inconstanza, di conoscere il significato delle parole "Uzzolo", "sineddoche" o "zeriba".
Ho deciso dunque di rispolverare una parola che è molto in voga, Apologia (Discorso in difesa di qualcosa o di qualcuno, definizione che conosco trattandosi di parola che inizia con la "a"). e ho scelto di fare un apologia all'asciugone, mio fidato compagno di mille e più avventure.
NOTA BIOGRAFICA/2: L'apologia dell'asciugone è in stridente contrasto con il post eco compatibile di ieri. Ma ahimè, sono un uomo dalle mille e più contraddizioni.
Senza te mi sento perduto.
Sei il mio punto fermo nella tempesta che sovente scoppia nella micro casa, un punto di riferimento, un'ancora, una bussola.
Grazie a te asciugo lacrime, soffio nasi e pulisco bocche.
Grazie a te ripulisco pavimenti e pianali della cucina e dono un volto dignitoso al divano.
Grazie a te raccolgo tutte le sostanze fisiologiche che la mia coinquilina Bassa da quasi due anni a questa parte spruzza in giro per casa e che altrimenti non saprei proprio come approcciare.
Nelle situazioni più difficili, basta bagnarti per risolvere tutti i problemi. Senza te la mia vita sarebbe diversa: non saprei come ripulire il seggiolone, ma neanche come intervenire per pulire le lorde manine di quella Bassa che ancora mangia con le mani
Ti uso smodatamente e vengo spesso redarguito perchè mi si dice che uno strappo potrebbe essere sufficiente, ma io preferisco andare sul sicuro e non ne faccio mai meno di 6.
Per questo acquisto solo rotoli di dimensioni gigantesche, non quei piccoli scottex che io finirei in due strappi e un paio d'ore.
Ti uso e poi ti butto senza ripensamenti, senza che tu ti lamenti.
Perchè io lo so che tu, caro asciugone, ne sei profondamente felice.
NOTA BIOGRAFICA: Tempo fa, avevo preso la buona abitudine di imparare una nuova parola al giorno. Poi, visto che sono persona inconstante e inconcludente, ho abbandonato il progetto, con gravi ricadute sul mio eloquio.
In seguito mi sono ripromesso di leggere il dizionario, ma questo aveva il non trascurabile difetto che facevo dei periodi a usare molte parole con la A, poi con la B, peraltro senza poter anelare, per via della mia dichiarata inconstanza, di conoscere il significato delle parole "Uzzolo", "sineddoche" o "zeriba".
Ho deciso dunque di rispolverare una parola che è molto in voga, Apologia (Discorso in difesa di qualcosa o di qualcuno, definizione che conosco trattandosi di parola che inizia con la "a"). e ho scelto di fare un apologia all'asciugone, mio fidato compagno di mille e più avventure.
NOTA BIOGRAFICA/2: L'apologia dell'asciugone è in stridente contrasto con il post eco compatibile di ieri. Ma ahimè, sono un uomo dalle mille e più contraddizioni.
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Eco detersivi
"Teleeeee teleeeeeeee"
"No, Bassa. Stasera niente tele. Stasera aiuti papà a fare il detersivo"
"'sivo?!?" (Traduz. Ma papà che #@zz ti sei fumato?!?!)
"Vedi, Bassa, portiamo il picì nella micro-cucina, lo accendiamo e vediamo come si fa..."
"Guardo topolino!!! E anche paperino!!!"
"No, il computer mi serve per leggere come si fa il detersivo..."
"E anche Pippo!"
"no, non guardiamo i filmati..."
"E anche Pluto!"
"Amore e che sei la figlia di Walt Disney..."
"E anche Minnie!"
Non manca più nessuno (solo non si vedono i due leocorni).
Dopo l'orto pensile, dopo la frutta e la verdura a chilometri zero, la nuova tappa della mia svolta ecologica è la realizzazione del detersivo per lavatrice in casa.
Trovo una "ricetta" che mi convince e via: acqua calda, bicarbonato, sapone di marsiglia. Uso un terzo delle dose consigliate così per provare.
Poi, siccome non sono tipo da mezze misure e quando faccio una cosa esagero, decido di creare anche il detersivo per lavastoviglie. Anche in questo caso dimezzo le dosi consigliate perchè non ho abbastanza limoni. Uso limoni, aceto, sale.
Unico errore: chiedere consiglio sulle misure "ridotte" a una che in matematica è così brava da dire: "allora, di contenitori ne abbiamo tre: due grandi e due piccoli".
Così ho usato la dose doppia di aceto anzichè quella dimezzata, ma vabbè. Stanotte il primo lavaggio ecologico in lavastoviglie: sembra funzionare bene.
Mi riservo di provarlo ancora qualche volta e di sperimentare anche la lavatrice prima di annunciare al mondo che sono un vero papà genio ecologico.
"No, Bassa. Stasera niente tele. Stasera aiuti papà a fare il detersivo"
"'sivo?!?" (Traduz. Ma papà che #@zz ti sei fumato?!?!)
"Vedi, Bassa, portiamo il picì nella micro-cucina, lo accendiamo e vediamo come si fa..."
"Guardo topolino!!! E anche paperino!!!"
"No, il computer mi serve per leggere come si fa il detersivo..."
"E anche Pippo!"
"no, non guardiamo i filmati..."
"E anche Pluto!"
"Amore e che sei la figlia di Walt Disney..."
"E anche Minnie!"
Non manca più nessuno (solo non si vedono i due leocorni).
Dopo l'orto pensile, dopo la frutta e la verdura a chilometri zero, la nuova tappa della mia svolta ecologica è la realizzazione del detersivo per lavatrice in casa.
Trovo una "ricetta" che mi convince e via: acqua calda, bicarbonato, sapone di marsiglia. Uso un terzo delle dose consigliate così per provare.
Poi, siccome non sono tipo da mezze misure e quando faccio una cosa esagero, decido di creare anche il detersivo per lavastoviglie. Anche in questo caso dimezzo le dosi consigliate perchè non ho abbastanza limoni. Uso limoni, aceto, sale.
Unico errore: chiedere consiglio sulle misure "ridotte" a una che in matematica è così brava da dire: "allora, di contenitori ne abbiamo tre: due grandi e due piccoli".
Così ho usato la dose doppia di aceto anzichè quella dimezzata, ma vabbè. Stanotte il primo lavaggio ecologico in lavastoviglie: sembra funzionare bene.
Mi riservo di provarlo ancora qualche volta e di sperimentare anche la lavatrice prima di annunciare al mondo che sono un vero papà genio ecologico.
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venerdì 14 maggio 2010
NOVITA': Stay tuned!!!
Cari lettori,
sono lieto di annunciarvi che presto, MOLTO presto, vi stupirò con un'iniziativa inedita e prestigiosa.
State connessi, ma soprattutto: state pronti. A tutto!
sono lieto di annunciarvi che presto, MOLTO presto, vi stupirò con un'iniziativa inedita e prestigiosa.
State connessi, ma soprattutto: state pronti. A tutto!
mercoledì 12 maggio 2010
Il tempo della spesa
Una volta, per incontrare amici e conoscenti, andavo in giro la sera per locali. C'erano i locali fissi e quelli saltuari, quelli dell'happy hour e quelli del dopocena, ma in tutti era matematico imbattersi in volti noti e fermarsi a scambiare due chiacchiere tra un cuba libre e un long beach.
L'altra settimana, quando la Bassa era in vacanza, io e la Alta abbiamo commesso un errore madornale: tornare in uno di quei posti. Anzitutto il locale era cambiato, nel senso che è stato ristrutturato: al posto della sabbia per terra nella parte estiva tra le palme hanno messo dei tavolini su una base di cemento, al posto della veranda in plastica hanno messo le pareti in cemento. L'arredo è più alla moda e sono stati messi tavolini a sedere in ogni dove, ottimizzando gli spazi. Ma il cambiamento più grande era un altro: non c'era una mezza faccia conosciuta, neanche per sbaglio. E pensare che una volta lì conoscevo addirittura il gigantesco buttafuori (e la cosa faceva un certo effetto alle ragazze).
L'altra sera, invece, sono andato all'Esselunga vicino a casa la sera dopo le sette e mezza. E' lì che ora si concentra tutta la gente che conosco, tra il banco dei surgelati e quello delle offerte speciali. E in coda per la salumeria mi è capitato di fare alcuni degli incontri più sensazionali degli ultimi mesi.
Come cambiano i tempi...
L'altra settimana, quando la Bassa era in vacanza, io e la Alta abbiamo commesso un errore madornale: tornare in uno di quei posti. Anzitutto il locale era cambiato, nel senso che è stato ristrutturato: al posto della sabbia per terra nella parte estiva tra le palme hanno messo dei tavolini su una base di cemento, al posto della veranda in plastica hanno messo le pareti in cemento. L'arredo è più alla moda e sono stati messi tavolini a sedere in ogni dove, ottimizzando gli spazi. Ma il cambiamento più grande era un altro: non c'era una mezza faccia conosciuta, neanche per sbaglio. E pensare che una volta lì conoscevo addirittura il gigantesco buttafuori (e la cosa faceva un certo effetto alle ragazze).
L'altra sera, invece, sono andato all'Esselunga vicino a casa la sera dopo le sette e mezza. E' lì che ora si concentra tutta la gente che conosco, tra il banco dei surgelati e quello delle offerte speciali. E in coda per la salumeria mi è capitato di fare alcuni degli incontri più sensazionali degli ultimi mesi.
Come cambiano i tempi...
venerdì 7 maggio 2010
La frutta pendolare
Il sabato, nella parcheggio della posta, ci sono 4 bancarelle in croce che a vederle nel nostro mondo di mega mercati e super iper centri commerciali fanno quasi tenerezza.
Vendono prodotti di aziende della zona, è un'iniziativa della Coldiretti per sostenere il commercio locale. Ci sono formaggi, yogurt, frutta (poca, che qui da noi adesso non si va più in là di pere, mele e kiwi), verdura, carne, miele, vino... Tutto ha dei prezzi ragionevoli e, soprattutto, dei sapori buoni e genuini, come una volta.
All'inizio c'era poca gente, poi la voce dev'essersi sparsa e c'è chi ha addirittura si è modernizzato e ha messo il numerino per la coda. Altri invece non l'hanno fatto e tocca litigare con le vecchine... che non è mai un bello spettacolo.
E queste sono le verdure a km zero che abbiamo preso la buona, sana e consapevole abitudine di acquistare da qualche mese a questa parte.
Poi c'è la frutta a km. 1000. Quella che io ogni giorno infilo nella mia borsa del pendolare e porto con me sull'autobus, sulla metropolitana e poi nel tragitto a piedi, fino ad arrivare al mio posto di lavoro a Milano. L'ammirevole obiettivo è consumarla tra un pasto e l'altro.
La realtà è che, ogni giorno, la frutta resta dimenticata in fondo alla borsa e la sera ripercorre con me il solito percorso: tragitto a piedi, metropolitana, bus e casa.
Perchè l'importante nella vita è essere coerenti.
Vendono prodotti di aziende della zona, è un'iniziativa della Coldiretti per sostenere il commercio locale. Ci sono formaggi, yogurt, frutta (poca, che qui da noi adesso non si va più in là di pere, mele e kiwi), verdura, carne, miele, vino... Tutto ha dei prezzi ragionevoli e, soprattutto, dei sapori buoni e genuini, come una volta.
All'inizio c'era poca gente, poi la voce dev'essersi sparsa e c'è chi ha addirittura si è modernizzato e ha messo il numerino per la coda. Altri invece non l'hanno fatto e tocca litigare con le vecchine... che non è mai un bello spettacolo.
E queste sono le verdure a km zero che abbiamo preso la buona, sana e consapevole abitudine di acquistare da qualche mese a questa parte.
Poi c'è la frutta a km. 1000. Quella che io ogni giorno infilo nella mia borsa del pendolare e porto con me sull'autobus, sulla metropolitana e poi nel tragitto a piedi, fino ad arrivare al mio posto di lavoro a Milano. L'ammirevole obiettivo è consumarla tra un pasto e l'altro.
La realtà è che, ogni giorno, la frutta resta dimenticata in fondo alla borsa e la sera ripercorre con me il solito percorso: tragitto a piedi, metropolitana, bus e casa.
Perchè l'importante nella vita è essere coerenti.
lunedì 3 maggio 2010
L'insalata era nell'orto (pensile)
Dopo solo una settimana, e senza nemmeno l'aiuto del vascone super-tecnologico, ecco qui i risultati del mio orto pensile.
E son soddisfazioni!
"Ma non è che hai un po' esagerato con i semini e sono nate troppe piantine?" ha obiettato la mia coinquilina Alta.
"Donna! Anzitutto, visto il tuo pollice nero, non ti è consentito fare osservazioni! E poi non hai capito... che questa è una coltivazione intensiva!".
venerdì 30 aprile 2010
La tecnica del "Padrino"
"buongiorno signora del caf delle Acli"
"buongiorno"
"utlimamente vedo più lei del tecnico del frigo. E le assicuro che ce ne vuole".
"e ma sa, tutti possono sbagliare..."
"cioè ricapitoliamo, giusto per capirci. L'anno scorso per il 730 abbiamo voluto rivolgerci a un CAF, centro d'assistenza fiscale, per essere sicuri che fosse tutto a posto visto che sapevamo che sarebbe stato un po' complicato. Abbiamo pagato voi per farci compilare il 730 congiunto e per avere assistenza. Poi, per caso, ci siamo accorti di un errore fatto da voi, piuttosto banale e grossolano, se posso. Siamo tornati indietro e lo abbiamo corretto. Si ricorda che mi ha fatto il modello Unico..."
"sì ricordo. Ma grazie all'assicurazione i soldi delle sanzioni ve li ridiamo, eh, anzi li ho qui"
"ma che gentilezza! Peccato che poi facendo il 730 quest'anno, ovviamente non da voi, ci accorgiamo che avete fatto un altro errore, così grossolano che lei l'altro giorno al telefono aveva giurato che era impossibile..."
"e ma sa, avrà sbagliato l'operatrice..."
"esattamente, quella che lei ha definito "molto scrupolosa", la stessa che ha anche sbagliato a segnare il mio abbonamento ai mezzi pubblici, che era annuale e ha segnato solo la quota mensile...."
"ah... ma sul suo 730 abbiamo già fatto la correzione con l'Unico, non è che può venire qui dopo un anno e dircelo. Se ne doveva accorgere prima"
"Io? non voi che siete pagati per farlo? così quei soldi li ho persi. Bene"
"e, ma sa, capita. Comunque siamo qui per correggere l'altra cosa, quella nella dichiarazione di sua moglie, e io non è che ho solo voi, ho altri appuntamenti. dunque abbiamo inserito un reddito senza che ci fosse il CUD, quindi va tolto. Reinseriamo i dati nel computer... ecco fatto. Dovete pagare la differenza"
"cioè, mi faccia capire. Abbiamo tolto un reddito, quindi abbiamo percepito un reddito inferiore e dobbiamo pagare di più?"
"eh sì perchè... beh perchè lo dice il programma, vede è tutto automatico"
"sì, ma il cervello, ha presente quell'accessorio che dovrebbero averle dato in dotazione? ecco, lo usi. Ripeto la domanda: é sicura che togliendo un reddito, quindi percependo meno soldi, io debba pagare di più?"
"sicura"
"ricontrolliamo"
"ancora? ma è la terza volta, ora mi sto arrabbiando"
"lei si arrabbia? si figuri noi che è la quinta volta che veniamo qui per errori vostri. ricontrolliamo"
"...gnnn (tipica inflessione acida della voce, ndr) .... ma se non si fida chiami la mia responsabile che è a milano"
"Certo, mi dia il numero. Ma intanto ricontrolliamo"
"... va beh. Come dicevo togliendo questo reddito... ah, ma poi c'è l'irpef, l'urap, il pirap... ecco, siete a credito, vi devono restituire dei soldi"
"ma due secondi fa lei mi aveva detto..."
"e si ma vede, è scritto qui. il computer non sbaglia"
"Lui no, ma voi sì. é sicura, stavolta? la accendiamo?"
"Sicura"
"Ricontrolliamo"
"... ancora?!!?! ma è l'ultima volta, eh? dunque, togliendo quello, ah già, ma c'è anche l'addizionale regionale, il cup, il poc, il tuc... ecco, pareggia!"
"Mi prende in giro?"
"No vede qui, l'urap, l'arap, l'addizionale... è pari"
La signora del Caf non lo sa, ma a salvarle la vita è stata la tecnica del Padrino.
"Il Padrino" di Mario Puzo (da cui è tratto l'omonimo film) più che un libro è un manuale strategico di vita.
Lasciando perdere gli eccessi delle "offerte che non si possono rifiutare" e delle teste di cavallo, c'è una tecnica che io ho trovato utilissima: perdere la calma davanti all'avversario è controproducente. Anche se si ha inconfutabilmente ragione, anche se l'altro ha torto marcio, far trapelare nervosismo e trascendere i toni porta solo svantaggi. é molto più efficace restare calmi. Ed essere implacabili.
In questo caso, se io avessi staccato la testa a quella del CAF o se l'avessi insultata in toni accessi avrei dovuto trovare qualcun altro che sistemasse i loro casini e sarebbe stato molto difficile.
Quella Alta, invece, ha molta difficoltà ad applicare questa tecnica. Pur non passando alle mani ha alzato la voce, ha dato degli incompetenti agli operatori, si è arrabbiata e ha invitato tutta la gente in attesa a scappare finchè era in tempo.
La chicca è stata il tizio nella scrivania di fianco a noi, che era lì per fare il 730 con l'operatrice, quella "scrupolosa" che l'ha compilato a noi l'anno scorso:
"Sono qui per l'assistenza... sì il 730 l'ho già compilato io e di solito sono abbastanza preciso, ma preferisco venire da voi per essere più sicuro..."
"Se vuole la prossima si rivolga a nostra figlia. Ha 20 mesi ma di sicuro fa meno errori...".
"buongiorno"
"utlimamente vedo più lei del tecnico del frigo. E le assicuro che ce ne vuole".
"e ma sa, tutti possono sbagliare..."
"cioè ricapitoliamo, giusto per capirci. L'anno scorso per il 730 abbiamo voluto rivolgerci a un CAF, centro d'assistenza fiscale, per essere sicuri che fosse tutto a posto visto che sapevamo che sarebbe stato un po' complicato. Abbiamo pagato voi per farci compilare il 730 congiunto e per avere assistenza. Poi, per caso, ci siamo accorti di un errore fatto da voi, piuttosto banale e grossolano, se posso. Siamo tornati indietro e lo abbiamo corretto. Si ricorda che mi ha fatto il modello Unico..."
"sì ricordo. Ma grazie all'assicurazione i soldi delle sanzioni ve li ridiamo, eh, anzi li ho qui"
"ma che gentilezza! Peccato che poi facendo il 730 quest'anno, ovviamente non da voi, ci accorgiamo che avete fatto un altro errore, così grossolano che lei l'altro giorno al telefono aveva giurato che era impossibile..."
"e ma sa, avrà sbagliato l'operatrice..."
"esattamente, quella che lei ha definito "molto scrupolosa", la stessa che ha anche sbagliato a segnare il mio abbonamento ai mezzi pubblici, che era annuale e ha segnato solo la quota mensile...."
"ah... ma sul suo 730 abbiamo già fatto la correzione con l'Unico, non è che può venire qui dopo un anno e dircelo. Se ne doveva accorgere prima"
"Io? non voi che siete pagati per farlo? così quei soldi li ho persi. Bene"
"e, ma sa, capita. Comunque siamo qui per correggere l'altra cosa, quella nella dichiarazione di sua moglie, e io non è che ho solo voi, ho altri appuntamenti. dunque abbiamo inserito un reddito senza che ci fosse il CUD, quindi va tolto. Reinseriamo i dati nel computer... ecco fatto. Dovete pagare la differenza"
"cioè, mi faccia capire. Abbiamo tolto un reddito, quindi abbiamo percepito un reddito inferiore e dobbiamo pagare di più?"
"eh sì perchè... beh perchè lo dice il programma, vede è tutto automatico"
"sì, ma il cervello, ha presente quell'accessorio che dovrebbero averle dato in dotazione? ecco, lo usi. Ripeto la domanda: é sicura che togliendo un reddito, quindi percependo meno soldi, io debba pagare di più?"
"sicura"
"ricontrolliamo"
"ancora? ma è la terza volta, ora mi sto arrabbiando"
"lei si arrabbia? si figuri noi che è la quinta volta che veniamo qui per errori vostri. ricontrolliamo"
"...gnnn (tipica inflessione acida della voce, ndr) .... ma se non si fida chiami la mia responsabile che è a milano"
"Certo, mi dia il numero. Ma intanto ricontrolliamo"
"... va beh. Come dicevo togliendo questo reddito... ah, ma poi c'è l'irpef, l'urap, il pirap... ecco, siete a credito, vi devono restituire dei soldi"
"ma due secondi fa lei mi aveva detto..."
"e si ma vede, è scritto qui. il computer non sbaglia"
"Lui no, ma voi sì. é sicura, stavolta? la accendiamo?"
"Sicura"
"Ricontrolliamo"
"... ancora?!!?! ma è l'ultima volta, eh? dunque, togliendo quello, ah già, ma c'è anche l'addizionale regionale, il cup, il poc, il tuc... ecco, pareggia!"
"Mi prende in giro?"
"No vede qui, l'urap, l'arap, l'addizionale... è pari"
La signora del Caf non lo sa, ma a salvarle la vita è stata la tecnica del Padrino.
"Il Padrino" di Mario Puzo (da cui è tratto l'omonimo film) più che un libro è un manuale strategico di vita.
Lasciando perdere gli eccessi delle "offerte che non si possono rifiutare" e delle teste di cavallo, c'è una tecnica che io ho trovato utilissima: perdere la calma davanti all'avversario è controproducente. Anche se si ha inconfutabilmente ragione, anche se l'altro ha torto marcio, far trapelare nervosismo e trascendere i toni porta solo svantaggi. é molto più efficace restare calmi. Ed essere implacabili.
In questo caso, se io avessi staccato la testa a quella del CAF o se l'avessi insultata in toni accessi avrei dovuto trovare qualcun altro che sistemasse i loro casini e sarebbe stato molto difficile.
Quella Alta, invece, ha molta difficoltà ad applicare questa tecnica. Pur non passando alle mani ha alzato la voce, ha dato degli incompetenti agli operatori, si è arrabbiata e ha invitato tutta la gente in attesa a scappare finchè era in tempo.
La chicca è stata il tizio nella scrivania di fianco a noi, che era lì per fare il 730 con l'operatrice, quella "scrupolosa" che l'ha compilato a noi l'anno scorso:
"Sono qui per l'assistenza... sì il 730 l'ho già compilato io e di solito sono abbastanza preciso, ma preferisco venire da voi per essere più sicuro..."
"Se vuole la prossima si rivolga a nostra figlia. Ha 20 mesi ma di sicuro fa meno errori...".
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giovedì 25 febbraio 2010
XVII
Dev'essere un retaggio dell'antica tradizione contadina da cui discende la mia famiglia dalla parte materna.
Dev'essere un ancestrale bisogno di credere in qualcosa, qualsiasi cosa.
Dev'essere che il latinista che dorme placidamente in me sa che, anagrammando i numeri romani, compare la parola VIXI, cioè ho vissuto.
Il fatto è che da due giorni nella home page del mio blog c'era una finestra in cui si diceva che le persone che si prendono la briga di leggere costantemente i miei deliri mentali erano esattamente diciassette (tra l'altro tutte donne. Mai avuto così tante fans dichiarate tutte insieme: una bella iniezione per la mia autostima!).
E a me il 17 è un numero che fa un brutto effetto.
Perchè sì, io, essere evoluto del XXI secolo, che lavoro con i computer, che credo nella scienza e sono contrario alla religione come arma per manipolare le masse, sono SUPERTIZIOSO. Ma non di tutto eh, però questo diciassette non lo potevo proprio vedere.
Ora che sono diventate diciotto posso riprendere a respirare, a dormire di notte e a uscire di casa. Il diciassette è solo un ricordo.
Dev'essere un ancestrale bisogno di credere in qualcosa, qualsiasi cosa.
Dev'essere che il latinista che dorme placidamente in me sa che, anagrammando i numeri romani, compare la parola VIXI, cioè ho vissuto.
Il fatto è che da due giorni nella home page del mio blog c'era una finestra in cui si diceva che le persone che si prendono la briga di leggere costantemente i miei deliri mentali erano esattamente diciassette (tra l'altro tutte donne. Mai avuto così tante fans dichiarate tutte insieme: una bella iniezione per la mia autostima!).
E a me il 17 è un numero che fa un brutto effetto.
Perchè sì, io, essere evoluto del XXI secolo, che lavoro con i computer, che credo nella scienza e sono contrario alla religione come arma per manipolare le masse, sono SUPERTIZIOSO. Ma non di tutto eh, però questo diciassette non lo potevo proprio vedere.
Ora che sono diventate diciotto posso riprendere a respirare, a dormire di notte e a uscire di casa. Il diciassette è solo un ricordo.
venerdì 29 gennaio 2010
Due chiacchiere alla macchinetta del caffè
Di solito per il mio compleanno mi faccio un regalo: una giornata di ferie, dedicata completamente a me, che sono il festeggiato e ritengo di averne tutto il diritto. Così faccio le cose che mi piacciono e che di solito non ho mai tempo di fare, tipo colazione al bar con lettura del giornale, un bel giro all'OBI, magari continuare il quadro che, nell'attesa che lo finisca, ha fatto le ragnatele... Mi sembra un bel gesto verso me stesso. Purtroppo quest'anno non sono riuscito a farlo... così mi consolo con delle chiacchiere in ufficio! commestibili, ovviamente
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