martedì 19 ottobre 2010

Non si fa

"Eh no, eh. Così non si fa, stai proprio esagerando"
"Ma perchè? Ho anche messo il cartello"
"Tsè, un cartello ridicolo con una scritta ridicola: "Chiuso per inventario""
"Ma l'ha messo anche un negozio della mia città!"
"Sì, come il fornaio che a settembre ha scritto "Chiuso per rottura del forno". Dopo tre mesi al suo posto ha aperto un negozio di abbigliamento per bambini"
"Vuoi dirmi che all'indirizzo del mio blog aprirà quello di un panettiere?"
"Il punto è un altro. Non puoi scrivere costantemente per quasi un anno e poi da un momento all'altro POUF sparire e basta"
"Perchè no? Il blog è mio e ci faccio quello che voglio io"
"Ma hai degli obblighi, delle responsabilità morali nei confronti dei lettori. Non vedi che la gente si preoccupa, si chiede se state bene, crede che magari sia successo qualcosa di grave..."
"E' solo che non ho più voglia di scrivere e non scrivo più"
"Ma sei poco affidabile, lasci sempre tutto a metà"
"Sai però, una cosa ci sarebbe...."
"Cosa?"
"Il Brampa"
"Il Brampa?"
"Sì, io credo che il mondo debba conoscerlo, il Brampa"
"E quindi, tornerai a scriverti e smetterai di farti pregare come una prima donna?"
"Ma sia chiaro, lo faccio per il Brampa..."

giovedì 23 settembre 2010

SENZA PAROLE

Spero non si tratti di un addio e che LEI, caro editore, torni a pubblicare ...

venerdì 17 settembre 2010

Chiuso per inventario*

*scritta che dal 2005 è appesa fuori da un negozio che vendeva computer nella mia città

lunedì 13 settembre 2010

I lunedì di Plautmasch: la nuova stagione

Buon giorno, carissimo editore, l'argomento odierno prende spunto da un episodio della settimana capitato alla sua famigliola. Sto parlando del preciso momento in cui vi siete incidentalmente imbattuti con il fantastico mondo dorato concesso ai pochi. Quel mondo misterioso che alberga nell'attico sopra le vostre capocce e a cui ogni tanto rivolgete sguardi sospiranti. In quel frangente vi siete accorti che il denaro non regala la felicità: la compra.

Già in alcuni miei trattati (“Attici Apocalittici” è uno di questi) avevo più volte evidenziato l’amara verità che se è pur vero che anche i bambini ricchi piangono, essi piangono lacrime meno salate dei loro coetanei meno abbienti. Un discreto conto in banca contribuisce a modificare persino la chimica organica del nostro organismo.

E' triste ammetterlo, ma Il povero si diversifica dal ricco anche per le punizioni che infligge ai suoi pargoli. "Per punizione ti mando nella tua stanza!!! E adesso perché ridi? Ah già, viviamo in un monolocale ... allora andrai a letto senza cena. Come? Giusto, questo avviene già quasi tutte le sere ... bene allora domani non ti mando a quella scuola che ti piace molto, tanto il tuo insegnante era un precario e l'hanno licenziato."

Vi invito cortesemente a immaginare questa scena. Un nonno sta giocando a Monopoli col suo nipotino e a un certo punto si arrabbia per una mossa sbagliata di quest'ultimo. "Mi consenta, piccolo Pierpierisilvio. Non puoi andare in prigione senza passare dal via, Chiribbio questo è inammissibile!! Ti sei fatto fregare dalla solita magistratura comunista: per punizione ti rinchiudo un intero fine settimana nel garage della nostra villa alle Bahamas". Capirai che punizione.

Immaginate quest'altra scena. Estate 2016: siamo sul Force Blue, uno yacht le cui dimensioni lo avvicinano più a un cacciatorpediniere che a una nave da crociera. Il Piccolo Falco Nathan sta facendo i capricci e il padre lo sta riprendendo duramente. "Insomma, smettila di dare fuoco ai pantaloni dei marinai. Adesso mi hai stufato: ti rinchiudo un paio d'ore in garage. Come, cara? Ah già non abbiamo garage a bordo, allora ti rinchiudo in cambusa, tra le aragoste, il caviale e lo champagne." Capirai che punizione.

Non siete ancora convinti? Monza 2017, Gran Premio d'Italia. Il piccolo LUPO ne ha combinata un'altra delle sue e papà Luca, di solito paziente, questa volta si arrabbia. "Basta monello che non sei altro. Non ne posso davvero più. Questa volta ti rinchiudo tutta la sera nei box delle Ferrari." Capirai che punizione.

Lunga vita e prosperità (anche economica) a tutti.

sabato 11 settembre 2010

Dimenticanze

Venerdì sera. Dopo essere usciti per l'aperitivo e avere scartato la possibilità di andare al cinema perchè nelle sale non c'è di che, ci mettiamo sul divano a sorseggiare del vino rosso guardando un film. Tutto è tranquillo, quando d'un tratto mi prende la sensazione che manchi qualcosa...

"Ma... dov'è la nostra coinquilina Bassa?"
"Come, non ti ricordi? E' al mare con i miei fino a giovedì"
"Ah"
"..."
"Ma oggi è venerdì"
"Oh cazzo!"

giovedì 9 settembre 2010

Dalle stelle.... al garage

"... e allora metto via la macchina nel garage, faccio per salire e sento questo rumore. Cling Clang Clung. Ma cos'è, mi domando? E mi accorgo che proviene da dentro un garage. Anzi, da dentro uno dei (tanti) garage del Pivius (mitologico e ricchissimo personaggio che abita nell'attico del nostro palazzo con la famiglia composta da Pivia e due PierPivi, ndr) ma non quello di cui abbiamo il telecomando".

"E quindi?"

"E quindi sto un po' a sentire per capire se magari è qualche problema del congegno elettronico della basculante elettrica a essere impazzito... e invece a un certo punto inizia a muoversi la maniglia del garage e non ho più dubbi... c'è qualcuno "dentro" il garage che non riesce più a uscire!!!"
"E allora?"
"E allora chiedo "C'è qualcuno?". E i rumori si interrompono improvvisamente. Ho anche bussato e ho richiesto: "C'è qualcuno?". Ma niente".

"Ah"

"E adesso, adesso cosa facciamo? Vieni giù tu a vedere o vado dalla Pivia a dirglielo? Magari ho avuto un'allucinazione e mi prende per matta"
"Ma... vai su a dirglielo, magari è qualcuno dei figli che giocava ed è rimasto chiuso dentro"

"O forse era un ladro che provava a rubargli il Cayenne! Va beh senti. Io vado".



La mia coinquilina Alta va.

Torna dopo cinque minuti, ancora più sconvolta. E lo è per due motivi:

1) è stata invitata a entrare nella prestigiosa dimora dei Pivi, una vista consentita solo a pochi e selezionati esseri umani. L'appartamento Pivio, grande dieci volte il nostro, occupa due piani e ha l'ascensore che arriva direttamente in casa. Per entrare non c'è la chiave, ma uno speciale scanner che esamina l'iride prima di dare il via libera.
Gli occhi della mia coinquilina Alta hanno visto in quel frangente cose che noi umani non possiamo neanche immaginare: un tripudio di bianco, pareti ricoperte di pelle (umana?) argentata, quadri, suppellettili e tappeti dal valore inestimabile.
Ma la visione è stata solo parziale e confusa, in quanto il soggetto era troppo sbalordito a causa del punto 2.



2) La mia coinquilina Alta ha scoperto cosa stava accadendo nel garage del Pivius. La Pivia non si è stupita e non ha preso la Alta per pazza. Senza scomodarsi eccessivamente, ha detto:
"So quello che sta succedendo. Entra pure che prendiamo l'ascensore: ti lascio al tuo piano e poi scendo in garage"
"?!?"
"Eh sì. Capirai anche tu quando tua figlia sarà più grande"
"?!?"
"Nel garage ho lasciato mio figlio (Pierpivius, ndr)che è in punizione. Quando fa i capricci e mi fa disperare lo lascio giù cinque, dieci minuti così impara".
"Ma... quanti anni ha tuo figlio?"
"Dieci".
"Ah..."
"Vedrai, lo capirai anche tu quando tua figlia crescerà".


Forse un giorno la Alta capirà. Al momento è un po' sotto choc.

martedì 7 settembre 2010

tremate, tremate, le domande scomode sono arrivate

Scena 1. La Bassa rientra a casa dopo un pomeriggio trascorso con i cugini.

"Bassa, sei contenta che oggi hai fatto il bagnetto con il cuginetto G.?"

"SIIIII'"
"Allora qualche volta possiamo farlo ancora, magari viene qui lui stavolta!"

"SIII! E viene anche F."

"No, il tuo cugino F. è grande, ha 12 anni... non è il caso"

"E pecchè?"

"Perchè... è grande e non credo abbia piacere a fare il bagno con te"

"Pecchè?"
"Perchè a quell'età si è un po' pudichi, c'è bisogno di privacy..."
"Pecchè?"

Già, pecchè?





Scena 2. Cameretta Bassa. La Bassa e l'amica AvvocatA giocano ai Lego e s'intrattengono in un'amabile conversazione.

"E' nuova collana?"

"No, ce l'ho da un po' di anni"

"Dove l'hai compata?"
"Me l'ha regalata mia mamma"
"Come si chiama tua mamma?"

"NomeMamma" (omesso per motivi di privacy, che poi oltretutto sempre di un'avvocatA stiamo parlando e bisogna stare attenti, ndr)
"E come si chiama mamma dell'Architetto (fidanzato dell'AvvocatA e notoriamente un po'... come dire, restio nell'affrontare argomenti connessi con il tema "discendenza/prole/figliame", ndr)?"

"NomeMammaArchitetto"

"E come si chiama la figlia dell'Architetto?"

Pausa imbarazzata. "No, Bassa. Devi sapere che io e l'Architetto non abbiamo figli"

"E pecchè non avete figli?"

".... Ehm.... ARCHITETTTOOOOO!"



I segreti più reconditi stanno per essere svelati, gli scheletri nell'armadio vedranno presto la luce, le dita stanno per essere messe nelle piaghe.
Dopo la lunga, lunghissima stagione del COSSSSSSSSSSEEEEEEEEEEEEEEEE'''''', è iniziata ufficialmente quella del PECCHE'. Siete tutti avvisati.

lunedì 6 settembre 2010

I lunedì di Plautmasch: la nuova stagione


Proprio l'altro giorno mia mamma mi ha rifilato uno scatolone zeppo di cianfrusaglie che avevo abbandonato nella casa genitrice quando sono andato a vivere da solo e di cui mi ero dimenticato.
Le cose più belle da vedere sono state le cartoline, alcune scritte da persone che non ricordo neanche più chi sono, la gran parte scritte da rappresentanti del gentil sesso.
Da ragazzo era mia sorella che mi prendeva in giro per quello che mi scrivevano, ora è quella Alta che lo fa, con una inconfondibile nota acida nella voce che tradisce una certa gelosia. "..gnnn... ma guarda questa, che ti scrive: "Ciao figone..." E questa : "Come stai paul newman di Bassopoli" . E senti questa: "Qui al mare di bei ragazzi ce ne sono molti, ma non ho ancora trovato occhi azzurri più belli dei tuoi"".

La cosa buffa è che quando ero ggggiovane non avevo piena consapevolezza del mio aspetto e del potere che ne derivava. Le donne mi cascavano ai piedi e io pensavo che fosse un problema di pressione bassa.

Quello che non sapevo è che tra i miei fan ci fosse anche lei, Margherita.
E' stata quindi una piacevole coincidenza scoprire che l'intervento settimanale del nostro opinionista, il tuttologo professor Plautmasch, fosse incentrato proprio su questo tema....


"Buon giorno caro il mio Editore.

La prego di perdonarmi ma questo lunedì userò la mia rubrica per uno scopo molto speciale. Come le avevo detto per telefono quest'anno sono andato al mare con alcuni miei amici scienziati tra cui Margherita H, noto astrofisico.
Non so come ma è venuta a conoscenza che LEI, sprovveduto, ma simpatico giovanotto, oramai sa tutto riguardo l’amore che ELLA segretamente, da anni, nutre nei suoi confronti.
Orbene, mi ha chiesto di recapitarle alcune sue righe. All'inizio mi ero prontamente rifiutato. Siamo accademici e non ragazzini di prima superiore, ma poi ho dovuto cedere. Sia per le ombrellonate che ho ripetutamente ricevuto sia per sdebitarmi. Margherita questa estate mi ha salvato la vita: avevo incautamente fatto un bagno subito dopo aver abbondantemente pranzato con cozze, calamari, polipi e pesce spada".

Mio Immenso amore bellissimo, adesso so che tu sai.
Sai che ti amo, da tanto tempo, in silenzio, soffrendo. Ti amo con tutta me stessa, con ogni mia singola particella subatomica. Pensarti stravolge i delicati equilibri del mio flusso molecolare emodinamico. Ma non posso farne a meno. Per me hai più fascino dell”'Equazione di Tolman-Oppenheimer-Volkoff", per me hai più valore del "Teorema di von Zeipel".
Tu sei il mio amore Plutonico.
Ti avrei reso felice, molto felice. Per Natale non ti avrei regalato una cintura qualsiasi: ti avrei regalato la cintura di Orione. Ti avrei dedicato costellazioni, galassie, buchi neri.
Io sarei stata la tua Venere, tu il mio Giove . Per te avrei colmato la "Lacuna di Hertzsprung", insieme avremmo percorso gli immensi spazi intergalattici, visitato la "Chioma di Berenice", attraversato nane gialle, nane bianche, giganti rosse e visitato i Puffi BLU.
E non importa se l’incedere del tempo, freddo e inesorabile, sta lasciando segni evidenti su quel magnifico fisico che un tempo fu il terrore di tutti i tatami lombardi. Non mi importa se quel ventre, una volta piatto e definito come una testuggine marina, adesso vede la comparsa dei maniglioni antipanico dell’amore.
Io ti amo e ti amerò per sempre.
Tua M.

venerdì 3 settembre 2010

La gattina malefica

A due anni hai già abbastanza fiato, coordinazione e consapevolezza per riuscire a spegnere le candeline. E ne hai anche abbastanza per chiedere e ottenere la riaccensione delle suddette candeline e il relativo spegnimento per almeno millecinquecento volte.

A due anni non vedi l'ora di mangiare la TOTTA (che a questo punto sarà ricoperta di sputacchi e cera, ma tutti saranno comunque felicissimi di mangiare) e ti si illuminano gli occhi quando tutti ti cantano stonando "Tanti auguri a te...", seguita dalla versione inglese "eppi bordei tu iu".

A due anni lo hai già capito che compleanno vuol dire regali.
Se compi gli anni ad agosto hai lo svantaggio che il giorno del tuo compleanno quasi tutti saranno in vacanza, ma hai il vantaggio che riceverai regali per i prossimi due mesi ogni volta che vedrai qualcuno e che magari, sei i tuoi genitori sono in vena, avrai almeno un paio di feste di compleanno con ospiti diversi.


A due anni, quello che non sai è che la vera protagonista della tua festa sarà lei, la gattina malefica, al secolo "Hello Kitty", che poi è quella che dal tuo compleanno ne trarrà i maggiori benefici. La ritroverai nello zainetto rosa, nel blocco e nei pennarelli (indelebili) lì contenuti; nel monopattino rosa "da grande" che con sprezzo del pericolo ti hanno regalato i tuoi genitori (anche se quella del negozio diceva "non è adatto per i bambini sotto i tre anni"); nella versione abilmente taroccata dell'ombrellino (rosa) "Heilà Ketty"; e ancora nel lucidalabbra; nella borsetta, nel fermacapelli; nella maglietta e in nonmiricordocos'altromacisarannoalmenodiecioggettichehodimenticato.

A due anni ricevi in regalo il primo computer parlante, che a dire la verità ha uno strano accento rumeno e anche un'insolita cortesia "Perfagore, premi un tasto".
A due anni c'è anche qualcuno che ti regala "la raganella" malefico e infernale strumento per produrre suono, suggerendo che puoi usarlo per svegliare papà.
E tu seguirai il consiglio.


Insomma... anche se in ritardo, buon compleanno, coinquilina Bassa

giovedì 2 settembre 2010

Quello che resta delle vacanze/2



Che sarebbe stata una vacanza diversa dalle altre, l'avevo capito subito, al porto, quando stavamo partendo.
"Guarda Bassa, la nostra nave che arriva!"
Il suo visino si illumina. Poi d'un tratto si rabbuia e mi chiede, preoccupata: "Ma tu... ce l'hai il costume?"

Queste vacanze, trascorse in una provincia sarda nuova di zecca che prende il nome da Topolinia e da un cantante anni '70, sono state le prime con una Bassa interattiva e parlante.

Che siccome "era grande" doveva dormire (quasi) da sola nel letto da bimbi grandi, espletare le sue funzioni fisiologiche nel wc (quasi sempre), prendere la borsetta, occhiali da sole e cappellino per uscire (sempre). Che ha imparato a saltare a piedi uniti con uno stacco che fa invidia a Fiona May. Che in spiaggia sotto il sole disattivava la funzione "parlare" e la riaccendeva solo quando la rimettevo sotto l'ombrellone. Che faceva il bagno con i bracioli e anche senza. Che prendeva e andava così, da un momento all'altro, senza preavviso e se le toglievi un attimo gli occhi di dosso rischiavi di perderla. Che era la regina del bagnoschiuma e la campionessa di "ghirigori" sulla sabbia (ghirigori è un tecnicismo che indica le decorazioni fatte a mano con la sabbia molto bagnata, ndr).



Di quest'estate in mi restano alcuni tormentoni, tipo la domanda "Dove andiamo?" seguita a ruota da "A cosa fare?" ripetute millesettecento volte al minuto; la sua vocina distorta mentre ci terrorizza facendo "ilmostrooo" il suo primo personaggio inventato; la gita alla miniera con il trenino, il caschetto giallo grande dieci volte la sua testa, le camminate a strapiombo sul mare e le gallerie buissime; la gita alle grotte delle fate, un ambiente magico e suggestivo, un'ora di visita in gruppo nel silenzio interrotto da una bambina che ripeteva a voce alta "ANDIAMO A GIOCARE AL PACCHETTO?".Lei che non riusciva mai a vedere le pecore quando eravamo in auto e che chiedeva mille volte "DOVEEEEEE?". Lei che ha iniziato a fare segnalazioni farlocche per prenderci in giro "PECOE PECOE!!!". E ancora: la visita in un'isola che non è un'isola, la gita col traghetto in un'isoletta che è in Sardegna ma sembra Liguria; la spiaggia enorme che d'inverno è chiusa e usano i militari per giocare alla guerra.

E poi i nostri padroni di casa, il signor Giulio e la signora Maria (che lui chiamava "OhiMaria"), sei figli, dieci nipoti. "E non ci viene mai a trovare nessuno" si lamentavano. E poi ogni giorno avevano ospite un nipote o un figlio diverso. Tra cui il nipote sedicenne che usciva di notte di nascosto per pescare. E loro che ai genitori non raccontavano di queste marachelle "se no non lo vanno più venire".
Il primo giorno: "Signor Giulio, ci consiglia qualche spiaggia bella?"
"Beh, le spiagge più belle sono quelle dei Caraibi"
"Grazie, signor Giulio, ma da qui sono un po' scomode. Intendevo in zona"

E le lezioni di sardo: "Signor Giulio, sa che quando parla con OhiMaria in dialetto, non si capisce proprio niente".
"Hai ragione, il sardo è una lingua strana. Ad esempio la parola "piccigarrosataghegnopurturudduricchu" in italiano significa "bambino"".
E pure bella pratica eh, come lingua.


martedì 31 agosto 2010

L'estinzione delle tartarughe

"Come mai lo chiamate "coca"? Sarà mica uno che sniffa, eh?" chiedo alla mia coinquilina Alta.
"Chi, l'amico dei miei? Ma va! è che quando l'abbiamo conosciuto, dieci anni fa, ricordava quello della pubblicità della coca cola light, quello che faceva il muratore e si toglieva la maglietta mostrando gli addominali scolpiti a tartaruga"

"Ah. A vederlo ora non si direbbe"

"Eh sì, poi si è sposato ed è successo il patatrac".

"Beh, anch'io prima di conoscerti avevo la tartaruga"

"Seee, e poi, cosa è successo?"

"Beh, poi si è girata. Ora è dalla parte del guscio".

lunedì 30 agosto 2010

I lunedì di Plautmasch: Il ritorno


Riprende oggi (più o meno) la rubrica settimanale denominata "I lunedì di Plautmasch", in cui l'esimio professore, già vincitore del premio Nobel, di diversi premi Oscar e di tre Telegatti, intrattiene i lettori con riflessioni e pensieri su diversi argomenti relativi a ogni campo dello scibile umano, essendo lui un Tuttologo di professione.

PER QUEST'ANNO NON CAMBIARE, STESSO BLOG E STESSO MARE

"Pronto?"
"Buongiorno Professore"
"Buongiorno giovanotto, che piacere sentirla. Come sono andate le vacanze?"
"Benissimo ... mi sono rilassato ... peccato quell'incidente durante la mia prima settimana di lavoro"
"Si, ho letto ... certo che anche lei, che diamine!"
"Anche io cosa?"
"Fermarsi con la macchina alle strisce..Possibile che non abbia ancora imparato che a Milano i pedoni sono elementi sacrificabili al fine di ottenere una scorrevole viabilità?"
"Comincio a pensarlo, ma non parliamo di questo ... come mai non mi ha mandato il pezzo da pubblicare lunedì scorso?"
"Ma io sono ancora in vacanza, sono al mare."
"Come ancora in vacanza? Qui abbiamo riaperto il BLOG"
"Ma non dovevate riaprire il 30?"
"NO! E siamo ripartiti senza il suo pezzo: che figura!"
"Non glielo avevo detto, comunque, che intendevo prendermi un anno sabbatico?"
"Dannazione: lei ha preso un impegno prciso con questo BLOG."
"Suvvia VERBA VOLANT E CARTA PUREM"
"A parte che il proverbio non è così, mi auguro che per questo lunedì lei possa rimediare."
"Assolutamente no. Io qui mi sto divertendo un mondo qui in spiaggia con i miei colleghi e amici Rita, Margherita e Renato."
"Gli scienziati?"
"Si, proprio loro, sono un autentico spasso ..."
"Suvvia ... non poteva scegliersi una compagnia più giovane?"
"Giovanotto lei parla così perchè non li conosce! Deve sentire i loro discorsi la Rita ha una autentica passione per Fabrizio Corona: dice che l'attizza come un camino. E Renato ... mamma mia ... corre dietro a tutte le ragazze in topless."
"E Margherita?"
"Sa bene che sono anni che è innamorata persa di lei ...la chiama IL MIO AMORE PLUTONICO"
"Platonico, vorrà dire"
"No, no .. PLUTONICO. Un amore meravigliosamente ATOMICO"
"D'accordo ... d'accordo ... è tutto bello, ma ... il pezzo?"
"L'ho detto mi sono preso un anno sabbatico"
"Ma io ho già venduto numerosi spazi pubblicitari del BLOG!"
"Non mi interessa il volgare pecunio. Lo ripeto: un anno sabbatico"
"Si tratta di moltissimi euri"
"Ehmm .. quantifichi meglio, per cortesia"
"Migliaia ... decine di migliaia ..."
"Oddio ... in fondo sono già stanco delle vacanze e poi l'estate sta finendo e un anno se ne và. Sa che le dico? Io quasi quasi torno al lavoro. Che ne pensa?"
"Come al solito lei sforna meravigliose idee ..."
"Non posso far altro che concord... ehi! Voi 3: fermi! Smettetela! Per la miseria: le vostre cartillagini!!! Giovanotto, ci sentiamo in un altro m omento, quei tre sconsiderati si sono messi a ballare il WAKA WAKA!!!"

venerdì 27 agosto 2010

Il bersaglio

Sei stato punito perchè hai ceduto di nuovo alla tentazione di usare la tua macchina anzichè i mezzi pubblici per andare al lavoro.

Non è vero, era solo per una settimana.

Sì sì dicono tutti così...

Ma no, è stato perchè è agosto, non c'è ancora tanto traffico e ci sono pochi mezzi.

Eppure lo sai che la macchina inquina. E che tra casello e benzina spendi di più di quello che guadagni.

Ma era il penultimo giorno. Poi avrei smesso. Davvero (anche perchè io smetto quando voglio)
E invece... è successo di nuovo.

Dovresti averlo capito, ormai, che hai il bersaglio disegnato sul bagagliaio.

La prima volta, con lo scafato antiquario comasco, non ero stato abbastanza pronto.
Appena sceso dalla macchina lui, alla guida di un SUV così alto da oscurare il sole, mi aveva assalito: "Ma insomma, come si fa a guidare in quel modo! Qui c'è gente che ha fretta"
"Veramente io ero fermo. Al semaforo. Rosso. E lei mi ha tamponato".
"Eh, avete sempre la risposta pronta, voi giovinastri. Va beh, comunque io ho un'importante appuntamento di lavoro e devo andare"
"E la constatazione amichevole?"
"Ah, queste formalità. Prenda il mio biglietto da visita e si metta d'accordo con la segretaria. Arrivederci".
E se ne era andato, costringendomi ad andare fino a quel ramo del lago di Como per firmare la constatazione.


Stavolta ho commesso una leggerezza ancora più imperdonabile di quella di fermarmi al semaforo rosso.
Sarà che sono appena tornato dalla ferie e la città non ha ancora ripreso i suoi ritmi... insomma, non lo so che mi è preso.
Fatto sta che mi sono fermato per far attraversare dei pedoni che erano sulle strisce. Infatti all'inizio ho creduto che l'espressione spaventata dei pedoni fosse dovuta al mio gesto inconsulto. E invece no: guardavano la macchina dietro di me che, pur avendone tutto il tempo, non ha frenato.
SBAM.
Stavolta quella che ha usato la mia macchina come bersaglio è un'automobilista donna, una mamma spagnola. Di fianco c'è suo figlio, un ragazzino col braccio ingessato. Non dev'essere un bel periodo.
"Vi siete fatti male?" chiedo come prima cosa.
"No, no. Però ho fretta" ci tiene a precisare lei, che avrà anche un lunghissimo nome spagnolo ma è completamente milanesizzata.
"Vabbè, compiliamo la constatazione..."
"Ma io devo andare a prendere la bambina!"
E no cara mia, stavolta non mi freghi.

E voi, cari automibilisti milanesi, mettetevelo bene in testa: ormai l'ho capito, il trucco.
A scuola guida non lo insegnano, ma dovrebbero: l'unica certezza che hai, quando vieni tamponato a Milano è che il conducente dell'altra vettura avrà sicuramente una fretta del diavolo. Perchè a Milano tutti hanno sempre qualcosa di importante da fare. Subito.

E ora smetto di scrivere e vado perchè ho da fare.

giovedì 26 agosto 2010

Il telecomando del potere

La vita del Pivius, il mitico proprietario degli ultimi due piani del nostro palazzo, non è mica tutta rosa e fiori come potrebbe sembrare all'apparenza.

L'apparenza non è poi così male: il Pivius abita con la sua famiglia, composta dalla Pivia e due PierPivi, in un appartamento che è grande cinque volte il nostro, con l'ascensore che gli arriva direttamente in salotto e una terrazza così grande che ci organizza tornei di golf.
Il Pivius non ha la televisione, ma una camera con scritto "Sala 3" del cinema multisala dove proietta i film che, grazie alla grande vetrata esterna, tutti gli abitanti degli attici vicini hanno il privilegio di vedere.
E poi il Pivius ha un parco macchine sterminato, tra cui una jeep, il cayenne, una Bmw, una macchina sportiva, quella di Batman e anche una moto chenonsisamai.

Ma anche il Pivius ha i suoi bei problemi.
Ad esempio i garage.

Abitare in un palazzo e gestire un così alto numero di mezzi è un problema, anche perchè di solito quei barboni degli architetti prevedono un solo garage per appartamento, mica dieci.
Così il Pivius è riuscito ad acquistarne solo due nel suo palazzo, mentre gli altri ha dovuto prenderli nei palazzi vicini e tutte le volte gli tocca uscire per cercare la macchina che più si intona con l'occasione.
E già così sono problemi.
Ma mica è finita qui.

Il vero cruccio del Pivius è quello di avere acquistato i due garage più sfigati di tutti, quelli vicini allo scivolo d'entrata e uscita che peraltro è ripidissimo, e questo rende poco agevole le manovre di parcheggio (soprattutto del Cayenne, come si può ben immaginare).
Ovviamente entrambe i garage sono dotati di basculante elettrica (che non vogliamo mica spezzarci la schiena), ma, visto che le sfortune non vengono mai sole, una gli ha sempre dato problemi, come ho avuto modo di notare io stesso.

Spesso, mentre ero fermo in attesa che il cancello elettrico si aprisse per uscire dalla rampa, mi è capitato di vederlo aperto, oppure, addirittura, aprirsi e chiudersi misteriosamente senza che nessuno dei Pivi fosse nelle vicinanze, come mossi da forze occulte.

Ora l'arcano è stato svelato.

A volte (ma RARAMENTE, eh, visto che NON sono un tipo distratto) mi capita di tentare di aprire il cancello elettrico del palazzo NON con il telecomando bianco preposto, ma con quello nero, che invece serve per aprire il cancello di casa dei miei suoceri.
E cosa accade? Che questo telecomando, per una coincidenza, apre anche il garage del Pivius.

Insomma.

Ho il telecomando della Bat caverna, in cui di solito viene conservata la Bat mobile alternata al Cayenne.

Ora è vuoto, perchè ovviamente i Pivi sono in vacanza.

E ho passato ore ad aprirle e chiuderlo solo per provare questa sensazione di potere.

Ma quando torneranno e la bat caverna si riempirà allora sarà tutta un'altra storia.

martedì 24 agosto 2010

Post DARK

NOTA: Questo post ha un tono decisamente foscoliano che stride un po' con l'andazzo volutamente leggero che contraddistingue abitualmente codesto Blog. Ma tant'è, oggi va così. Per stemperare il tutto è consigliato ascoltare questo

Quando diventi genitore, provi per tuo figlio un sentimento nuovo, di un'intensità mai provata prima: un amore unico, viscerale e assoluto.
Insieme a questa emozione, ne nasce un'altra, di uguale intensità ma di natura opposta: la paura che a tuo figlio succeda qualcosa di brutto. E' una paura che nasce nello stomaco, stritolandolo, e che poi sale su, fino a bloccarti letteralmente il respiro.
E' la paura che il bimbo finisca sotto una macchina; che si perda; che qualcuno te lo porti via.
Paura che ingoi un pezzo di cibo troppo grosso; che faccia il bagno dove non tocca; che si tiri addosso la pentola dell'acqua bollente.
Paura che gli venga qualche brutta malattia; che si sporga troppo dal balcone; che tocchi le prese della corrente; che batta la testa proprio dove non deve.
E poi ci sono tutte quelle cose di cui non sai nemmeno che devi preoccuparti, ma che possono trasformarsi in trappole senza scampo, come una buca gigante scavata da chissà chi in spiaggia.
Nella nostra società si parla poco di morte, figuriamoci di una cosa terribile come la morte di un bambino.
Una volta no, era diverso. Le famiglie avevano tantissimi bambini ed era inevitabile che qualcuno non diventasse grande. Nei paesi del Terzo Mondo la morte è una compagna con cui si gioca fin da piccoli.
Ma per noi, noi che siamo stati così fortunati da vivere in questo specchio di mondo, la morte dei bambini non riusciamo a concepirla. E ancora meno a conviverci.

lunedì 23 agosto 2010

Quello che resta delle vacanze/1

Erano piccole e nere, determinate e veloci.
Le abbiamo conosciute già il primo giorno di vacanza. Abbiamo fatto amicizia grazie a dei dolcetti sardi che abbiamo riposto in dispensa, dove era conservato tutto il resto del cibo appena acquistato.
In un attimo hanno organizzato un perfetto piano di azione che avrebbe fatto sfigurare Bertolaso: autostrade a doppie corsie per raggiungere il mobile, comodi tornanti per arrivare fino alla dispensa, e un attacco multifrontale agli obiettivi zuccherosi.
Già la mattina successiva, ho provveduto a eliminarle tutte con mezzi propri (scopa, ciabatte) e impropri (il metodo "naturale" di mia mamma, ossia i limoni, e quello artificiale, ossia la letale polverina).
Ma questo non è bastato a vincere la guerra. Tempo qualche minuto e le sopravvissute si erano già riorganizzate per venire a recuperare i cadaveri.
Insomma, ci siamo presto accorti che per sconfiggere le formiche sarde (ribattezzate in seguito: le formiche cinesi) ci vuole ben altro.
Quando ci mettevamo a tavola in veranda per mangiare, loro si predisponevano a semicerchio sotto la sedia della nostra coinquilina Bassa, attendendo il cibo che sarebbe sicuramente caduto copioso, garantendo loro inverni sereni per le prossime 12 generazioni.
Verso gli ultimi giorni di vacanza erano arrivate a prendere il cibo che cadeva al volo.

L'assalto all'umido era sicuramente una delle loro attività preferite: quando andavo a buttare via qualche residuo di cibo, mi seguivano scodinzolando. Poi ricoprivano il bidoncino completamente, sia dentro che fuori, senza disdegnare nemmeno di mangiare il sacchetto organico dell'umido. Erano richieste abilità fuori dal comune per aprirlo e richiuderlo: bastava un nanosecondo di troppo e ci si ritrovava la mano completamente nera, ricoperta di formiche.

Dopo la disfatta dell'attacco ai dolcetti in cucina, che ha portato gravi perdite tra le avversarie, sembrava comunque che le formiche sarde fossero gratificate dall'attività all'esterno, nel giardino della casa.
In realtà non avevano rinunciato a entrare in casa, stavano solo lavorando a una nuova strategia. Ci sono volute un paio di settimane prima che si palesasse una nuova mossa: non si erano ritirate, stavano solo agendo nell'ombra.
Stavano scavando una galleria sotterranea che, secondo i calcoli delle formiche ingegnere, avrebbe dovuto sbucare propria sulla dispensa. Invece qualcosa è andato storto, e ci siamo ritrovati la doccia e il bagno completamente invasi.
Dopo aver annientato anche quel fronte grazie alla tecnica dell'annegamento, si sono di nuovo ritirate.
Le abbiamo riviste il giorno della partenza, che camminavano sul soffitto, forse ancora a causa di qualche errore di calcolo.
O forse un nuovo piano diabolico che solo i futuri inquilini della casa avranno potuto apprezzare a pieno.

giovedì 19 agosto 2010

Last but not least

Ultima replica estiva

No, non è una chitarra.
Non è neanche una pianola.
E nemmeno un sassofono.
Lo strumento musicale preferito dalla Bassa è lo wafono. Non sai cos'è? Scoprilo qui

A questo punto, se tutto è andato come previsto, dovrei tornare...

mercoledì 18 agosto 2010

L'essenza

Ennesima replica estiva.

Vi state annoiando?
Beh ma questa non potete perdervela: questo è un altro tra i miei post preferiti.
Qui c'è tutta l'essenza del Blog...

lunedì 16 agosto 2010

Calze

"Sembrano" diverse? No lo sono.
E qui c'è la spiegazione

Questa è una replica estiva.

domenica 15 agosto 2010

Il preferito

Repliche estive: Puntata !?!?

Buon ferragosto.
Per festeggiare, ecco uno dei miei post preferiti: leggilo cliccando qui.

sabato 14 agosto 2010

The monster

Repliche estive: puntata 7

Un evento ha sconvolto la nostra quiete familiare lo scorso evento.
E' stato l'arrivo del mostro del papà: se l'hai perso, leggilo qui.
Un terromoto familiare, con risvolti del tutto inattesi.... (vedi qui)

venerdì 13 agosto 2010

Addii

Replica estiva

Uno dei momenti più tristi è stato quando abbiamo dovuto salutare la formichina... ah, che nostalgia.... leggilo qui

giovedì 12 agosto 2010

Il cambio dell'armadio

Repliche estive: Puntata 6

Da quando vivo con la mia coinquilina Alta, ho preso coscienza dell'esistenza di questo fenomeno denominato "Cambio stagionale degli armadi".
un'operazione che per me resta ancora misteriosa... di più, un'esperienza paranormale in cui si verificano apparizioni e sparizioni...

martedì 10 agosto 2010

Morfeo e la Bassa

Repliche estive. Puntata 5.

La mia coinquilina Bassa è assolutamente perfetta. Quella Alta, tuttavia, ha dimenticato di farle due cose:
1) Un dente (quello di fianco ai dentoni davanti: non pervenuto)
2) Il tasto con la modalità "Dormire".

Per la Bassa addormentarsi è sempre stato un problema. Le abbiamo provate tutte perchè abbiamo detto: "Se teniamo duro, vinceremo. A qualsiasi costo".
Dopo aver passato delle serata in modello esorcista (Una e due) siamo giunti a una verità.
Ha vinto lei.

lunedì 9 agosto 2010

Il frigo

Il frigorifero è uno degli elettrodomestici che può regalare maggiori soddisfazioni
Soprattutto se batte il record mondiali di guasti in pochi mesi!
Leggi qua!

domenica 8 agosto 2010

CAAAAAAAAAANEEEEEEEEEE


Replica estiva: puntata 5
Non è un caso se lo scorso Natale la Bassa ha ricevuto in regalo 15 pupazzi raffiguranti dei cani (nella foto, una piccola rappresentanza).
Il fatto è che per mesi la mia coinquilina Bassa ha stressato il mondo con l'espressione: CAAAAAAAAAAAANEEEEEEEE!




Per scoprire l'origine di tutto questo, leggete qui. http://papaciaocacao.blogspot.com/2009/09/il-libro-stregato.html


Si evincerà così che la colpa, come da manuale, è sua: della Suocera!

venerdì 6 agosto 2010

Vademecum per gite basse

Repliche: puntata 4

Un pratico vademecum per la gita fuoriporta con coinquilini più Bassi di un metro può sempre essere utile, soprattutto in questa stagione.
Eccolo qui

mercoledì 4 agosto 2010

Un simpatico umorista

Repliche: Puntata 3

Ci sono due persone al mondo che ridono alle mie battute.
Una l'ho sposata, l'altra è un mio collega (e la cosa mi preoccupa non poco...)
Bene quella di Robin Hood è stata, a mio modesto parere, una delle battute più riuscite.
Impossibile perdersela: leggi qui.

lunedì 2 agosto 2010

La Suocera.

Repliche estive: Puntata 2

Mia suocera ha delle teorie pseudo-pedagogiche sull'educazione di quella Bassa piuttosto libertarie le cui conseguenze possono essere devastanti.
Può finire che la mia coinquilina sia morsa da un videoregistratore, oppure espulsa da una libreria....

giovedì 29 luglio 2010

Problemi idraulici

Replica estiva: prima puntata

La gestione di una casa con una coinquilina Bassa è difficoltosa. Ma lo è molto di più se, oltre a una Bassa, c'è una Alta che ci mette del suo.
Così mi sono ritrovato a fare una delle telefonate più imbarazzanti della mia vita... ecco qui il resoconto.

mercoledì 28 luglio 2010

Repliche estive

Premesse doverose:

1) Il mio lavoro è il programmatore informatico. Questo significa otto ore al giorno, tutti i giorni, davanti al pc. Dunque per me vacanza significa: "Niente pc"
2) Stiamo per partire in una landa desolata, abitata solo da pochi esemplari di razza umana. Internet c'è, non c'è? Il popolo si interroga
3) La partenza per tre settimane richiede uno spostamento di mezzi notevole. Il motto è: "Se sei indeciso se portare o no una cosa, tu portala". Quindi non c'è più spazio nemmeno per uno spillo. Figuriamoci un pc portatile

Per questi motivi non aggiornerò il Blog fino al mio ritorno. MA vi proporrò le repliche dei post vecchi che mi sono piaciuti. Insomma, farò il blog che imita la tivvù generalista in estate.
il motto è: "Piutost ca nient, l'è mej piutost"

Buone vacanze a tutti!

lunedì 26 luglio 2010

Buone Vacanze dal prof. Plautmasch


Mi sembra di capire che il BLOG chiuderà per ferie.

Anche perchè l'editore mi ha salutato dicendomi: "La saluto professore, me ne vado in vacanza". Sono o non sono un genio?

Beh ... poichè anche le mie vacanze sono imminenti, voglio augurare a tutti voi delle serene vacanze estive. Per quelli invece che le hanno già fatte, auguro un sereno rientro ... ci vediamo (spero) alla riapertura.
Lunga vita e prosperità a tutti.

La motivatrice

"Accidenti, mi sono fatto male"
"Non ti peoccupae. Vedai che passa" (Nota: La "erre" non è un suono che appartiene ala lingua Bassa)

"Cavolo non riesco proprio a fare questa cosa"
"No, non peoccupati. Vedai che 'iesci"

"Eh, ma no, di qui non riesco a passare"
"Sì, pova. Vedai che ce la fai"

"No, non ce la faremo mai e poi mai a preparare le valigie e partire senza che a tua mamma venga un esaurimento nervoso"
"No. Bassa va al ma'e"

Quando sembrano non esserci più speranze.
Quando credi che non ce la puoi fare.
Rivolgiti a quella Bassa.
Professione: motivatrice

venerdì 23 luglio 2010

Quasi vacanza.

"Quella Bassa ha BISOGNO di stare tanto tempo al mare, sennò in inverno le viene la tosse"
"Ok"
"Però, tre settimane al mare... non saranno troppe?"
"Eh forse sì".
"Allora dai, non facciamo tre settimane. Facciamo venti giorni"

Questa discussione avveniva qualche mese fa.
Ora la data della partenza finalmente si avvicina. Per vari motivi che non sto a spiegare, è finita che di giorni ne faremo 24: praticamente un mese, secondo il calendario personale di quella Alta.
Se non divorziamo prima della partenza (ma perchè le donne diventano così isteriche quando si tratta di un evento così felice come preparare la valigia?), torneremo a fine agosto.

Sono dilaniato da un dubbio: abbandonare i miei cinque lettori per quasi un mese al loro destino, oppure tenere desta la lora attenzione riproponendo post vecchi? In fondo all'inizio avevo come lettori solo i miei due affezionati colleghi (che saluto e ringrazio). E supponendo che pure gli altri tre lettori che si sono aggiunti col tempo siano pigri almeno la metà di me, non saranno andati indietro a rileggere quelli vecchi.
Dunque potrei fare come la televisione, che in estate propone le repliche.
Ma non credo che questa cosa funzioni sui blog.
O sì?

Nell'attesa di trovare una risposta vado a prepararmi per l'esodo.

giovedì 22 luglio 2010

Discorsi Bassi

In questo periodo la mia coinquilina Bassa è davvero spassosa. Ogni giorno regala delle perle che non posso esentarmi dal riportare per dovere morale verso la comunità.



Identikit.

"Amore, come sei brava!!!"

"Io non sono Brava, io mi chiamo Bassa"

"Giusto, Bassa"

"Mi chiama Bassa Bassorum" (che sta per nome e cognome, ma sapete, la praivasi...)

"Pure il cognome! E dove abiti?"
"A Bassettopoli"

"Wow! In che via?"

"Via dei Bassi"

"Che numero?"
"Tre!!!"
"Come tre?!!?"

"Ah ah! (Se la ride divertita)... no! uncidi!!!"

Ok, mia suocera le ha fatto il lavaggio del cervello per insegnarle l'indirizzo di casa perchè è terrorizzata all'idea che noi possiamo perderla (noi! così precisi, tsè!)... ma questa bimba è davvero prodigiosa, voglio dire, ha una percezione della realtà rara per la sua età... un momento, riprende a parlare:

"Io ho sette anni"

"Come hai sette anni? Bassa, non ne hai ancora compiuti due..."

"Io ho sette anni e vado a scuola".

Vabbè, forse c'è giusto qualche limatura da fare...



Crescendo.

"Quando divento grande metto 'matto?"

"Sì Bassa, quando diventi grande ti metterai lo smalto"

"Quando divento grande vado a 'cuola?"

"Sì, andrai a scuola"

"Quando divento grande ho patente?"

"Sì, beh, ma quando sarai moooolto grande"

"Quando divento grande ho le ali?"

"Beh quelle no, non credo"

Anche se con i progressi tecnologici che fanno di questi tempi non si può mai dire.





Take it easy.

"'azz... non trovo le chiavi della macchina... ma dove saranno? Bassa, accidenti, non le trovo..."

"Non ti peoccupae, vedai che le tovi"



Memoria d'elefante.

"... e comunque quella Bassa ha una memoria prodigiosa! Si ricorda di cose magari successo tempo prima o di dettagli così piccoli da apparire insignificanti. Cioè, è strabiliante, si vede che ha preso tutto dai genitori, in queste cose la genetica fa la sua parte...Come l'altro giorno, pensa, se n'è uscita con una cosa che mi ha fatto restare davvero di sasso... mmmh, aspetta cos'è che era? Alta, tu te lo ricordi?"
"Ah, è vero... però no, al momento non mi ricordo..."
"Vabbè, e poi anche altre volte è successo. Ad esempio... vabbè insomma, lei comunque si ricorda tutto. Proprio come i genitori"

lunedì 19 luglio 2010

I lunedì di Plautmasch

IL LATO OSCURO

Carissimo editore, l’argomento di questa settimana è stato proprio lei a suggerirmelo, durante il nostro ultimo incontro. Se ben ricorda ci eravamo incontrati a pranzo per discutere la nuova linea editoriale.

“Colore professore, qui ci vuole più colore”

“Che cosa intende, giovanotto?”

“Gossip! La gente vuole gossip ... gossip e notizie reali.”

“Uhmmm ... capisco ... cercherò di adeguarmi ... posso chiederle una cosa?”

“Si, certo”

“La vedo un po’ pensieroso, benedetto ragazzo: c’è qualcosa che non va?”

“Beh ... si ... sto per intraprendere un viaggio.”

“Che bello, anticipa le vacanze? Formentera? Forte dei Marmi? Forte Apache?”

“No ... no ... nulla di tutto questo professore ... voglio esplorare il mio lato oscuro”

“Ne è sicuro? E’ molto pericoloso farlo: è mio dovere invitarla a desistere.”

“Oramai ho deciso ...”

“Giovanotto, non lo faccia ... la prego ... se serve farò un appello pubblico ... sono sicuro che firmerà anche la mia amica Margherita (HACK n.d.P.)”

Il pranzo finì con una mia totale sconfitta: è ampiamente documentata la risolutezza con la quale LEI inizia le cose.

Il lato oscuro, cominciai a pensare.

Tutti noi ne abbiamo uno. Abbiamo un lato bianco, molti lati grigi, ma anche un lato oscuro che la maggior parte di noi evita di attraversare. Anche io ne ho uno. Venne fuori nel 2006 quando alla premiazione del nobel per la chimica cercai di strangolare il vincitore: Roger D. Kornberg. Quel premio lo meritavo io! Le “puzzette Plautmasch” di mia recente invenzione erano qualcosa di meraviglioso: fialette puzzolenti personalizzabili. Certo, forse non portavano nessun contributo alla ricerca scientifica, ma potevano allietare feste e celebrazioni.

Maledetto lato oscuro dei Plautmasch!!! The dark side of the Plautmasch. Nelle mie “Cronache dei Plautmasch” ne parlo con discrezione poichè si tratta di bui e raccapriccianti capitoli della storia della mia famiglia. Come quello di Arcibald Nelson Plautmasch. Una fredda sera del dicembre del 1971 usci sconvolto dalla sua abitazione di Londra. Aveva appena litigato con la moglie minacciandola di strangolarla con un suo calzino usato.

“Ho letteralmente perso la testa” Confidò a uno sconociuto davanti a un PUB, avevano entrambi dei grossi bicchieri colmi di birra.

“Il mio maledetto lato oscuro!” L’altro annuì sorseggiando la sua birra.

“Tutti ne abbiamo, sicuramente anche lei, mio caro. Del resto anche la luna, quella magnifica luna che ci sta osservando adesso dal cielo, ha il suo lato oscuro che non ci mostra mai ...”

L’altro smise di bere e senza dire una parola se ne andò.

Il suo nome era Roger Waters.

Lunga vita e ... alt ancora un attimo di pazienza. Un paio di giorni fa, al telefono.

“Buon giorno Professore, ha pronto il pezzo?”

“Si, quasi ... ci sto lavorando.

“Benissimo!”

“Lo vedo ... la sento molto bene, come sta procedendo il suo viaggio?”

“Viaggio? Quale viaggio?”

“Quello attraverso il suo lato oscuro ...”

“Ah, quel viaggio ... ho finito quasi subito: troppo pericoloso e troppo faticoso”

“Capisco ...”

Perchè non mi stupisco affatto?

Adesso si: lunga vita e prosperità a tutti.

giovedì 15 luglio 2010

Summer trend Bassi

Ecco la personale classifica dei summer trends 2010 della mia coinquilina Bassa:

Terza posizione: il cappello. Accessorio immancabile per l'estate, rigorosamente di pile.

"Bassa mette cappello" (Cappello=cappellino di pile a forma di anatra sbucato fuori per sbaglio dall'armadio e indossato dalla Bassa per andare in giro con 40° all'ombra)

Al secondo posto, le t-shirt. Ovviamente nuove.

"Uh! Bella maglietta! E' nuova?" (=sai che a me non sfugge niente. Questa t-shirt che indossi è indubbiamente un nuovo acquisto, complimenti!)

"Bassa mette maglietta nuova! Adesso!" (=voglio mettere quella maglietta nuova che mi hai comprato e che mi hai appena fatto vedere! che devo essere una bimba fashion in qualsiasi momento. Sì anche quando mangio e sì anche quando dormo: ho un'immagine da difendere, io).

Al primo posto, incontrastato in cima alla classifica dei summer trends dell'estate 2010, c'è lo smalto alle unghie. Un must irrinunciabile.

"Hai matto grigio? Bello matto grigio. Anche 'osso bello". (= vedo che ti sei pittata le unghie con questo smalto di colore grigio. La trovo una nuance graziosa, anche se quella rossa che avevi precedentemente era di mio gradimento in egual misura)


"Signora ha smalto azzurro!" (=Wow, guarda quella! Hai visto che figo lo smalto azzurro che sfoggia?)


"TuaAmica ha smalto blu? Anche Bassa quando grande mette matto" (= ricordo che l'altro giorno ho visto la TuaAmica che sfoggiava uno smalto dal colore blu che mi ha molto colpito. Credo che non appena riceverò l'autorizzazione per farlo mi dipingerò anch'io le unghie e finirò così di ammirare invidiosa quelle altrui)

mercoledì 14 luglio 2010

Il mio papà NON sa tutto

L'avevo addocchiato la prima volta quando la mia coinquilina Alta, immobilizzata dal pancione, mi aveva affidato una missione: "Vai in libreria a comprare un manuale d'istruzioni che ci spieghi come funziona un bebè". Tutti i manuali mi sembravano una collezione di luoghi comuni, volti a riempire la testa di cazzate. Tutti, tranne lui: "Il mio papà sa tutto".
Un titolo che era all'altezza del mio ego. Chiamo la Alta, le spiego le mie ragioni, lei non approva e pone il veto all'acquisto urlando improperi. Decido di non turbare il suo status e rimando l'acquisto.

Poi quella Bassa nasce, cresce e inizia a fare domande scomode e ne sento sempre più la mancanza. Finchè, finalmente, decido di comprarlo e lo ordino su internet.
Mi arriva a casa e inizio a leggerlo con grandissime aspettative.










Le premesse erano buone: è la storia di un papà/giornalista americano che ha raccolto le domande più curiose fatte dal figlio e da altri bimbi e ha cercato le risposte con l'aiuto di esperti.
Io mi aspettavo un elenco di domande curiose e divertenti, magari divise per argomento, con le rispettive risposte.

E invece no.

Il tizio racconta la storia della sua vita: di quando era piccolo, di quando è cresciuto e si è sposato... cose che a me non interessano minimamente. E va beh, penso, magari questo è solo l'inizio, per contestualizzare, poi ci saranno le domande e le risposte.
Di domande qua e là ce ne sono di interessanti. Di risposte, neanche l'ombra.


Anzi, la situazione peggiora.

Secondo capitolo: la moglie un bel giorno accompagna il bambino di quattro anni in biblioteca ("perchè la cultura è importante, è la base di tutto" si premura a spiegare), dove incontra altri bambini della stessa età che sanno tutto sul sistema solare e lo spazio.
Suo figlio invece, non conosce l'argomento.

E va beh, ha solo quattro anni, penso io.

Invece no: la mamma corre a casa in preda al panico, lancia l'allarme e si mettono tutti quanti a studiare il sistema solare per farlo stare al passo con i coetanei, che hanno più nozioni di lui sull'argomento.

Ora... A me questo tipo di atteggiamento basta per farmi odiare lui e tutta la sua famiglia.

Per rispondere alle domande della Bassa non mi resta che iscrivermi alla facoltà universitaria di Tuttologia.

martedì 13 luglio 2010

La prima favola

Da qualche giorno, quando si trova da sola, la mia coinquilina Bassa racconta delle storie ai suoi amici peluche. Narra la leggenda che ne abbia inventata una che parlava di un gattino bianco e un'altra su una mamma arrabbiata.

L'altra sera, per la prima volta, ha voluto raccontarcene una per farci addormentare (e, contestualmente, per tenersi sveglia lei, visto che odia dormire).

Per noi ha scelto una storia molto speciale, che recitava esattamente così:.


"C'era una volta un gattino piccino picciò che si chiamava... Cacca".


PAUSA CARICA DI PATHOS.

Il pubblico si interroga, con il fiato sospeso. Cosa accadde al gattino? Cacca era il suo vero nome oppure un soprannome, dovuto magari alla sua poca attenzione all'igiene intima o, peggio ancora, a qualche disturbo nel controllo degli sfinteri? Come viveva il piccolo felino all'interno della comunità gattesca? Era emarginato per via del suo nome oppure era un nomignolo affettuoso?

Nessuno lo saprà mai, perchè quella Bassa, dopo questo incipit accattivante ha cambiato discorso con nonchalance.


"Mamma, devo dirti UNA COSA"
"Dimmi amore"

"Oggi sono andata al mare"

"Ah sì? E con chi?"

"Con G. e N. (i figli dei nostri amici, ndr)"

"Bene. ora dormi, eh?"


(quest'ultima parte è un ritornello, nel senso che per avere una visione reale di quello che è veramente successo va letto almeno cinque volte. Dopo di che abbiamo finalmente trovato il tasto "off")

lunedì 12 luglio 2010

I lunedì di Plautmasch


Bene, anzi benissimo. Meravigliosamente bene.
Vedo che il BLOG in codesto periodo è stato testimone di nuove nascite e questo mi fa sentire bene. Ho già detto che ogni bimbo/a che nasce porta gioia e speranza e questo non solo in quella casa fortunata che vede il suo arrivo. I bambini sono il nostro futuro, una fonte di energia rinnovabile che ci carica e che ci spinge ad andare avanti, nonostante tutto. Già nonostante il mondo nel quale ci troviamo, un mondo che, diciamocela tutta, proprio bello non è.
Riprendo un argomento già espresso nel mio “Cicogna alla gogna” che sfocia inevitabilmente in un unico grosso interrogativo: perchè le donne e gli uomini continuano a fare figli? Faccio notare che nel mio interrogativo ho volutamente anteposto le donne agli uomini.
Donne che a mio modesto avviso durante e dopo il parto assurgono a un piano riservato soltanto alle dee: rispetto, ammirazione, venerazione.
Ma non distraiamoci e torniamo in argomento.
In realtà i genitori che in un momento come questo decidono di fare un figlio andrebbero premiati per il loro atto di coraggio. Ma cosa li spinge, in realtà?
Per mesi ho girovagato in molte sale parto di tutto il paese, intervistando donne, uomini, ostetriche e ostetrici.
Ecco il mio risultato che vi presento secondo uno schema oramai consueto.

Assegno famigliare
Non facciamo gli ipocriti: oggi fare un figlio conviene economicamente. Quei 20/30 euro aggiuntivi in busta paga sono una autentica manna. Inoltre è possibile beneficiare di una quantità imbarazzante di aiuti statali. Dal nido gratis, al cospicuo bonus bebè, fino ai pannolini a buon mercato.

Masochismo
Pannolini sporchi, notti in bianco, niente happy hour, poche uscite serali, costante nervosismo per continui capricci. Non aggiungo altro. Ci siamo capiti.

Immortalità
Tramite i figli dei figli dei nostri figli ... una parte di noi continuerà a vivere. Se ci pensate bene è la vera forma di immortalità a cui tutti, chi inconsciamente chi consciamente chi spudoratamente (non è vero Silvio?) , aspirano.

Ansia da cronometro
E’ di attualità il dibattito su quanto possa durare in media l’atto sessuale. (Veramente è sempre di attualità). Recenti ricerche sembrano rivelare che la media ottimale è di 13 minuti. Questo stabilisce una volta per tutte che l’ansia da prestazione arriva fino alla fatidica barriera dei 12 minuti e 59 secondi. Tutto ciò è semplicemente pazzesco. Poveri maschietti con il cronometro in mano ... un occhio alla compagna ... uno al cromentro ... dai ... ancora 51 secondi ... come? A te non risulta? ... Santo cielo ... fatale distrazione e: PATATRAC! da 13 minuti a 9 mesi.

Fini pensionistici
Purtroppo stiamo tornando a come era un tempo: fare i figli per poter essere mantenuti da vecchi. La soglia della pensione si sta spostando sempre di più, sia per uomini che per donne e quando ci arriveremo (se mai ci arriveremo) avremo una pensione da fame.
Lunga vita e prosperità a tutti.
---------------------------------------------
Il lunedì il Corriere della Sera ha Alberoni, Beppe Grillo ha Marco Travaglio e questo Blog ha l'onore di ospitare il contributo del prof. Wildebrando Apollonius Plautmasch. Esperto in "Scienza del comportamento umano", il prof. Plautmasch di professione è tuttologo nonchè autore di molti trattati e libri che lui stesso non saprebbe probabilmente elencare al completo.

venerdì 9 luglio 2010

La disfatta pensile






Doveva essere la mia risposta "green" alla crisi economica.


Doveva diventare una fonte di sussistenza per la mia famigghia.


Doveva diventare motivo di vanto con i colleghi alla macchinetta del caffè: "Sapete, oggi mangio solo frutta del mio orto pensile, quello che coltivo sul micro-balcone".


Pur avendo un pollice incredibilmente verde, ero consapevole della mia pigrizia e dunque avevo addirittura fatto un impianto di irrigazione automatico con tanto di timer.... Roba che neanche MacGyver si sarebbe sognato.


Avevo piantato tre cassette di insalata: ricordo ancora la gioia provata nel veder spuntare, dopo solo una settimana, le prime piantine. Ma dopo il primo taglio, è stato il deserto quasi totale.

Avevo piantato dei pomodori direttamente nel sacco di terra, con un metodo che secondo me era così minimal da rasentare la genialità. E infatti le piante sono cresciute a dimisura, tanto che i rami si sono piegati su se stessi per il peso. E si sono rotti. Sopravvivono 4 pomodorini che la mia coinquilina Bassa usa per giocare a biglie perchè fuori sono rossi, ma dentro sono acerbi.


Avevo piantato le zucchine, ma non le ho tenute abbastanza al sole e quindi sono sbocciati solo i fiori ma non i frutti.


Insomma, dopo il fallimento dei miei detersivi eco-compatibili mi trovo costretto ad annunciare con grande rammarico anche il fallimento del mio orto pensile.


Riposi in pace.




giovedì 8 luglio 2010

Sogni d'oro (anzi, d'argento)

La buona notizia è che la mia coinquilina Bassa non si addormenta più nel lettone.

La cattiva notizia è che la mia coinquilina Bassa non si addormenta neanche nel suo lettino.

Si addormenta in sala, sdraiata per terra, sia con la televisione accesa, sia al buio.
E guai a spostarla (per fortuna che riposa sul mio parquet modello Iroko finito a cera... ah meno male, così sto più tranquillo!)

La buona notizia è che la mia coinquilina Bassa ieri si è finalmente addormentata alle nove, in un orario ragionevole per una bambina della sua età, anzichè tirare tardi fino alle 10.30/11.

La cattiva notizia è che la mia coinquilina Bassa stamattina si è svegliata alle 6, anzichè alle 7.30 come fa di solito.

E' così dimostrata la mia teoria secondo cui questa bambina ha evidentemente bisogno di dormire poco, proprio come il suo papà. Al contrario della sua mamma che oggi è intrattabile causa mancanza di sonno.
In sostanza la mia coinquilina Alta dorme di più di quella Bassa.
Credo che questa cosa meriti di essere ripresa in uno dei quei manualoni di pedagogia tanto adorati dalle donne, in cui si recita: "Il bambino di due anni ha bisogno di dormire 12 ore a notte più due durante la giornata".
Tsè, che venissero a casa mia...

mercoledì 7 luglio 2010

Terrorismo neonatale

1) La nascita di un bambino.... è come uno tsunami che si abbatte su casa vostra
2) Ricordate: i prossimi 40 giorni NON sono la realtà
3) Un bambino è una rivoluzione copernicana: prima tu sei il centro del mondo, ora il centro è lui

"..."
"Allora, quale scrivo?!?"
"Ma un semplice "Benvenuto!" o "Auguri" non va bene? Così li spaventi!"
"E' giusto che sappiano! E poi quell'altra mia amica ancora mi ringrazia per la frase dello "tsunami", dice che sono stata la prima a metterle la pulce nell'orecchio..."
"Va beh... allora la 2, mi sembra la meno peggio. Ma per l'altro non va bene... hanno già un figlio, questo è il secondo".
"Allora basterà un semplice: "Già lo sapete. In bocca al lupo!"

Il 4 luglio sono nati due bimbi, figli di amici. Per il futuro devo ricordarmi di non affidare più il compito di scrivere i bigliettini d'auguri alla mia coinquilina Alta: lei più che altro fa del terrorismo ai neo genitori.

martedì 6 luglio 2010

La voce dell'irriverenza

Perle di una bambina logorroica a due mesi dal secondo compleanno.



Al telefono.
Dopo essersi esercitata per mesi parlando con telefoni giocattolo e altri improbabili oggetti usati come cornetta, inizia a interagire al telefono. Due le domande di rito:
1) "Dove sei?" (="la tua voce è qui, ma il tuo corpo fisico dove si trova?" Che in effetti è una domanda che ha una sua logica)
2) "Come si chiama tuo papà?" (perchè quella Bassa ha un retaggio arcaico, per cui chiede l'origine della famiglia per collocare meglio l'interlocutore. Il prossimo passo sarà l'uso dei patronimici)

Una cosa.
"Mamma, mamma, vieni. devo dirti una cosa". (Per sentire questo tipo di frase speravo di dover aspettare almeno qualche anno. E comunque poi la "cosa" non la dice)

L'architetto.
Costruisce con soddisfazione torri con i pezzi di lego gigante e morbidoso. E ogni volta cerca l'acclamazione del pubblico.
"Vieni a vedere cosa ho fatto! Una torre!!!".
"Brava! Ma che bella torre"
Una botta di autostima.


Vendetta alla suocera
Per mia suocera l'abbigliamento è molto importante. La vado a prendere una sera a casa sua. Mi guarda e dice: "Nonna è vestita male". La suocera ha un sussulto, ma sembra reggere bene l'urto. Il motivo è che crede che la bambina parli senza cognizione di causa, infatti indaga: e arriva il colpo di grazia.
"E il tuo papà com'è vestito? Male anche lui?"
"Papà vestito bene! Nonna male!"
Colpita e affondata.



Fase Giuliacci
"C'è vento e poco sole"
"C'è sole e molto vento"
"Oggi è una bella giornata"
"Piove?"
"Speriamo piova" (eh sì siori e siore, pure un bel congiuntivo!)
Ogni giorno la Bassa si diletta nelle previsioni del tempo in qualche luogo sconosciuto del mondo. Perchè il tempo di cui lei parla non è mai quello reale.



Per la precisione.
"Cosa vuoi mangiare, Bassa? Vuoi mangiare un succo?"
"No, lo voglio BERE!!!"


La voce dell'innocenza.
In un negozio di vestiti. La proprietaria è (era?) nostra amica. La bimba è adorabile e lei, neo mamma a sua volta, è entusiasta: "Ma che bella bambina, e come parla! Dai allora ci vediamo presto, eh!" Abbiamo praticamente un piede fuori quando la Bassa chiede: "Cos'hai in pancia?" Attimo di gelo.
"Come cos'ho nella pancia? la maglietta?" cerca di sdrammatizzare lei.
"C0s'hai in pancia?" prosegue imperterrita la bassa.
"L'ombelico, intende l'ombelico" dice la Alta spingendo la bimba verso l'uscita.
"Noooo! Pensa che ho un bimbo nella pancia! Perchè sono grassa! E lo dice la voce dell'innocenza, quindi non ci sono scuse!"
Meno male che avevamo già pagato, sennò col cavolo che ci faceva lo sconto...

Non ho l'età
Ai parchetti. Si arrampica su una gioco casetta inarrivabile per gli adulti. La abbandoniamo al suo destino di interazione con altri bassi. Arriva nella casetta e si siede di fianco a una bimbetta che sta giocando con i suoi "stacca-stacca"
"Ciao, mi chiamo Giada, ho cinque anni" Dice questa bimba con voce squillante dando tutte le coordinate di base per l'interazione tra bassi.
Dopo un po' sentiamo questa Giada urlare dietro alla Bassa: "MA ALLORA SI PUO' SAPERE QUANTI ANNI HAI? DUE, CINQUE O SETTE?". (Si presume che alla fatidica domanda di Giada: "Quanti anni hai? La Bassa abbia risposto evasivamente come fa di solito quando si tratta di numeri. Questo deve averlo preso dalla mamma....)

Nella panza.
La vedi armeggiare con un gioco a forma di molla e la maglietta. Poi arriva con una panza dalla strana forma.
"Ho mangiato molla. Ora è nel pancino".
Per fortuna, all'esterno.

Coccolona.
Un bel bacione stampato sulla guancia e poi la frase che ti scioglie: "Ti voglio tanto bene!".
Ora lo fa anche con me, non solo con la sua mamma. E dopo questo può anche ottenere la promessa di avere il motorino, la patente...


lunedì 5 luglio 2010

I lunedì di Plautmasch


Non poteva che essere un tema "scottante", quello scelto dal nostro professor Plautmasch come argomento di questa settimana davvero calda a livello meterologico.


Il nostro opinionista e tuttologo, questa settimana ci parlerà di "Bambini e televisioni.



Avevo appena terminato la conferenza “Bambini e programmi, paranoie e anche drammi” presso una nota università Milanese e come consueto passai alle domande del pubblico.
Il primo fu un giovine di bell’aspetto, abbronzato e con un viso invero simpatico.
G: “Esimio professore, in definitiva: ai bambini fa male passare troppo tempo davanti alla televisione?”
P: “Da un punto di vista puramente logistico, direi proprio di no. Trovarsi dietro potrebbe essere alquanto problematico. Comunque sia sarebbe meglio se la televisione fosse spenta o perlomeno non frequentemente accesa …”
Secondo giovine: “Ne è sicuro? Non trova invece che la televisione possa forgiare le generazioni di domani?”
P: “Dipende dall’uso. Un uso smodato creerebbe sicuramente una generazione di imbecilli. Secondo me sulle televisioni dovrebbero scrivere Attenzione NON è un medicinale, ma l’uso prolungato potrebbe causare danni collaterali irreversibili”
Terzo giovine: “In che senso? Si spieghi meglio …”
P: “Vede … la maggior parte dei programmi che passano in televisione sono poco più che spazzatura. E mi scuso se offendo la spazzatura. Stiamo chiaramente assistendo a un degrado socio-culturale e la televisione, mio giovani interlocutori, ha il suo bel grado di colpa.”
Quarto giovine: “Professore, non ho ancora ben capito ma lei guarda la televisione?”
P: “Non la guardo e nè la seguo: la osservo. Il mio è unicamente un approccio professionale. Tranne per Piero Angela. Ho una autentica passione per Piero Angela.”
Quinto giovine: “In definitiva: ha la giusta ricetta?”
P. “Giovanotto, mi ha forse preso per un medico? No, non ho una ricetta. L’ideale sarebbe far capire ai nostri figli che nulla di quello che vedono in televisione è reale, nemmeno Bruno Vespa. C’è naturalmente qualche eccezione. Ricordo che una mia recente ricerca ha portato alla logica conclusione che noi tutti siamo potenzialmente dei Power Rangers”.

*Di lunedì il Corriere della Sera ha Alberoni, Beppe Grillo ha Marco Travaglio e questo Blog ha l'onore di ospitare il contributo del prof. Wildebrando Apollonius Plautmasch. Esperto in "Scienza del comportamento umano", il prof. Plautmasch di professione è tuttologo nonchè autore di molti trattati e libri che lui stesso non saprebbe probabilmente elencare al completo.

giovedì 1 luglio 2010

Il regolamento di condominio

Nel condominio nuovo e chic dove abito hanno appeso in ascensore un cartello:

Cari condomini,
con la presente io vostro supremo amministratore vi ricordo alcuni articoli del VOSTRO regolamento condominiale:


1- Non si disturbano i vicini con schiamazzi, musica, giradischi (giradischi?!?!) (= Caro giovane inquilino che sei da poco venuto a vivere al secondo piano nell'appartamento figo del palazzo figo e pensi di farti bello con gli amici organizzando delle festicciuole o magari riunendo tutta la cumpa per vedere la partita dei mondiali, te lo diciamo nero su bianco: hai sbagliato a capirla. Qui siamo tutti sufficientemente frustrati da impedirti un po' di legittimo divertimento, anche se lo fai solo ogni tanto e anche se la musica non è poi tanto alta e anche se non è fino a tardi. Perchè noi siamo sadici UAUAUAUAUAUA (risata satanica))

2- Gli affittuari sono tenuti a rispettare il presente regolamento (= Già, caro giovane inquilino del secondo piano, ce l'abbiamo proprio con te, nel caso avessi qualche dubbio).

3- Non si portano animali in ascensore (= Già che ci siamo, togliamoceli tutti questi sassolini dalle scarpe. E questo è per te, gentile signore anziano del quarto piano proprietario del bassotto, mò sono cazzi tuoi: ti fai le scale a piedi. Oppure tu vai in ascensore e lui a piedi. Del resto, soprattutto quando piove, il tuo animale puzza e quando l'ascensore entra direttamente nella casa del super attico del Pivius, la impesta. Così che la di lui moglie, la Pivia, o la di lui cameriera in divisa è costretta a spruzzare del deodorante. Quindi, te ne vai a piedi, perchè lui ha molti più millesimi di te e quindi più potere!)

4-Non si trasportano mobili in ascensore (= ok, è vero c'è un ascensore e sarebbe tanto più comodo usarlo per portare i mobili. Ma non dimenticate che noi siamo sadici e voi dovete sgobbare sulle scale UAUAUAUAUA (risata satanica)")

5- Non sono ammessi mobili sul balcone di altezza superiore al parapetto (= che questo è un condominio chic mica a caso, dove l'apparenza è tutto. E se non sapete dove appendere le scope perchè questi sono micro-appartamenti, cazzi vostri, noi siamo sadici UAUAUAUAUA)

Ora torno a casa prendo una penna e scrivo sul foglio: "Ma come siete pesantiiiiiii!".


(Da notare che non c'è nessun riferimento al fatto che non è buona cosa e giusta che i bambini giochino in giardino a palla danneggiando l'erba. Questo, ovviamente, non perchè i miei vicini amino follemente i bambini, ma perchè anche il giardino è micro, tanto che i PierPivi (figli del Pivius) giocano a calcio in garage tra i gas tossici e il rischio di essere investiti dalle auto. Perchè l'attico è bello, ma se giochi a calcio sul balcone al quinto piano e sbagli un tiro mandando fuori la palla.... 'so cazzi).

mercoledì 30 giugno 2010

L'oggetto transiziocoso

Sera, in cucina. Dialogo tra me e la mia coinquilina Alta.

"gnnnnn (inconfondibile inflessione acida nella voce, ndr) ho capito per quale motivo TUA figlia la sera non vuole MAI addormentarsi, meno che mai da sola e comunque mai prima delle 10.30"
Ecco, scommetto che è colpa mia, come sempre.
"Sentiamo, come mai?"
"Perchè non ha un oggetto transizionale!" annuncia orgogliona la Alta
"Eh?"
"L'oggetto transizionale, ossia un pupazzetto, un qualcosa che abbia la funzione di feticcio di mamma e papà e le trasmetta sicurezza, aiutandola così ad accompagnarla nella fase del sonno"
"..."
"E sai perchè la Bassa non ha un oggetto transizionale?"
"Perchè?"
"Perchè quando era appena nata non volevi lasciare nessun oggetto nella culla per evitare che soffocasse. Quindi è colpa tua"
Eh te pareva!
"ma questa teoria da che parte arriva?"
"Da nessuna parte, è mia!"
Andiamo bene adesso, non ci bastavano le teorie propinate dai libri di puericultura! Aggiungiamoci pure le teorie private...!

Per la cronaca adesso la nostra coinquilina Bassa non si addormenta più sul lettone. Ma in sala, sul divano con me o più spesso sul pavimento, mai prima delle 10.30. A quell'ora l'altra coinquilina, quella Alta, giace già da tempo addormentata nella nostra stanza.

martedì 29 giugno 2010

Il picchio di Homer

Bzzzzz..zzzzz....zzzzz....zzzzzzzzzzzzzzzzzz


Notte tra sabato e domenica.
Un rumore nella notte mi risveglia dal sonno profondo.
Ma cosa diavolo è? Sembra una motosega... oddio che si sia impazzita quella Alta?
Ma no, è un rasoio elettrico.... devo ricordarmi di dire alla Alta di cambiare la sua suoneria dei messaggi sul cellulare.
Ma che ore sono?
Guardo la sveglia. Le cinque.
Chi è che manda messaggi alla Alta alle cinque?
"Alta... sei sveglia? Ti è arrivato un messaggio!"
"Mmmmh...."

Aspetto un po' e attendo una reazione. Niente.

Mi alzo e le porto la borsa, dove c'è il cellulare.

"Toh!"
"mmmmh..."

"Allora?"
"Niente, è l'ING Direct, dice che il mio PIN è stato modificato correttamente. Ora lasciami dormire, però"

"Il PIN? Ma tu non hai modificato il PIN".
"Mmmmmh...."
"Questo potrebbe significare che qualcuno sta cercando di entrare nel tuo conto corrente on line"
"Mmmmh... sì, ma ora dormiamo"
"Un hacker... ma dovrebbe avere anche la carta coi codici... tu ce l'hai la carta coi codici, giusto?!"
"Non lo so, non sono mai entrata da internet..."
"Dov'è la carta coi codici?"
"Boh, se ce l'ho è lì"
Mi alzo e vado a guardare. E' lì.
"Ma poi Alto, anche se qualcuno entrasse, non abbiamo soldi sul conto. Che danni potrebbero fare?"
E' vero. Ma il tarlo si è insinuato.

Mi rialzo e vado su internet. Il sito è inagibile per aggiornamenti. E mi arriva anche a me lo stesso messaggio.

Credo che qualche mio collega informatico stia passando un brutto quarto d'ora. Deve avere fatto una cazzata inviando a tutti questo messaggio.

Probabilmente è colpa del Picchio di Homer (Mi riferisco a quella puntata in cui Homer Simpson - un faro nella notte e un modello per noi uomini tutti - decide di ingrassare per poter usufruire del telelavoro. Mangiando solo cibo che, se strofinato, lascia un bell'alone di unto, mette su in breve tempo i chili necessari per guadagnarsi il diritto al telelavoro. Una volta a casa si accorge che quello che deve fare non è altro che schiacciare sempre lo stesso tasto del computer. Così decide di prendere un picchio di legno che fa su e giù schiacciando sempre la "y" di "yes" mentre lui può godersi la vita: ossia stare sul divano a bere birra e guardare la tv. A un certo punto però compare la domanda: "Vuoi far esplodere la centrale nucleare?". E il picchio schiaccia "yes". Doh!).
Per la cronaca, lunedì la ING ha mandato un altro sms di scuse per l'erroneo invio dei messaggi inviati tra le 12 e le 7 di mattina.
Nulla è stato reso noto invece a proposito del destino dell'incauto informatico.

lunedì 28 giugno 2010

Dialogo tra Plautmasch


Puntuale come le zanzare d'estate, ecco a voi il settimanale contributo del professor Plautmasch* a codesto blog. Dopo aver dissertato, nelle scorse settimane, di temi legati alla famiglia (che peraltro si possono ritrovare nella sua opera omnia "La famiglia non vive nella conchiglia"), questa settimana il nostro Plautmasch è alle prese con un argomento di scottante attualità.

“Allora, è pronto il pezzo?”
“No, questa volta non so cosa scrivere ..”
“Come non sai cosa scrivere?”
“Sono stravolto dal dolore … non so cosa scrivere … cosa vuoi che ti dica? Non ho idee ..”
“Ma non è possibile, lui fa affidamento su di te, ti ha consegnato il “suo” lunedì, non puoi tradirlo”
“Capirà. E’ un giovanotto simpatico e intelligente, sebbene bizzarro, quindi comprenderà perché questa volta non gli manderò nulla”
“ Ma … che dici? Siamo impazziti?”
“Sono distrutto, non lo capisci? D-I-S-T-R-U-T-T-O, affranto, stravolto: kaputt”
“Non puoi fare così: devi reagire. Tu sei un illustre accademico!”
“Ultimi! Siamo arrivati ultimi del girone! Che umiliazione … è la fine …”
“Non puoi farti coinvolgere in codesto modo! E’ pazzesco! Tu sei uno studioso, devi essere freddo e distaccato. E’ un occasione per analizzare questa situazione dal punto di vista socio-culturale. Che so, i soliti miliardari viziati che sono stati strapazzati dalla classe operaia”
“Ecchissenefrega da chi siamo stati strapazzati! Abbiamo pareggiato con la Nuova Zelanda, non lo capisci? La Nuova Zelanda!!!! Chi immaginava fino al mese scorso che in Nuova Zelanda giocassero anche a calcio? Nessuno!!!! E’ pazzesco!!!”
“Ma tu sei un premio Nobel, un premio Pulitzer, un premium Saiwa!!!”
“Già .. ma adesso bramo l’oblio, il nulla, un silenzio assoluto che mi circondi e che mi avvolga completamente. Tre gol dalla Slovacchia! Santi numi: dalla Slovacchia! Scommetto che quasi nessuno sa dove si trova questa Slovacchia!!! La vita adesso non ha più alcun senso”
“Pensa ai risvolti positivi, qualcuno esulta: radio Padania ..”
“Per la barba di Giove! Radio Padania … Bossi … Borghezio … la Trota ….Calderoli … ah, come soffro … condannati a una sofferenza sconfinata e devastante! Che cosa abbiamo mai fatto di così brutto per meritarci tutto questo?”
“Suvvia Plautmasch non puoi farti prendere da codeste banali emozioni”
“Mio caro Plautmasch le emozioni non sono mai banali … la passione non è banale, la passione è … passione. Dannazione Marcello: perché non hai convocato un Plautmasch?”
“Su questo ti do ragione: un Plautmasch avrebbe decisamente evitato un tale disastro …oh insomma: basta! Che intenzioni hai?”
“In codesto momento? Essere completamente solo … la vita alle volte assume il sapore dell’amaro assoluto”
“E il pezzo?”
“Lunedì prossimo, non oggi … e fammi un favore quanto te ne vai: portati via le mie vuvuzelas”




*Di lunedì il Corriere della Sera ha Alberoni, Beppe Grillo ha Marco Travaglio e questo Blog ha l'onore di ospitare il contributo del prof. Wildebrando Apollonius Plautmasch. Esperto in "Scienza del comportamento umano", il prof. Plautmasch di professione è tuttologo nonchè autore di molti trattati e libri che lui stesso non saprebbe probabilmente elencare al completo.

venerdì 25 giugno 2010

Bausettete

"Ora voi contate fino a 10 e io vado a nascondermi".

"Uno, due, tre.... arriviamo!"

"Ma dove sarà il papà, Bassa? Proviamo nella camerAAAAAAAHHHHH! ma cavolo mi hai fatto prendere un colpo!!!"


Giocare a nascondino in una microcasa ha degli enormi svantaggi. Ad esempio che i posti dove nascondersi sono sempre i soliti, anche per un professionista dei nascondigli come me: dietro la porta, sotto al letto, dentro la doccia, dietro il mobile in camera.

Detto questo, ogni santa volta, quella Alta si spaventa quando salto fuori come se fosse la prima volta, anche se ha già visto che sono nascosto lì. Fa proprio il salto. Io non riesco a capacitarmene. Sono arrivato a sperare che facesse finta.
Ma è tutto vero.

giovedì 24 giugno 2010

Smetto quando voglio

"E' successo solo una volta"


Non è vero, sei ricaduto nel tunnel. Credevi di esserne uscito e invece è bastata una volta e ci sei dentro ancora. Come prima. Con tutta la fatica che avevi fatto per smettere...


"No, stavolta è diverso. Posso smettere quando voglio"


Oggi?

"No, oggi no. Ho ancora il mal di gola, i colpi di aria potrebbero peggiorare la situazione"


Allora domani?

"No, domani è venerdì, non si smette di venerdì. E poi c'è anche sciopero"


Avevi detto che lo avresti fatto solo ad agosto, quando c'è meno traffico

"Eh lo so. Però è così comodo, tu da solo, con la musica. Niente autisti cocainomani, niente vicini sudati o che urlano al cellulare, niente aria condizionata, niente aria corrente. Niente attese, niente caldo o freddo..."

E tu che fai tanto l'ecologista, lo sai quanta anidride carbonica produci?

"Ma suvvia una più, una meno. Non sarà mica colpa mia se si allarga il buco dell'ozono?"

E quanto ti costa? Solo considerando benzina e casello vai quasi in pareggio con lo stipendio...


"Ma io tutte le volte che pago con la viacard guardo fisso la telecamera e glielo urlo: LADRI, SIETE DEI LADRI. E' catartico"


E le multe? quante ne hai prese l'altra volta, quando lo facevi tutti i giorni? Per non considerare i punti sulla patente... con quelli rimasti non ci prendi neanche il pallone di calcio dell'Esselunga...

"Non è colpa mia se ogni dannato semaforo ha la telecamera. E poi io ero passato con l'arancione, mica col rosso"

E quell'altra volta, quando parlavi con il cellulare al volante?

"Lì era stata sfiga. Fermato da una macchina normale con i poliziotti in borghese. Per rifarmi pensavo di farlo anch'io nel week end: fermare gli automobilisti che parlano al cellulare, fare la finta multa e poi consegnare un bollettino con il numero del mio conto corrente..."

Quindi lo farai ancora?

"Lunedì. Lunedì giuro che smetto"


Per un pendolare utilizzare la propria macchina al posto dei mezzi pubblici è un miglioramento pericoloso. L'anno scorso l'ho fatto per mesi, ostinandomi a non considerare che, con tutte le spese che ho avuto tra benzina, casello e multe, sono andato a lavorare praticamente in perdita.
Questa settimana, per un brutto mal di gola (che peraltro mi conferisce un tono di voce particolarmente secsi, ndr) ho deciso di andare al lavoro un giorno (uno solo) in macchina per evitare colpi d'aria e non riesco più a smettere. Rispetto al mio abituale tragitto (piedi, autobus, metropolitana, piedi), l'utilizzo del mezzo proprio con tanto di parcheggio riservato una volta arrivato a destinazione presenta considerevoli vantaggi, tra cui quello non trascurabile di metterci una abbondante manciata di minuti in meno. Anche le code e il traffico milanese non mi spaventano più, anzi lo padroneggio come se fossi un vero milanese.
Tra l'altro, la mia macchina è sprovvista di quel congegno con cui vengono vendute le macchine dei veri milanesi, quello per cui non appena scatta il verde del semaforo si suona automaticamente il clacson, per sollecitare le macchine ferme a muoversi non appena c'è il cambio di colore, senza neanche un'esitazione. Ormai sono talmente allenato che quasi non si nota.

mercoledì 23 giugno 2010

Una luna

Sera, a casa.

In classico stile Homer Simpson (un faro nella notte e una guida per noi uomini tutti), mi trovo stravaccato sul divano a guardare, con una birra fredda in mano, una partita di calcio del Mondiale in full HD (canale 501) sulla mia televisione LCD ribattezzata amichevolmente "Il mostro" . E' il giusto epilogo della mia giornata lavorativa.

"Vieni, papà"
Ultimamente la Bassa è rientrata nella fase "Adoro il mio papà", dopo aver attraverso quelle "Non sopporto il mio papà", "Non posso neanche vederlo" e "Papà chi?".

Ora è tornata ad adorarmi e a voler dormire sulla mia pancia (che tanto poi non dorme, perchè lei non dorme mai... ma basta il pensiero). Io invece di adorarla non ho mai smesso, anche adesso che la notte continua a svegliarsi... però i Mondiali sono sempre i Mondiali e un uomo ha le sue priorità.

Mi attardo sul divano fingendo di non sentirla, con la tipica capacità contenuta nel cromosoma Y che mi consente di sentire senza ascoltare qualsiasi suono estraneo mentre guardo la tivvù.

"Vieni, papà. Devo farti vedere cosa ho trovato".

Giuro, parla proprio così, a neanche due anni, non è che traduco per licenza poetica o orgoglio paterno. Visto che fingo di non sentire, la Bassa passa all'azione: mi prende la manina e mi porta con decisione sul micro-balcone (ormai quasi interamente occupato dal mio orto pensile composto da: tre cassette di insalata, piantine taglia gigante di pomodori, una super zucchina. Il tutto addirittura dotato di impianto di irrigazione ad ala gocciolante: perchè sono pigro, ma ingegnoso).

Alza lo sguardo e indica con il ditino:
"Ho trovato una luna".

È vero: nel cielo ancora azzurro si vede un pezzo di luna, vicino al campanile della chiesa.

La stella invece ce l'ho qui da parte.
E brilla come mai.

martedì 22 giugno 2010

La cattiva Alta e la perfida Bassa

Driiin.
Nella vita ho poche certezze. Una di queste è che quando la Alta chiama prima delle 10 di mattina, c'è sempre uno scazzo in agguato, più o meno serio.
"Cosa è successo, stavolta?"
Voce affranta. Affrantissima. "Un disastro, un disastro. Lei mi odia"
"Chi lei?"
"La Bassa"
"Va beh, ci dovrai fare l'abitudine. Siete madre e figlia".
"No, tu non capisci, sono tristissima..."
"Ma su dai, non ha ancora due anni... cosa può avere fatto?"
"E' che lei voleva giocare alle costruzioni, io dovevo andare al lavoro e portarla da mia mamma ed ero in ritardo. E le ho detto "Portati dietro le costruzioni" ma lei niente. Allora l'ho lasciata giocare un po', ma alla fine l'ho sollevata di peso e l'ho portata via".
"Giusto, hai fatto valere la matria potestà"
"Già, ma lei piangeva e piangeva, per le scale, in macchina. Poi, mentre guidavo, ha smesso e mi ha detto "Sono arrabbiata". Proprio così"
"Bene. Esterna le proprie emozioni, è positivo"
"Sì, ma poi mi ha detto "Cattiva". E io devo aver fatto un faccia... e lei ha iniziato a fare un sorrisetto furbo e l'ha ripetuto "cattivacattivacattivacattiva". Ma io cattiva?!?! Perchè!?!"
"Ma ha capito che aveva colpito un punto debole e ha infierito. Ha aperto un varco e si è infilata... non farti abbindolare, quella è furba. "
"Ma io non me lo meritavo, capisci? io non me lo meritavo! l'ho portato in grembo 9 mesi, l'ho partorita, l'ho accudita e poi le costruzioni volevo portarle dietro!"
"Ma guarda che quella ha già capito tutto: lei ti dice che sei cattiva così tu ti intristisci e le fai fare quello che ha voglia"
"Ma io stasera glielo dico, che sono triste"
"No! Così lei fa la brava e non ti dice più cattiverie per compassione. E' tale e quale al suo ricatto"
"E quindi, cosa devo fare?"
"Mantieni questa linea: se ti fai mettere i piedi in testa è l'anarchia"
"Ma io non riesco, questo è il fallimento della mia linea pedagogica, sono una mamma cattiva"
"Non è che la stai mettendo giù un tantino dura?"
"No, tu non puoi capire. Sei cattivo".

lunedì 21 giugno 2010

Il terzo Plautmasch


In questo primo giorno di estate, siamo fieri di presentare l'ormai tradizionale appuntamento con la rubrica del professor Plautmasch*, che come ogni lunedì presta la sua arguta penna a codesto blog, arricchendolo di contenuti e argomenti.






Oggi voglio disquisire amabilmente su un argomento, caro il mio editore, che evidentemente le sta molto a cuore (vedi qui, ndr).
Parlo del terzo figlio, utilizzando un ordine puramente cronologico di nascita.
La sua teoria è molto affascinante, anche perché riportata nel mio “Sono terzo mica per scherzo” a cui lei, ne sono certo, ha preso spunto per rivendicare il ruolo che giustamente le compete al posto dell’oblio a cui è stato condannato da una sorte decisamente avversa.
Questa teoria ha però una grossa falla: il terzogenito Plautmasch.
Nelle famiglie Plautmasch il terzogenito ha sempre avuto un ruolo importantissimo nella storia d’Europa e non solo. Tutto questo è ampiamente riportato ne “Le cronache dei Plautmasch”, un'opera omnia che sto scrivendo da qualche lustro.
Fu un terzogenito, Jean Claude Plautmasch, che nel A. D. 1118 assieme ad alcuni cavalieri fondò l’“Ordine dei Poveri Cavalieri di Cristo e del Tempio di Gerusalemme”, l’Ordine Monastico dei Cavalieri Templari.
Fu un terzogenito, Philip Oswald Plautmasch, a determinare il 26 agosto 1346 a Crecy (Francia) il corso della famosa battaglia tra inglese e francesi. Commentando un bovino alquanto bizzarro, il giorno prima, se ne uscì con il famoso “look at that long cow” proprio mentre stava passando uno degli strateghi. Lui capì “Why not a longbow?” e illuminato corse a proporre di impiegare il famigerato arco inglese (longbow) che fu così determinante per quella battaglia.
Sempre un terzogenito, Eugenio Baldovino Plautmasch, il 14 aprile 1912 alle ore 23:34 uscito in coperta su una nave da crociera, dopo una abbondante libagione, esclamò incavolato “Questo GIN fa schifo, ci vorrebbe del ghiaccio!!!”. Quella nave era il TITANIC.
Com’è possibile evincere da “Le cronache dei Plautmasch”, dunque, il sangue dei Plautmasch attraversa tutta la storia d’Europa, e non solo. Un lungo torrente ematico dei terzogeniti, i famigerati “TERZO PLAUTMASCH”.

Lunga vita e prosperità.
Prof. Plautmasch




*Il lunedì il Corriere della Sera ha Alberoni, Beppe Grillo ha Marco Travaglio e questo Blog ha l'onore di ospitare il contributo del prof. Wildebrando Apollonius Plautmasch. Esperto in "Scienza del comportamento umano", il prof. Plautmasch di professione è tuttologo nonchè autore di molti trattati e libri che lui stesso non saprebbe probabilmente elencare al completo.