L'anno scorso, a Pasqua, la Bassa ha aperto il suo primo uovo di cioccolato e all'interno ha trovato la sua prima sorpresa: un portachiavi a forma di prosciutto crudo (!).
Quest'anno il premio "Miglior sorpresa dell'uovo di Pasqua" è stato vinto ex equo da tre dei miei quattro nipoti, che hanno trovato nell'uovo che abbiamo loro regalato (tutti uguali e con carta rigorosamente azzurra) un orsetto di peluche che indossava una maglietta su cui compariva la scritta "Daniela".
La Pasqua, comunque, è ufficialmente la festa preferita della Bassa, che proprio l'anno scorso conosceva per la prima volta il cioccolato e se ne innamorava. Caratteristice che, peraltro, dev'essere genetica, visto che io sono un appassionato consumatore di cioccolato.
Durante quest'anno il suo amore per il cioccolato è cresciuto a dismisura, alimentato dalle barrette kinder che al supermercato riconosce a mille chilometri di distanza (anche perchè le posizionano sempre ad altezza bassi... diabbbolici!); e ha raggiunto l'apice quando, a Natale, hanno aperto lo spaccio della Lindt (e mica pizza e fichi) a due passi dalla casa dei nonni. I miei suoceri ormai sono di casa, hanno ricevuto la golden card e hanno acceso un nuovo mutuo.
Da settimane la Bassa puntava l'uovo in alto sulla mensola, fiutando probabilmente l'odore del cioccolato. Giunta finalmente la Pasqua ha potuto aprirlo. Scartato l'involucro, si è impossessata dell'uovo con tutte e due le mani e ha iniziato a mangiarlo senza mollarlo a nessuno se non dietro pianti e capricci ("E' mioooooo!!!"). La stessa scena si è ripetuta con tutte le uova che ha aperto durante la giornata, mentre della sorpresa non gliene poteva fregà di meno (forse era traumatizzata del prosciutto crudo dell'anno scorso).
Tuttavia, visto che non sembra giusto ridurre la Pasqua a un uovo di cioccolato, abbiamo lavorato per togliere la patina di consumismo che avvolge questa festa. Dunque abbiamo acquistato una Bibbia per Bassi e abbiamo cercato di spiegarle che si festeggia perchè Cristo è risorto. Devo dire però che le uova di cioccolato hanno avuto ben altro impatto.
Le mirabolanti avventure di quella bassa che da un anno vive con noi e le cui prime parole sono state "ciao", "cacao" e, finalmente, "papà"...
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martedì 6 aprile 2010
lunedì 8 febbraio 2010
Soluzione anti-crisi
Pasta fresca fatta in casa (da mangiare in comunità)
Ravioli con ripieno di carne fatti in casa congelati (ne ho fatti "un po'" perchè in brodo sono buonissimi)
Polpettone congelato (da scongelare e mangiare freddo con l'insalata)
Tre mono porzioni di minestrone con verdura fresca
6 uova (di cui tre fresche di giornata, contrassegnate dalla scritta 7 (febbraio, ndr) sul guscio)
Un vassoio di chiacchiere fatte in casa
Una borsa di kiwi (barattata con la sostituzione di 6 elastici ai pantaloni della proprietaria della pianta di kiwi)
Due bistecche di roast beef (che così buone non le avete mai mangiate)
Un costume di carnevale vintage da cane (creato 20 anni or sono come costume da coniglio per la nipote P., quindi allungato per l'anno successivo e trasformato in costume da cane. Quest'anno opportunamente lavato e riaccorciato per la bis-nipote Bassa)
Abbiamo trovato la soluzione al problema caro-spesa.
Si chiama: visita domenicale alla super-nonna-bis T, arzilla pluriottuagenaria che, per nostra fortuna, questa settimana non aveva nulla da fare "neanche un orlo, una gonna da allargare, niente di niente".
E così, per sconfiggere la noia, si è messa a cucinare cibo da distribuire urbi et orbi, ovviamente dopo averlo congelato e catalogato nel suo gigantesco congelatore.
Chissà se da piccola era stata una bambina iper-attiva. Sicuramente avrebbe potuto fare la manager in una grande azienda.
Intanto gestisce con efficienza la sua casa, l'orto e il pollaio con cinque galline (divise in due pollai: in uno ci sono le tre più giovani, nell'altro le due più vecchie che faticano a mantenere il ritmo di produzione tale da garantire loro la sopravvivenza: la separazione deve essere per loro un ammonimento, se non tornano a produrre abbastanza la fine è inevitabile. La super-nonna ha già dimostrato di non scherzare su certe cose). Il canarino purtroppo non ha passato l'inverno ("Mangiare mangiava, ma aveva già la sua età... fammi pensare, avrà avuto 15 anni"). La super-nonna-bis porta avanti anche un'attività clandestina di lavori sartoriali per amici, parenti, vicini e chiglielochieda, che vanno dal semplice orlo ai lavori più complicati. In più aiuta la coppia di giovani ucraini che hanno preso la casa di fianco in affitto e che hanno appena avuto una bambina. La giovane ucraina lavora come badante e, appena arrivata, aveva visto la vecchietta e si era proposta per aiutare la super-nonna-bis. Ingenua. MAIfidarsi delle apparenze.
Ravioli con ripieno di carne fatti in casa congelati (ne ho fatti "un po'" perchè in brodo sono buonissimi)
Polpettone congelato (da scongelare e mangiare freddo con l'insalata)
Tre mono porzioni di minestrone con verdura fresca
6 uova (di cui tre fresche di giornata, contrassegnate dalla scritta 7 (febbraio, ndr) sul guscio)
Un vassoio di chiacchiere fatte in casa
Una borsa di kiwi (barattata con la sostituzione di 6 elastici ai pantaloni della proprietaria della pianta di kiwi)
Due bistecche di roast beef (che così buone non le avete mai mangiate)
Un costume di carnevale vintage da cane (creato 20 anni or sono come costume da coniglio per la nipote P., quindi allungato per l'anno successivo e trasformato in costume da cane. Quest'anno opportunamente lavato e riaccorciato per la bis-nipote Bassa)
Abbiamo trovato la soluzione al problema caro-spesa.
Si chiama: visita domenicale alla super-nonna-bis T, arzilla pluriottuagenaria che, per nostra fortuna, questa settimana non aveva nulla da fare "neanche un orlo, una gonna da allargare, niente di niente".
E così, per sconfiggere la noia, si è messa a cucinare cibo da distribuire urbi et orbi, ovviamente dopo averlo congelato e catalogato nel suo gigantesco congelatore.
Chissà se da piccola era stata una bambina iper-attiva. Sicuramente avrebbe potuto fare la manager in una grande azienda.
Intanto gestisce con efficienza la sua casa, l'orto e il pollaio con cinque galline (divise in due pollai: in uno ci sono le tre più giovani, nell'altro le due più vecchie che faticano a mantenere il ritmo di produzione tale da garantire loro la sopravvivenza: la separazione deve essere per loro un ammonimento, se non tornano a produrre abbastanza la fine è inevitabile. La super-nonna ha già dimostrato di non scherzare su certe cose). Il canarino purtroppo non ha passato l'inverno ("Mangiare mangiava, ma aveva già la sua età... fammi pensare, avrà avuto 15 anni"). La super-nonna-bis porta avanti anche un'attività clandestina di lavori sartoriali per amici, parenti, vicini e chiglielochieda, che vanno dal semplice orlo ai lavori più complicati. In più aiuta la coppia di giovani ucraini che hanno preso la casa di fianco in affitto e che hanno appena avuto una bambina. La giovane ucraina lavora come badante e, appena arrivata, aveva visto la vecchietta e si era proposta per aiutare la super-nonna-bis. Ingenua. MAIfidarsi delle apparenze.
giovedì 14 gennaio 2010
La gallina che mangiava le uova
Altro che cibo biologico o controllato. Noi abbiamo la super nonna bis T. che, nonostante abbia superato gli ottanta, è ancora arzilla e non solo coltiva l'orto, ma alleva anche le galline. Questo ci consente di avere uova fresche ogni settimana (tra cui "l'uovo che fa parlare i bambini" qui) , verdura del suo orto di tanto in tanto e, raramente, qualche gallina. La super-nonna bis è un tipo molto pratico e spiccio, non è mai stanca, lavora sempre e ha una vera e propria adorazione per la sua prima e per ora unica bis-nipote, a cui ha riservato appunto una gallina a cui poco prima aveva tirato il collo.
L'altro giorno sono stato incaricato di togliere dal congelatore il volatile per procedere con la cottura. E mi sono accorto di un'etichetta scritta a mano dalla super nonna, che è solita annotare con cura tutte le cose "perchè sennò poi si dimentica" (ad esempio la data in cui congela le mono-porzioni di minestrone che realizza in dosi industriali o anche la data in cui le galline depongono le uova). Ma questa volta si è superata: non solo ha segnato la data del decesso della gallina, ma ha annotato anche la causa che ne ha comportato la prematura dipartita: "Gallina che mangiava le uova".
Questo vuol dire che sicuramente aveva già avvisato la suddetta gallina di non beccare più le uova appena deposte, altrimenti... ZAC! Ma questa deve aver sottovalutato l'ammonimento, continuando imperterrita nel suo deprecabile vizio. "E mica posso mantenere una gallina che non mi dà uova!". E certo, il ragionamento non fa una grinza. E poi lei prima le avverte: con la gallina che non faceva le uova aveva funzionato. Dopo il suo avviso si era messa a produrre in quantità industriali. Ma per questa, come il suo epitaffio recita, non c'è stato niente da fare.
L'altro giorno sono stato incaricato di togliere dal congelatore il volatile per procedere con la cottura. E mi sono accorto di un'etichetta scritta a mano dalla super nonna, che è solita annotare con cura tutte le cose "perchè sennò poi si dimentica" (ad esempio la data in cui congela le mono-porzioni di minestrone che realizza in dosi industriali o anche la data in cui le galline depongono le uova). Ma questa volta si è superata: non solo ha segnato la data del decesso della gallina, ma ha annotato anche la causa che ne ha comportato la prematura dipartita: "Gallina che mangiava le uova".
Questo vuol dire che sicuramente aveva già avvisato la suddetta gallina di non beccare più le uova appena deposte, altrimenti... ZAC! Ma questa deve aver sottovalutato l'ammonimento, continuando imperterrita nel suo deprecabile vizio. "E mica posso mantenere una gallina che non mi dà uova!". E certo, il ragionamento non fa una grinza. E poi lei prima le avverte: con la gallina che non faceva le uova aveva funzionato. Dopo il suo avviso si era messa a produrre in quantità industriali. Ma per questa, come il suo epitaffio recita, non c'è stato niente da fare.
mercoledì 14 ottobre 2009
L'uovo che fa parlare i bambini
L'altro giorno la nonna di quella Alta ci ha fatto un dono raro e prezioso: il primo uovo di una gallina. La bisnonna T. è un personaggio meritorio di approfondimenti: arzilla pluriottuagenaria, coltiva da sola l'orto e cura un esercito di galline a cui non esita a tirare il collo nel caso in cui non producano abbastanza uova. Una volta aveva una gallina che faceva poche uova e tutte piccole, le ha annunciato l'esecuzione per il giorno successivo e questa dalla paura ha iniziato a fare tre uova al giorno, delle stesse dimensioni di quelle di struzzo.
Ora ha preso delle galline che ancora non avevano fatto uova (ai pulcini ha rinunciato, troppa fatica). E ha messo da parte con cura il PRIMO UOVO per la sua bis-nipote Bassa, spiegandoci che serve per far parlare i bambini. Non è dato sapere quali motivazioni scientifiche supportino questa teoria, ma quella Alta non ha fiatato e con una puntualità inusuale il giorno dopo ha cucinato l'uovo per la Bassa.
Il vero motivo, io lo so, risale a un antico senso di colpa della Alta che lo scorso inverno ha dato poca importanza alle dicerie della tradizione popolare, con risultati catastrofici. La bisnonna T. aveva cucinato il suo piatto clou, pietanza tipica della tradizione lombarda: la cassoeula. Aveva anche avvisato quella Alta, che allora allattava, di non mangiarla perchè le verze facevano diventare cattivo il latte. Quella Alta, che si considera una donna colta e moderna, non ha dato ascolto e ha mangiato la cassoeula. Essendo sempre stata piuttosto famelica, quella Bassa pur facendo smorfie di disgusto, aveva mangiato lo stesso e poi aveva pianto come mai in vita sua. In quell'occasione abbiamo scoperto che ai bambini piccoli il vomito esce anche dal naso.
Dunque, quella era senza ombra di dubbio una diceria vera. La mattina dopo aver mangiato l'uovo, la Bassa ha iniziato a parlare senza sosta, dando sfoggio di tutto il suo repertorio. Non credo però che in questo caso le magiche proprietà del tuorlo d'uovo c'entrino qualcosa: il problema con quella Bassa non è certo farla parlare, semmai farla tacere.
Ora ha preso delle galline che ancora non avevano fatto uova (ai pulcini ha rinunciato, troppa fatica). E ha messo da parte con cura il PRIMO UOVO per la sua bis-nipote Bassa, spiegandoci che serve per far parlare i bambini. Non è dato sapere quali motivazioni scientifiche supportino questa teoria, ma quella Alta non ha fiatato e con una puntualità inusuale il giorno dopo ha cucinato l'uovo per la Bassa.
Il vero motivo, io lo so, risale a un antico senso di colpa della Alta che lo scorso inverno ha dato poca importanza alle dicerie della tradizione popolare, con risultati catastrofici. La bisnonna T. aveva cucinato il suo piatto clou, pietanza tipica della tradizione lombarda: la cassoeula. Aveva anche avvisato quella Alta, che allora allattava, di non mangiarla perchè le verze facevano diventare cattivo il latte. Quella Alta, che si considera una donna colta e moderna, non ha dato ascolto e ha mangiato la cassoeula. Essendo sempre stata piuttosto famelica, quella Bassa pur facendo smorfie di disgusto, aveva mangiato lo stesso e poi aveva pianto come mai in vita sua. In quell'occasione abbiamo scoperto che ai bambini piccoli il vomito esce anche dal naso.
Dunque, quella era senza ombra di dubbio una diceria vera. La mattina dopo aver mangiato l'uovo, la Bassa ha iniziato a parlare senza sosta, dando sfoggio di tutto il suo repertorio. Non credo però che in questo caso le magiche proprietà del tuorlo d'uovo c'entrino qualcosa: il problema con quella Bassa non è certo farla parlare, semmai farla tacere.
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